
Più di 20mila persone sotto la pioggia. Una giornata dal valore speciale di impegno e lotta per vedere garantiti i propri diritti. "Macerie di Democrazia", manifestazione tenuta sabato all'Aquila - alla quale una delegazione piemontese di Libera ha partecipato - racconta la cronaca di un popolo ferito dal sisma prima, e tradito dallo Stato poi. Ma che ha saputo reagire chiedendo ai decisori di coinvolgere la popolazione nella ricostruzione, di garantire tempi e stanziamenti chiari per far rinascere una città stupenda, come quella dell'Aquila. Perché L'Aquila, dopo oltre 590 giorni dal sisma che ha colpito l'Abruzzo, rimane una città fantasma. Poco è stato fatto e il centro storico rimane un cumulo di macerie, un susseguirsi di edifici "rattoppati" da interventi precari, la mancanza di progettualità che porta il capoluogo ad essere un deserto di calcinacci. Il popolo aquilano non molla, scalpita e chiede di far rinascere una città amata, di arte e cultura.
Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime.
E' cominciato il nuovo viaggio di "Libera la Natura", l'iniziativa di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e del Gruppo sportivo del Corpo Forestale.
«È dal 1999 che attendiamo la legge contro la corruzione. Il governo l'ha presentata con molta forza, forse è che non la vogliono. Si dovrebbbe tornare indietro sull'abuso d'ufficio e sul falso in bilancio. La corruzione pubblica fa da viatico ad interessi, a giochi, a poteri». Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di 'Liberà, a margine della presentazione della mostra fotografica 'Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino 20 anni dopò a Palazzo Incontro.