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La speranza viva della legalità

Esistono esperienze, sensazioni, gioie ma anche dolori che si provano, si sperimentano, si toccano con mano in una vita irta di pericoli e tremendamente faticosa nel suo incedere, che ci conferiscono una forza, ci forgiano di una vitalità, ci trasmettono un impulso per il quale vale davvero la pena lottare, senza sosta, per quei valori di legalità e di giustizia che animano solo le persone più vere. Esistono sogni che maturano piano piano e che trovano trionfalmente conferma nelle fatiche più aride, esistono speranze che crescono, maturano nelle condizioni più difficili e dalle stesse condizioni escono più vive e più forti, rinvigorendo e donando vita ai quanti in quel valore, in quel sogno, in quella speranza fondano la propria esistenza e il proprio vivere.
L'esperienza - per meglio dire la gioia - delle Terre di don Peppe Diana, è stata una di queste.
Non esiste sensazione più bella che quella di sentirsi vivi e attivi nella propria vita; ciò che dai campi di volontariato di E!State Liberi si riceve, infatti, è proprio questo. Il dare un contributo finalmente concreto alla propria terra, non può far altro che fornirci la consapevolezza di sentirci, davvero, parte di un sogno, parte - ora sì - di una speranza viva, reale, che c'è e che matura nelle realtà più difficili e inimmaginabili per molti di noi, semplici ragazzi "del Nord" con in testa l'ardita tesi che la legalità sia l'unica strada da percorrere se è un futuro di giustizia quello che si va cercando.
A Castelvolturno, quindi, non avremmo potuto immaginarci settimana migliore. Una settimana ricca ed intensa, faticosa e stancante a volte, ma piena, pienissima di gioia, di volontà, di coraggio e, indubbiamente, di legalità.
Dopo un lungo e stancante viaggio in treno (lo sciopero delle FS proclamato proprio per venerdì 9 luglio non ha di certo aiutato i volontari), il sole e il caldo di Napoli ci sembrano quasi un toccasana: l'ambiente curioso, un po' caotico e molto vivace, ravviva il sorriso e leviga quel plumbeo grigiore che le città del nord conferiscono, troppo spesso, nei volti dei loro abitanti. Di lì a poco, ecco i primi incontri: in poco tempo un diciottenne di Padova e un suo coetaneo da Bologna, assieme una ragazza di Cremona e una coppia di Milano, sono pronti a partire alla volta delle Terre di don Peppe Diana; Libera, infondo, è anche questo: è aggregazione, è cooperazione, è Noi e non Io.
Arrivati al casale dopo un viaggio in taxi in cui apprezziamo la Domitiana e le campagne dell'agro aversano, non tardiamo molto nel fare la conoscenza del resto della "ciurma": ci sono Matteo e Chiara da Milano, Silvia da Roma, Erica da Torino, Roberto e Annalisa da Reggio Emilia, un gruppo di ragazze da Vicenza... Insomma, i volontari rappresentano in modo omogeneo tutto il Settentrione: da Roma a Milano, da Torino a Padova. Tutte le varie culture e le varie influenze emergono già da subito dai dialetti e dagli accenti, primi simpatici appigli alla curiosità e all'amicizia. Ragazzi con una propria vita, con propri sogni e proprie debolezze certo, ma tutti indistintamente accomunati da quella speranza di legalità e da quel "fresco profumo di libertà" che tanto animano quei giovani pieni di vita che attorno a Libera ruotano. Dopo i primi giorni, nei quali l'attenzione è stata rivolta principalmente alla conoscenza reciproca tra volontari e membri di Libera e di confidenza con il bene confiscato (e le "camere" da letto, soprattutto!), la settimana piano piano acquista la fisionomia di un concreto sporcarsi le mani tra il verde del casale di Teverolaccio a Succivo (in collaborazione con Legambiente) e la risistemazione del bene direttamente a Castelvolturno; lì, in quelle Terre intitolate alla memoria di don Peppe Diana, uomo - prima che prete - che ebbe il coraggio di ribellarsi all'oppressione più vile che l'uomo potesse mai pensare e orchestrare: quella mafiosa.
Ma la fatica, il sudore, l'affanno provati tra rastrelli e carriole nel mattutino (ma comunque caldo) sole casertano, vengono spazzati via dalla forza dell'impegno e della corresponsabilità, da quel Noi che Libera conserva e diffonde perfettamente in ogni suo incontro e del quale noi volontari, noi vivi ragazzi da ogni parte d'Italia, siamo sincero esempio.
I pomeriggi costituiscono, comunque, il vero fulcro del campo. L'ex fattoria del boss Michele Zaza (attivo nel contrabbando di sigarette) diventa teatro di incontri pieni di memoria e ricordo, di testimonianze di coraggio e volontà, di spunti di riflessione e momenti delicati; ecco che in questa logica si collocano i racconti amari dei figli di Michele Landa o la caparbietà di Enzo Cenname, sindaco di Camigliano divenuto tristemente famoso per un paradossale commissariamento. Giovanni Zara, avvocato della Federazione Antiracket Italiana (FAI), ci testimonia invece la difficoltà che gli imprenditori che decidono di denunciare i soprusi camorristici del racket estorsivo devono sobbarcarsi, così come Raffaele Sardo, giornalista e scrittore, ci aiuta ad entrare nell'ottica del fare camorrista da un punto di vista meno economico, ma più sociale e civile. Senza dimenticare i membri di Libera Caserta: Tina, Valerio, Alessandra, Marina, Raffaele, Francesco... Esempi veri che confermano, già solo con il loro impegno e la loro tenacia, quale sia la giusta strada da percorrere.
E poi la sera, con i documentari visti e le discussioni avute, con le uscite fatte (pure un tuffo nel turchese mare di Bacoli!) e le nottate passate tra scherzi e risate sotto il limpido cielo stellato delle Terre di don Peppe Diana. La gioia di quelle giornate non può che rimanere, dunque, un segno indelebile della nostra estate e, più giustamente, della nostra vita.
Al di là, quindi, della bellezza in sé del territorio, delle esperienze fatte, dei volontari simpaticissimi e cordiali, c'è qualcosa che queste Terre ci han lasciato, un qualcosa che va oltre tutto questo e che è ben impresso in ciò che Libera testardamente porta avanti dal '95: i valori di giustizia, di legalità, di responsabilità sono stati ben colti nell'arco di una settimana passata in una delle realtà più in difficoltà, quella Castelvolturno a metà tra camorra devastante e immigrazione incontrollata, crocevia di una Domitiana spettatrice di una Caserta che, purtroppo, fa sempre più rima con Gomorra.
Prima di concludere, comunque, consentitemi di fare un appunto. In genere scrivendo un testo non si usa la prima persona plurale, spesso viene segnalato come errore (anzi, forse lo è). Eppure, come avrete notato, non c'è traccia di altra persona che non sia il Noi in questo testo. Ciò che ho raccontato, infatti, non può esser ridotto alla sola sfera individuale e personale: sarebbe sul serio tradire l'esperienza stessa; sarebbe davvero far prevalere, anche nel piccolo di un racconto, l'egoismo e l'individualità, quell'Io che Libera - giustamente - lotta.
Se è vero, concludendo, che don Ciotti ha invitato noi volontari ad innamorarci della vita, allora direi che l'invito è stato davvero raccolto in tutta la sua pienezza. Un innamorarci che non risulta, però, sterile e statico: la gioia di una vita riscoperta in tutta la sua bellezza è la spinta più travolgente che questo "campo" ci potesse mai fornire. Una voglia di cambiamento c'è, e sono le esperienze come queste a mantenere vivo il lume di una speranza sempre più forte, sempre più viva, sempre più infinita: quella della Legalità!

Alessandro Frison, il "diciottenne di Padova"

Comunicati

  1. Da Pescara per Genova per la XVII giornata memoria e impegno

    Partenza da Pescara per Genova il 16 marzo alle ore 23:00 e ritorno nella tardi serata del 17 o prima mattinata del 18.

  2. Comunicato stampa su conclusione "Mafie al nord, corruzione ed ecomafie"

    Si è concluso giovedì 9 febbraio, il corso gratuito di formazione per amministratori e dipendenti della pubblica amministrazione "Mafie al nord, corruzione ed ecomafie", organizzato dall'Osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara e da Avviso Pubblico.

  3. Vacanze: tutti in campo per coltivare la legalità

    Un tempo il terreno era di un boss della 'ndrangheta, uno della famiglia Piromalli. Poi gli è stato confiscato. E per anni quegli ettari di prato e rifiuti nella piana di Gioia Tauro sono rimasti lì, abbandonati alla desolazione. Oggi sono rinati grazie ai ragazzi della cooperativa Valle del Marro, che vi coltivano olivi, melanzane, pomodori...