ROMA, 8 MAR - Tendono a collaborare di piu' con la giustizia rispetto a due anni fa. 'C'e' un trand in crescita tra collaboratrici e testimoni che fan ben sperare per il futuro'. Ma allo stesso tempo per alcune la possibilita' di far carriera, all'interno dei clan stanno aumentando. E' questo il profilo delle 'donne di mafia' tracciato da Giovanna Montanaro, sociologa e consulente della commissione parlamentare antimafia.
'A gennaio su 945 collaboratori di giustizia, 46 erano donne; su 73 testimoni, le donne erano 24. Alcuni episodi - ha affermato Montanaro durante un seminario organizzato da Libera sul tema 'Donne e poteri' - ci fanno pensare che si andra' verso un maggior ruolo delle donne nella mafia. Questo, pur essendo un potere patriarcale e maschile, nei momenti di crisi fa maggior ricorso all'utilizzo strumentale delle donne'.
Secondo la sociologa, le donne impegnate in politica, magistratura e nelle associazioni avranno comunque un ruolo da protagonista nel contrasto alla criminalita' organizzata: 'il loro approccio lavorativo ed emotivo - ha osservato - ha un quid in piu''. Parlando del rapporto delle donne con il potere e con la mafia Marcelle Padovani, ex segretaria della Stampa Estera e autrice del libro 'Cose di cosa nostra' scritto in collaborazione con Giovanni Falcone, ha affermato che esiste un problema di fondo per quanto riguarda l'asservimento delle donne: 'basti pensare - ha detto Padovani - al capo della Francia, dove si sta insistendo affinche' le donne ricomincino ad utilizzare pannolini di stoffa per i bambini per limitare l'inquinamento. Anche in questo caso la donna diventa serva, se non dell'uomo, del figlio'.
Partenza da Pescara per Genova il 16 marzo alle ore 23:00 e ritorno nella tardi serata del 17 o prima mattinata del 18.
Si è concluso giovedì 9 febbraio, il corso gratuito di formazione per amministratori e dipendenti della pubblica amministrazione "Mafie al nord, corruzione ed ecomafie", organizzato dall'Osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara e da Avviso Pubblico.
Un tempo il terreno era di un boss della 'ndrangheta, uno della famiglia Piromalli. Poi gli è stato confiscato. E per anni quegli ettari di prato e rifiuti nella piana di Gioia Tauro sono rimasti lì, abbandonati alla desolazione. Oggi sono rinati grazie ai ragazzi della cooperativa Valle del Marro, che vi coltivano olivi, melanzane, pomodori...