DIBATTITO IN RASSEGNA 'POLITICAMENTE SCORRETTO' NEL BOLOGNESE (di Michela Suglia).
(ANSA) - CASALECCHIO DI RENO (BOLOGNA), 28 NOV - Le mafie si possono sconfiggere (e non solo ridurne i danni), ma bisogna continuare a parlarne e a mobilitare "una grande antimafia sociale" per non diventare un Paese di ciechi. E' il messaggio uscito dal dibattito sulla 'ndrangheta che si e' svolto a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, dove si chiude la quinta edizione di 'Politicamente scorretto', rassegna sulle mafie ideata da Carlo Lucarelli insieme all'associazione Libera di don Ciotti (in collegamento telefonico). Tra gli ospiti del dibattito il procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, lo studioso di criminalità organizzata Enzo Ciconte, i giornalisti Francesco Forgione e Petra Reski. Secondo Pignatone, di recente la cortina di ferro della criminalità calabrese è stata incrinata fortemente dalla diffusione dei filmati che mostrano incontri e rituali dei boss "di cui non si sapeva nulla o si era a lungo favoleggiato". Ma per gli 'ndranghetisti ''questo disvelamento della loro più intima realtà è stato terrificante", ha rimarcato il procuratore. Altra novità, l'acquisizione di cinque collaboratori di giustizia tra cui Giuseppina Pesce dell'omonimo clan di Rosarno (Reggio Calabria). "Ha deciso di parlare perché non voleva che i suoi tre figli continuassero a vivere come lei. Queste parole sono un grande segno di speranza", ha concluso il magistrato. Spesso le mafie possono contare anche sul "silenzio complice" della politica. Ne è convinto Forgione: "La 'ndrangheta non sarebbe sopravvissuta senza un rapporto con la politica'', ha ricordato, aggiungendo che "la colpa della politica è stata di non voler vedere la 'ndrangheta''. A fargli eco Ciconte, sostenitore delle "tante e antiche" infiltrazioni mafiose al nord che risalgono ai soggiorni obbligati di 40 anni fa. Ma ha chiarito: "La differenza tra l'Emilia-Romagna e la Lombardia è che nella prima non c'é radicamento e rapporto con la politica". Radici sempre più forti anche in Germania. Lo ha raccontato Reski, autrice tedesca del libro 'Santa mafia', lamentando però che i suoi connazionali considerano la 'ndrangheta e la mafia un problema del sud d'Italia o un fatto folkloristico. "L'unica loro preoccupazione è: possiamo ancora mangiare la pizza? A volte ho l'impressione di parlare ai ciechi". Anche per questo è fondamentale continuare a parlare di mafie nella convinzione che si possono vincere. Per Forgione "c'é bisogno di una grande antimafia sociale e di una buona informazione, non di una che vede la 'ndrangheta solo nei fatti piu' eclatanti".
Finalmente una breccia nel muro di indifferenza che circonda i sequestri di migliaia eritrei nel Sinai e il colossale mercato di esseri umani connesso.
La storia di Giuseppe e Paolo Borsellino, padre e figlio, di Lucca Sicula, piccolo centro collinare di poco più di duemila anime, è la storia di tante vittime di mafia. Sono gli anni '80, Giuseppe è un uomo di cinquant'anni, cresciuto a pane e lavoro in una famiglia modesta, Paolo, il figlio poco più che vent'enne segue le orme del padre.
Quest'anno al Golden Gala-Pietro Mennea scende in pista anche Libera, l'associazione presieduta da Don Luigi Ciotti con un 'iniziativa di solidarietà e contro ogni forma di razzismo. Il prossimo 6 giugno sulla pista dello Stadio Olimpico di Roma, nella manifestazione d'apertura del Palio dei Comuni, la staffetta a cui prendono parte centinaia di giovani provenienti da tutta la penisola, sarà dotata di speciali testimoni.