Da beni delle mafie a bene comune: una metamorfosi straordinaria che, con l'impegno di tutti, può e deve diventare l'ordinario destino dei patrimoni criminali. Il percorso nato dall'intuizione e dal coraggio di Pio La Torre, e continuato grazie alla scommessa della legge 109/96 sull'uso sociale, chiede oggi di essere rafforzato e alimentato col contributo di ognuno. Solo il "noi" infatti riesce a trasformare i beni mafiosi in scuole, caserme, centri per gli anziani, cooperative che danno anche a dei giovani un lavoro vero, pulito, motore di sviluppo per il territorio. Realtà insomma che in modo concreto, tangibile, visibile, rappresentano la giustizia che vince sul sopruso, la proprietà illecita ed esclusiva che diventa ricchezza condivisa, i diritti che soppiantano la logica del privilegio e del "favore", la speranza che scaccia la rassegnazione. Don Luigi Ciotti
Anche quest'anno l'artista Debora Antonello ha realizzato i calendari 2012, pratici e colorati, sulla tematica dei beni confiscati e restituiti alla collettività.
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Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime.
E' cominciato il nuovo viaggio di "Libera la Natura", l'iniziativa di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e del Gruppo sportivo del Corpo Forestale.
«È dal 1999 che attendiamo la legge contro la corruzione. Il governo l'ha presentata con molta forza, forse è che non la vogliono. Si dovrebbbe tornare indietro sull'abuso d'ufficio e sul falso in bilancio. La corruzione pubblica fa da viatico ad interessi, a giochi, a poteri». Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di 'Liberà, a margine della presentazione della mostra fotografica 'Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino 20 anni dopò a Palazzo Incontro.