Il viaggio non inizió sotto i migliori auspici: alla richiesta di un biglietto ferroviario per Gioia Tauro domandarono se scherzassi o fossi serio. Qualche domanda iniziai a pormela. Racconti di esperti del meridione che descrivevano la Piana come il terzo mondo. Cosí mi presentarono il futuro soggiorno in Calabria.
Otto giorni dopo, di ritorno sotto un cielo stellato in una carrozza per Milano Centrale, capí come le cose molte volte possono essere capite solo attreverso i propri occhi.
"Ragazzi non siamo a Baghdad" é stata la risposta di Roberto Iovino alle nostre incalzanti domande. E' il simbolo di tutti i luoghi comuni e maldicenze che vengono spazzati via non in un'intera settimana ma in un solo pomeriggio. Non c'é nulla che possa colpirti come una marcia contro la mafia, durante il primo giorno di campo, in un luogo descritto come la terra di nessuno.
A Polistena non si é svolta una semplice settimana lavorativa e di studio in mezzo a quintali di melanzane in salamoia, fritte, ripiene ed alla parmigiana, dorifere da estirpare e peperoncino in ordinati filari o sottoforma di 'nduja. Durante il campo incontri gente che crede nel cambiamento impegnandosi in prima persona nel proprio territorio. Come e dove questa gente trovi il coraggio é l'argomento che, tra un incontro e l'altro, tiene banco ed inizia a tormentare te e quelli che, sotto il sole della Piana, sono diventati tuoi compagni.Una scelta che contagia il singolo ed il gruppo e che porta irrimediabilmente a porsi degli interrogativi sui ruoli che ognuno ha avuto e potrá avere nella propria cittá.
Perché é questa la grande sfida del campo; non restare immobili una volta tornati a casa.
Partenza da Pescara per Genova il 16 marzo alle ore 23:00 e ritorno nella tardi serata del 17 o prima mattinata del 18.
Si è concluso giovedì 9 febbraio, il corso gratuito di formazione per amministratori e dipendenti della pubblica amministrazione "Mafie al nord, corruzione ed ecomafie", organizzato dall'Osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara e da Avviso Pubblico.
Un tempo il terreno era di un boss della 'ndrangheta, uno della famiglia Piromalli. Poi gli è stato confiscato. E per anni quegli ettari di prato e rifiuti nella piana di Gioia Tauro sono rimasti lì, abbandonati alla desolazione. Oggi sono rinati grazie ai ragazzi della cooperativa Valle del Marro, che vi coltivano olivi, melanzane, pomodori...