
Se l'andava cercando. Un pugno al cuore. Quante volte abbiamo sentito questa frase, magari posta in modi diversi. E quante volte l'abbiamo pensata, forse in modo diverso, anche noi. Magari non per il "nostro" morto ma per altri. Ho scritto queste righe pochi giorni dopo l'omicidio di una persona. Un uomo che svolgeva il proprio dovere, faceva il sindaco del suo paese. E forse, quando mi leggerete, Angelo Vassallo non sarà l'ultima vittima. Michele Serra gli ha dedicato un 'Amaca' molto bella: «...i nomi, almeno i nomi, cerchiamo di salvarli dalla morte». Il giorno dopo dell'uccisione Concita De Gregorio ha scritto un editoriale che mi ha fatto riflettere. Si chiedeva «in che Paese viviamo?». A me è sembrato un editoriale che poteva essere datato anche 1988.
Perché è il 26 settembre 1988 - un lunedì - il giorno in cui viene ucciso mio padre, Mauro Rostagno.
Quest'anno ricorre il 22° anniversario. Allora avevo 15 anni. La maggior parte della mia vita è stata senza di lui, vivo. (In questi 22 anni l'ho incontrato quasi ogni giorno, all'improvviso, in un gesto, in un odore, con una canzone. Ma è una comunicazione bloccata, senza risposta).
Ma torniamo ai nomi. E alla memoria.
Maddalena Rostagno
Il 26 settembre è l'anniversario della morte di Mauro Rostagno, giornalista torinese ucciso a Trapani nel 1988 dalla mafia.
Acmos e Libera hanno raccolto oltre mille firme di torinesi per intitolare un ponte a Mauro Rostagno e così farne memoria.
Ad oggi a due anni di distanza dal diritto di tribuna concesso per l'occasione nella sala conferenze, non abbiamo ancora ricevuto risposta da parte del Comune di Torino.
Abbiamo scritto una lettera al Sindaco, al Presidente del consiglio comunale e a tutti i capigruppo consiliari per sapere perchè.
Meritano una risposta gli oltre mille torinesi che hanno firmato la petizione e meritano una risposta di Memoria e Dignità, i familiari di Mauro Rostagno, che troppo spesso in questi anni hanno sofferto in silenzio.
Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime.
E' cominciato il nuovo viaggio di "Libera la Natura", l'iniziativa di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e del Gruppo sportivo del Corpo Forestale.
«È dal 1999 che attendiamo la legge contro la corruzione. Il governo l'ha presentata con molta forza, forse è che non la vogliono. Si dovrebbbe tornare indietro sull'abuso d'ufficio e sul falso in bilancio. La corruzione pubblica fa da viatico ad interessi, a giochi, a poteri». Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di 'Liberà, a margine della presentazione della mostra fotografica 'Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino 20 anni dopò a Palazzo Incontro.