MAFIA. VIAGGIO NELL'ITALIA DEI BENI CONFISCATI
Una pubblicazione dell'Agenzia per le onlus e Liberainformazione raccoglie 116 esperienze di riutilizzo sociale realizzate in 11 regioni italiane dall'entrata in vigore della legge 109/96 da associazioni, cooperative e fondazioni
(RED.SOC.) ROMA - Sono piu' di cento i passi in avanti fatti in Italia sul riutilizzo a finalita' sociale dei beni confiscati alle mafie dall'entrata in vigore della legge 109/96 sull'uso sociale dei beni confiscati. Tra associazioni, cooperative, enti, fondazioni e consorzi, dal 1998 al 2009 sono 116 le esperienze che attraversano il belpaese dal nord al sud, promuovendo cultura, integrazione, sviluppo e cittadinanza. È questo il panorama inquadrato da una pubblicazione dell'Agenzia per le Onlus dal titolo "Beni confiscati alle mafie: il potere dei segni. Viaggio nel paese reale tra riutilizzo sociale, impegno e responsabilita'". Lo studio, realizzato in collaborazione con la Fondazione Liberainformazione, e' stato presentato a Roma questa mattina nella sede della Federazione nazionale della stampa italiana.
In piu' di duecento pagine sono raccolte le diverse esperienze realizzate in undici regioni italiane, dal Piemonte, alla Sicilia, passando per la Lombardia, il Veneto, la Toscana, il Lazio, la Sardegna, la Campania, la Basilicata, la Puglia e la Calabria. In testa alla classifica delle esperienze realizzate ci sono Sicilia e Campania, rispettivamente con 31 e 27 iniziative di riutilizzo, in virtu' della forte presenza di beni confiscati, e sul terzo gradino del podio c'e' il Lazio, dove le iniziative sono ben 19. Con 10 realta' segue la Calabria, e 8 sia per la Lombardia che per il Piemonte.
È il terzo settore a gestire la maggior parte dei beni.
Associazioni, cooperative e fondazioni, infatti, rappresentano oltre il 73% dei soggetti affidatari. Le piu' numerose sono le associazioni, per circa il 40%, seguite dalle cooperative con circa il 27%, seguono enti e istituzioni per il 18%, i consorzi con il 10% e le fondazioni col 4%. "L'importanza del terzo settore nelle pratiche concrete di recupero - si legge nello studio -, si manifesta, soprattutto, nella funzione catalizzatrice di apertura dei beni liberati dalle mafie al territorio e all'intera cittadinanza". (ga) (www.redattoresociale.it) 11:01 08-02-10
MAFIA. COSÌ BENI CONFISCATI DIVENTANO CENTRI CONTRO DISAGIO SOCIALE
Oltre il 21% destinato a minori, famiglie svantaggiate, tossicodipendenti, anziani. Segue l'utilizzo per pubblica utilita' ed educazione alla cittadinanza. Studio di Agenzia per le onlus e Liberainformazione
(RED.SOC.) ROMA - È il contrasto al disagio sociale a favore di minori, famiglie svantaggiate, tossicodipendenti, anziani e altro ancora, la buona pratica maggiormente realizzata sui beni confiscati alle mafie. È quanto evidenzia uno studio presentato questa mattina a Roma dall'Agenzia per le Onlus in collaborazione con la Fondazione Liberainformazione. Secondo la pubblicazione "Beni confiscati alle mafie: il potere dei segni. Viaggio nel paese reale tra riutilizzo sociale, impegno e responsabilita'", al contrasto dei diversi disagi sociali e' destinato infatti oltre il 21% dei beni. Segue l'utilizzo per pubblica utilita' ed educazione alla cittadinanza. Ma il dato interessante, si legge nello studio, "va cercato nell'estrema varieta', qualita' e importanza degli interventi che il riutilizzo dei beni confiscati permette di portare avanti in territori difficili".
Le attivita' realizzate grazie al riutilizzo dei beni confiscati, infatti, coinvolgono un numero maggiore di soggetti per quel che riguarda il tema della cittadinanza, col 37,7% delle esperienze analizzate. "Un segnale significativo - continua lo studio -, dal valore non solo simbolico ma anche di trasformazione reale delle condizioni di vita delle persone che trovano spazio e voce negli spazi liberati dall'oppressione mafiosa". Tra gli altri beneficiari anche i disabili psico-fisici (21,1% delle realta'), infanzia e adolescenza (14%), giovani (14%) e minori a rischio di esclusione sociale (11,4%). (ga) (www.redattoresociale.it) 11:02 08-02-10
MAFIE. BENI CONFISCATI: MEDIA DI 8 ANNI E 6 MESI PER RIUTILIZZO SOCIALE
Ville e palazzine rappresentano il 30% del totale dei beni, mentre sono poco rappresentate le aziende. Nel 57% dei casi sono in grave stato di degrado e abbandono. Studio di Agenzia per le onlus e Liberainformazione
(RED.SOC.) ROMA - Sono per lo piu' immobili, tra villette e palazzine, ma anche appartamenti e terreni i beni confiscati alle mafie e assegnati per il loro riutilizzo a carattere sociale, ma non sempre sono in buone condizioni e spesso richiedono investimenti e passaggi iniziali non proprio semplici per le realta' che li prendono in gestione. È quanto emerge da uno studio presentato questa mattina presso la sede della Federazione nazionale della stampa italiana dall'Agenzia per le Onlus e dalla Fondazione Liberainformazione. Secondo la ricerca, ville e palazzine rappresentano il 30% del totale dei beni destinati, mentre sono poco rappresentate le aziende che nella situazione attuale sono soltanto lo 0.9% dei beni, cioe' una singola realta' costituita dalla Calcestruzzi Ericina di Trapani. Significativo il dato della distanza temporale intercorsa tra la confisca e l'affidamento del bene. Si va da 1 anno a 23 anni e la distanza media e' di almeno 8 anni e 6 mesi. Nello studio sono stati analizzati i beni confiscati dal 1985 (a pochi anni di distanza dall'entrata in vigore della legge 646/82) al 2006, confrontandoli con il loro riutilizzo effettivo iniziato dal 1998 (a due anni dall'approvazione della legge 109/96 sull'uso sociale) al 2009.
Diverse le difficolta' incontrate sul cammino della destinazione del bene segnalate dai vari soggetti coinvolti. La consegna del bene confiscato, infatti, non sempre significa che il bene sia in perfette condizioni, anzi. Lo studio mette in evidenza come per piu' della meta' dei casi, circa il 57%, il bene e' stato consegnato in grave stato di degrado e abbandono, mentre non va meglio con le difficolta' di tipo economico: circa il 42% delle realta' ha avuto difficolta' di questo tipo. Difficolta', in genere affrontate da quei soggetti che operano su beni quali i terreni destinati all'agricoltura. Per i vitigni, ad esempio, in alcuni casi e' stato necessario reimpiantare con tempi di ripresa della produzione di circa tre anni. Non mancano, inoltre, le difficolta' burocratiche, una quota importante di occupazioni e ostruzionismi attraverso vie legali da parte degli ex proprietari, spoliazioni del bene prima della consegna e danneggiamenti ritorsivi.
Alle difficolta' incontrate, manca pero' un forte sostegno da parte delle istituzioni. Nel 36,2% delle esperienze analizzate non e' stato segnalato nessun sostegno istituzionale, anche se, spiega lo studio, il dato evidenzia soprattutto una carenza a livello informativo e non una vera e propria mancanza di disponibilita' da parte delle istituzioni. Il 23,3% dei casi, infatti vede coinvolte nella direttamente enti pubblici, nazionali e locali. Nel 14,7% delle esperienze, invece, si e' creata una positiva collaborazione con gli enti pubblici. L'intervento delle istituzioni resta vitale: il 64% di progetti e' stato realizzato grazie all'intervento diretto, alla semplice collaborazione o ai finanziamenti delle istituzioni.
(ga) (www.redattoresociale.it)
Mafia/ Il 36% degli immobili confiscati è ipotecato
In un volume 116 casi di riutilizzo "di successo"
Roma, 8 feb. (Apcom) - Il 36% dei beni immobili confiscati alla mafia è gravato da una ipoteca e questo ne rende molto più difficile il reimpiego sociale. Non solo, ma anche quei beni che potrebbero essere disponibili subito spesso finiscono per essere assegnati ad associazioni ed enti no profit solo dopo diversi anni, rendendo necessarie opere di ristrutturazione e risistemazione. E infine, per chi riceve un immobile in uso, è spesso difficile avviare le attività, a causa della cronica mancanza di fondi destinati alle iniziative sociali.
E' il quadro emerso dalla presentazione oggi, presso la sede della federazione nazionale della stampa a Roma, della ricerca "Beni confiscati alle mafie: il potere dei segni. Viaggio nel paese reale tra riutilizzo sociale, impegno e responsabilità", curato dall'Agenzia delle onlus e dalla fondazione Libera informazione, che fa riferimento all'associazione Libera di don Ciotti. Un volume in cui sono raccolti un centinaio di "casi di successo", per dimostrare che riutilizzare i beni delle mafie si può fare e si deve. Dal Veneto alla Sicilia, nel documento sono riportati i nomi e le attività di chi lo fa tutti i giorni, organizzando centri di formazione, aggregazione, assistenza socio-sanitaria, e così via.
"Nelle zone dove i beni vengono confiscati la gente si chiede come andrà a finire", ha spiegato Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione per il Sud, una struttura nata tre anni fa dall'associazione di alcune fondazioni bancarie e di alcuni enti senza scopo di lucro, con l'obiettivo dare vita a inziative in Calabria, Puglia, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna, per rafforzare l'assistenza socio sanitaria, combattere l'evasione scolastica e la fuga dei cervelli. Organizzazione che può contare su un bilancio di oltre 20 milioni di euro l'anno. "In quei posti - ha detto Borgomeo - lo puoi leggere negli occhi della gente: tutti si chiedono chi vincerà. Se lo Stato ha sbattuto il pugno contro un muro di gomma, o se davvero quegli immobili rimarranno allo Stato per attività di pubblica utilità. Vogliono capire qual è il trend del potere. Confiscare i beni e poi lasciarli vuoti, come monumenti alla lotta alla mafia, non basta. Occorre dimostrare che lo Stato è forte, che quei beni se li riprende e ci fa qualcosa".
"Quello del consenso è il primo problema", ha spiegato Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia delle onlus. "Non basta il controllo e la repressione dei comportamenti illeciti", ha sottolineato. "E' fondamentale che le persone siano convinte intimamente che rispettare la legge sia giusto e che è utile per se stessi e per gli altri. E su questo fronte, che è culturale, bisogna mandare avanti le associazioni e quei soggetti che per vocazione lavorano col territorio". Ma il problema non è solo culturale: il 36% dei beni confiscati, infatti, ha sottolineato Roberto Morrione, presidente di Libera informazione, è gravato da ipoteche. Perciò sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, ha detto, anche un impegno concreto delle banche sarà decisivo.
"L'obiettivo della nostra ricerca - ha spiegato Zamagni - è presentare per la prima volta in modo sistematico l'impegno concreto e la passione profusa dai soggetti del terzo settore nel dare concreta applicazione alla legge 109/96", che stabilisce "disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati". Su 116 casi presi in esame dalla ricerca, la Sicilia e la Campania si distinguono per numero di esperienze realizzate, rispettivamente con 31 e 27 iniziative di riutilizzo. Il 40% dei beni confiscati è affidato alle associazione, il 27% alle cooperative e il 18% a enti e istituzioni. Il 57% dei beni, però, è stato consegnato in grave stato di degrado e abbandono e nel 43% dei casi le realtà affidatarie hanno avuto seri problemi economici per avviare le attività.
(ECO) Mafia: Agenzia Onlus, Sicilia e Campania ok riutilizzo beni confiscati. Il 73% affidato a terzo settore
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 08 feb - Sicilia e Campania sono le regioni piu' virtuose nel riutilizzo dei beni confiscati alla criminalita' organizzata: su 116 casi esaminati, 31 sono stati realizzati in Sicilia e 27 in Campania. H i quadro tracciato dalla ricerca "Beni confiscati alle mafie: il potere dei segni. Viaggio nel Paese reale tra riutilizzo sociale, impegno e responsabilita'" curata dalla Agenzia per le Onlus. Il 73% dei beni confiscati, inoltre, risulta affidato al terzo settore, il 40% ad associazioni, il 27% alle cooperative e il 18% ad enti ed istituzioni. Considerando la tipologia del bene riutilizzato, il 30% sono villa-palazzina, il 17% terreni e solo lo 0,9% aziende. Secondo la ricerca, il 57% dei beni confiscati e' stato consegnato in un grave stato di degrado e abbandono, il 43% ha avuto forti difficolta' economiche. Infine, nel 37,7% delle esperienze esaminate, le attivita' di uso sociale sono destinate alla cittadinanza nella sua totalita'.
MAFIA. BENI CONFISCATI, ZAMAGNI: EVITARE ABBANDONO PROGETTI"
Il presidente dell'Agenzia per le onlus: "Occorre sostenere le organizzazioni nelle fasi iniziali della presa in carico del bene, che richiedono un investimento". La proposta: creare "titoli di solidarieta'"
(RED.SOC.) ROMA - In Italia occorre aprire un dibattito su come sostenere il terzo settore impegnato nel riutilizzo dei beni confiscati per sostenerlo nelle fasi iniziali della presa in carico del bene e per evitare che i progetti avviati vengano abbandonati. È quanto ha chiesto questa mattina a Roma Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia per le Onlus, intervenuto alla presentazione di una ricerca sul riutilizzo dei beni confiscati alle mafie, studio realizzato in collaborazione con Libera Informazione. "Obiettivo della ricerca - ha affermato Zamagni - e' rappresentare per la prima volta in modo sistematico l'impegno concreto e la passione profusa dai soggetti del terzo settore nel dare concreta applicazione alla legge 109/96. Gli oltre 100 passi di legalita' dimostrano che quando le istituzioni e i soggetti della societa' civile responsabile cooperano fattivamente, i frutti positivi arrivano copiosi contribuendo a creare una nuova culture della legalita' e del senso civico".
Per far si', pero', che i frutti non vadano persi, ha spiegato Zamagni, occorre sostenere quelle realta' impegnate nel riutilizzo. "Quando vengono confiscati dei pezzi di patrimonio alle cosche e vengono affidati a soggetti del Terzo settore, questi beni, siano essi edifici o imprese, devono essere riassettati. C'e' un investimento per mettere a posto il bene e renderlo fruibile, ma i soggetti del Terzo settore, tipicamente, non hanno i soldi. Il rischio e' che se non si pensa a questo problema, l'organizzazione non sara' in grado di utilizzare i beni". Una strada percorribile, secondo Zamagni, potrebbe essere quella della creazione di 'titoli di solidarieta'. "Il decreto 460/96 sulle Onlus - ha affermato Zamagni - all'ultimo articolo prevedeva in anticipo la possibilita' di emettere titoli di solidarieta', sostanzialmente delle obbligazioni, per consentire lo start up e il finanziamento. Ma per tutta una serie di ragioni quest'articolo non ha trovato riscontro perche' ci volevano regolamenti di natura tecnica finanziaria che ancora non sono venuti. Se non risolviamo questo nodo, dare un patrimonio ad un soggetto del terzo settore, vuol dire rovinargli la vita. Su questo e' necessario aprire un fronte di dibattito nel nostro paese".
Sulla possibilita', infine, che i beni confiscati possano ritornane nelle mani dei clan attraverso la vendita all'asta del bene, Zamagni allontana i timori. "In teoria che questo e' possibile - ha concluso -, ma la nuova agenzia inserira' delle norme tali da rendere questo infattibile. Non dobbiamo crearci dei problemi dove non ci sono. Se l'obiettivo e' non far ritornare il bene nelle mani della cosca, lo si raggiunge. C'e' il modo per farlo. C'e' anche da dire, pero', che se non si trova nessuna associazione del terzo settore che e' in grado di accettare un bene confiscato e' chiaro che non puo' rimanere infruttifero. In questo caso lo Stato fa bene a cederlo con le garanzie dovute". (ga) (www.redattoresociale.it)
MAFIA: AGENZIA ONLUS, 73% BENI CONFISCATI VA A TERZO SETTORE
(ANSA) - ROMA, 8 FEB - Il 73% dei beni confiscati alla criminalita' organizzata viene affidato, per il suo riutilizzo, al Terzo Settore. Lo rileva la ricerca 'Beni confiscati alle mafie: il potere dei segni. Viaggio nel Paese reale tra riutilizzo sociale, impegno e responsabilita'' presentata oggi a Roma dall'Agenzia per le Onlus.Secondo i dati raccolti, che hanno messo a confronto 116 'buone prassi' in 12 regioni, Sicilia e Campania, con 31 e 27 iniziative legate al recupero di beni sequestrati alle cosche, si rivelano le aree piu' 'virtuose' per il riutilizzo dei beni. In generale, nel 40% dei casi i beni vengono affidati ad associazioni, nel 27% a cooperative e nel 18% a enti o istituzioni: questi vengono riutilizzati per promuovere azioni di contrasto al disagio sociale (21,7%), di promozione culturale o aggregazione (18,3%)e di pubblica utilita' (17,4%). I beneficiari sono per lo piu' i cittadini (37,7%) o persone con disabilita' psico/fisiche (21,1%).Dalla ricerca emergono anche le 'ombre' del meccanismo di riscatto: tra la confisca e il riutilizzo di un bene passano in media 8 anni e 6 mesi; inoltre il 57,1% dei beni e' stato consegnato alle realta' affidatarie in grave stato di degrado e abbandono e nel 42,9% dei casi presi ad esame le queste hanno avuto forti difficolta' di tipo economico. I dati testimoniano infine che nel 36,2% dei casi non e' stato segnalato nessun sostegno istituzionale.
MAFIA. BENI CONFISCATI, MORRIONE: GRANDI POTENZIALITÀ PER TERZO SETTORE
Il presidente di Libera Informazione: "Lo start up di queste nuove iniziative di assegnazione sociale sara' molto difficile se le banche non rimuoveranno alcuni ostacoli e non apriranno al credito". Il ruolo della nuova agenzia per i beni confiscati Il presidente di Libera Informazione: "Lo start up di queste nuove iniziative di assegnazione sociale sara' molto difficile se le banche non rimuoveranno alcuni ostacoli e non apriranno al credito". Il ruolo della nuova agenzia per i beni confiscati (RED.SOC.) ROMA - Sul riutilizzo dei beni confiscati alle mafie ci sono grandi potenzialita' per il terzo settore, ma sono ancora tanti e cruciali i punti da affrontare: dalla rimozione degli ostacoli economici al rischio del ritorno dei beni nelle mani della criminalita' con la vendita all'asta. È quanto ha affermato questa mattina Roberto Morrione, presidente di Libera Informazione, durante la conferenza stampa di presentazione di una pubblicazione dell'Agenzia per le Onlus dal titolo "Beni confiscati alle mafie: il potere dei segni. Viaggio nel paese reale tra riutilizzo sociale, impegno e responsabilita'", avvenuta nella sede della Federazione nazionale della stampa italiana. "Credo che ci siano delle potenzialita' straordinarie in particolare per quanto riguarda il terzo settore - ha affermato Morrione -, che non a caso ha circa il 73% delle iniziative di buone pratiche su cui si e' basata la ricerca dell'Agenzia per le Onlus e su cui Libera ha dato un contributo importante. Il terzo settore significa una finalizzazione sociale e culturale da parte di cooperative, associazioni. Credo che in quella direzione dovra' muoversi anche la nuova agenzia per i beni confiscati istituita dal governo".Nonostante l'ottimismo sui numeri presentati questa mattina, con oltre cento esperienze di recupero e riutilizzo dei beni confiscati dal Nord al Sud Italia, c'e' ancora qualche nodo da sciogliere. "Il 36% dei beni confiscati e' gravato da ipoteche - ha affermato Morrione -. Lo start up di queste nuove iniziative di assegnazione sociale sara' molto difficile se le banche non rimuoveranno alcuni ostacoli e non apriranno al credito. È un nodo, a mio parere, anche politico e credo che l'agenzia non potra' non insistere presso il governo affinche' i fondi raccolti e destinati altrove in parte possano essere dirottati alle iniziative per l'assegnazione sociale dei beni confiscati".Ulteriore compito per l'agenzia per i beni confiscati, inoltre, quello di evitare che attraverso le aste pubbliche i beni possano tornare nelle mani della criminalita'. "L'emendamento della finanziaria ha messo in vendita e all'asta pubblica, ma anche in vendita privata, i beni confiscati - ha aggiunto Morrione - con un rischio ancora esistente che le mafie si rimpadroniscano di cio' a cui sono stati costretti a rinunciare, che e' la cosa a cui tengono di piu' in assoluto, ancora di piu' che non la possibilita' di finire in carcere. Sara' fondamentale che quest'agenzia e i suoi organismi direttivi non funzionino come un'agenzia di collocazione immobiliare, ma aprano una pagina completamente nuova per la quale noi abbiamo fiducia, poi vedremo sul campo quello che accadra'". (ga) (www.redattoresociale.it)
MAFIA: RICERCA,IN MEDIA 8,5 ANNI TRA CONFISCA BENI E RIUTILIZZO
(AGI) - Roma, 8 feb. - Da un minimo di 12 mesi a un massimo di 23 anni, in media almeno 8 anni e mezzo. E' il tempo che passa dalla confisca definitiva dei beni dei boss e il loro effettivo utilizzo secondo la ricerca "Beni confiscati alle mafie: il potere dei segni", curata dall'Agenzia delle onlus e presentata stamane in una conferenza stampa da Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia, da Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione per il sud, e da Roberto Morrione, presidente di Liberainformazione.La ricerca prende in considerazione 116 casi di beni confiscati in un arco di tempo compreso tra l'85 e il 2006 per essere poi effettivamente riutilizzati a partire dal '98, due anni dopo l'approvazione della legge 109 sull'uso sociale: si tratta - spiegano gli autori - di una selezione di "buone pratiche" che vede ai primi posti Sicilia (26,7%), Campania (23,3%) e Lazio (16,4%).I beni "censiti" risultano affidati ad associazioni (40,5%), cooperative (26,7%), enti e/istituzioni (18,1%), consorzi (10,3%), fondazioni (4,3%); complessivamente, la quota piu' rilevante (il 73,3%, praticamente uno su 4) va dunque al cosiddetto "terzo settore". Il 30,% dei beni sono ville o palazzine (tradizionale status symbol dei boss), il 17,2% terreni, il 17,2% locali commerciali, il 17,2% fabbricati.Il "valore aggiunto" delle esperienze di riutilizzo - si legge ancora nella ricerca - e' rappresentato dalla loro finalita' sociale: il 21,7% viene utilizzato per azioni di contrasto al disagio sociale, e il 37,7% di queste ultime sono destinate alla cittadinanza nella sua totalita'.Un ultimo dato: il 57,1% dei beni e' stato consegnato in un grave stato di degrado e abbandono e, nel 42,9% dei casi, le realta' affidatarie hanno avuto forti difficolta' di tipo economico. La questione dell'abbandono dei beni si fa "problematica nel caso di terreni agricoli e di fondi coltivati, la cui produttivita' dipende da cure che spesso vengono meno nel periodo compreso tra sequestro e riutilizzo" ma consistenti sono anche "le difficolta' burocratiche e una quota importante di occupazioni e ostruzionismi attraverso vie legali da parte degli ex proprietari, spoliazioni del bene prima della consegna e danneggiamenti ritorsivi". (AGI) Bas 081419 FEB 10
MAFIA:ZAMAGNI,BENI CONFISCATI? MAI PIU'A COSCHE,BASTA VOLERLO
(V. 'MAFIA: AGENZIA ONLUS, 73%...' DELLE 13.50 CIRCA) (ANSA) - ROMA, 8 FEB - 'E' possibile che i beni sottratti alle mafie non tornino alle cosche. Basta che la nuova agenzia, nello scrivere il capitolato d'asta, lo renda impraticabile'.Cosi' il presidente dell'Agenzia per le Onlus, Stefano Zamagni, sulla polemica nata in seguito al presunto rischio che, grazie alle aste pubbliche, le cosche mafiose possano riappropriarsi dei loro beni.Parlando durante la presentazione a Roma della ricerca 'Beni confiscati alle mafie: il potere dei segni' realizzata dall'Agenzia delle Onlus in collaborazione con la fondazione Liberainformazione, Zamagni ha anche chiesto una 'borsa sociale' per far fronte alle difficolta' economiche a cui va incontro il Terzo Settore nella gestione del bene confiscato.'Serve un mercato di capitali dedicato a soggetti che hanno come obiettivo quello di realizzare opere di utilita' collettiva - ha osservato Zamagni - Lombardia e Toscana hanno gia' aderito.Scommetto che in Italia ci sono 15 milioni di persone pronte a investire in titoli invece di fare donazioni, rinunciando a grandi profitti'.Il presidente della Fondazione per il Sud, Carlo Borgomeo, ha annunciato che entro 'pochi mesi sara' pronto un bando di concorso di 3,5 milioni di euro destinato alle reti di soggetti che presenteranno progetti per il riutilizzo dei beni confiscati'. In un intervento pubblicato sulla ricerca, il commissario straordinario uscente del Governo per la gestione e destinazione dei beni confiscati alle mafie, Antonio Maruccia, sottolinea che 'il compito delle istituzioni e della societa' civile e' quello di evitare il depauperamento delle ricchezze confiscate'. (ANSA).
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MAFIA: AGENZIA NO PROFIT, FINO A 23 ANNI PER UTILIZZO BENI CONFISCATI
(ASCA) - Roma, 8 feb - Possono passare fino a 23 anni per l'assegnazione di un bene confiscato alle famiglie criminali, mentre di media il tempo necessario per consegnare 'a fini sociali' i patrimoni mafiosi sono, in media, di 8 anni e 6 mesi.Il dato e' emerso oggi nel corso della presentazione del volume: 'Beni confiscati alle mafie: il potere dei segni', realizzato dall'Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilita' sociale, che raccoglie un campione di 116 casi di beni confiscati e, poi, assegnati.Nel volume, presentato stamane a Roma dal presidente dell'Agenzia per le Onlus, Stefano Zamagni, dal presidente della Fondazione per il Sud Carlo Borgomeo e dal presidente di Libera informazione Roberto Morrione, emerge anche una fotografia di un Mezzogiorno finalmente virtuoso con Sicilia e Campania a cui viene assegnata la 'maglia rosa' nelle buone pratiche. Le due regioni, infatti, spiccano, rispettivamente, con il 31% e il 27% di iniziative di riutilizzo. Questo, mentre risulta che il 40% dei beni sono affidati alle associazioni del no-profit, nel 27% a cooperative mentre, complessivamente, nel 73% i beni sono affidati al Terzo settore.Per quanto riguarda, invece, i beni sottratti alle mafie, nelle varie regioni d'Italia, mette in rilievo ancora il volume, il 57,1% e' stato consegnato ai beneficiari 'in un grave stato di degrado e abbandono' e, nel 42,9% dei casi analizzati, le realta' affidatarie hanno avuto forti difficolta' di tipo economico.La questione dell'abbandono dei beni, poi, si fa particolarmente problematica nel caso di terreni agricoli e di fondi coltivati a frutteto o vigna, 'la cui produttivita' - si aggiunge - dipende da cure che spesso vengono meno nel periodo compreso tra sequestro e riutilizzo'. Sono, ad esempio, necessari circa tre anni di tempo dal reimpianto di vitigni all'effettivo rientro in produzione degli stessi. Altre difficolta' riscontrate per il riutilizzo dei beni sono quelle dell'investimento anche in termini di risorse umane, finanziarie e di tempo.Seguono le difficolta' burocratiche e una quota importante di occupazioni e ostruzionismi attraverso vie legali da parte degli ex proprietari, e la spoliazioni del bene prima della consegna con tanto di danneggiamenti ritorsivi.
MAFIA. DA FONDAZIONE PER IL SUD 3,5 MLN PER RIUTILIZZO BENI CONFISCATI
L'annuncio del presidente Borgomeo: "Il bando uscira' nel prossimo mese di maggio o giugno". Ma sulla gestione servirebbe un tavolo tecnico di confronto. I problemi da affrontare: i passaggi tecnici della consegna e il rapporto con le banche L'annuncio del presidente Borgomeo: "Il bando uscira' nel prossimo mese di maggio o giugno". Ma sulla gestione servirebbe un tavolo tecnico di confronto. I problemi da affrontare: i passaggi tecnici della consegna e il rapporto con le banche (RED.SOC.) ROMA - "Nel 2010 la parte di risorse che la Fondazione per il Sud destina ai progetti relativi alla valorizzazione dei beni comuni sara' destinata alla utilizzazione sostenibile dei beni confiscati alle mafie: ci sara' un bando per il 2010 e sono destinati a questo obiettivo 3.5 milioni di euro". A darne notizia proprio il presidente della Fondazione per il Sud, Carlo Borgomeo, intervenuto questa mattina a Roma alla presentazione di uno studio dell'Agenzia per le Onlus e Libera Informazione sul riutilizzo dei beni confiscati alle mafie. "Quest'anno abbiamo scelto come beni comuni da valorizzare i beni confiscati alle mafie - ha aggiunto Borgomeo -. Nel prossimo mese di maggio o giugno ci sara' un bando della Fondazione per il Sud e i finanziamenti verranno assegnati a progetti che utilizzano beni confiscati alla criminalita' organizzata nelle regioni dove operiamo. I bandi della fondazione presumono alcuni criteri: quello insuperabile che non sia un singolo a presentare un progetto, ma una rete di soggetti".Nata dall'accordo tra fondazioni di origine bancarie e il mondo delle rappresentanze del terzo settore e del volontariato, la Fondazione per il sud nei suoi tre anni di vita ha finanziato diversi interventi di "infrastrutturazione" sociale nelle quattro regioni del sud Italia e nelle isole. Con una dotazione di circa 20 milioni di euro l'anno, la Fonazione ha erogato finanziamenti per progetti che vanno dalla lotta all'evasione scolastica, agli interventi sociosanitari, fino ai beni comuni. Proprio per quest'ultimo ambito, nel 2010, saranno i progetti per il recupero dei beni confiscati, quindi, a ricevere finanziamenti. "Ci piacerebbe che arrivassero progetti da associazioni di volontariato - ha affermato Borgomeo -, sarebbe ancora piu' bello, anche se non faccio graduatorie, che ci fossero delle imprese sociali, cioe' soggetti che producano un po' di ricchezza in questi beni, una ricchezza sana e alternativa a quella del mondo criminale". Si tratta, spiega il presidente della Fondazione, di dare un segnale importante al territorio, facendo in modo che i progetti finanziati possano durare nel tempo e non essere solo monumenti della lotta alla criminalita' organizzata."La Fondazione per il Sud fa degli interventi con la speranza che i progetti sopravvivano - ha affermato Borgomeo -. Cercheremo alleanze supplementari, faremo ancora piu' rete perche' non possiamo permetterci il lusso che questi interventi non abbiamo un seguito e una durata nel tempo. Lotta alle mafie si fa mostrando la potenza della repressione, la potenza di una collettivita' e di uno Stato che e' capace di sottrarle i beni, ma si fa anche con la deriva lunga del consenso. Si vede negli occhi della gente che il territorio aspetta come va a finire. Il territorio sta in agguato e questo deve farci prudenti anche nell'utilizzare questi beni in forme totalmente assistenziali.Non possiamo dare l'immagine che in certe logiche erano beni che producevano ricchezza e occupazione e in altre logiche stanno li' come monumenti alla guerra alla mafia".Per Borgomeo, pero', occorre intervenire immediatamente su alcuni aspetti critici del riutilizzo dei beni confiscati, come i passaggi tecnici della consegna e i problemi che le associazioni o cooperative che ricevono il bene spesso incontrano con le banche. "I beni confiscati hanno un problema in piu' a parita' di condizioni e cioe' che chi li occupa e li utilizza non e' proprietario, quindi si fa fatica ad avere rapporti con le banche, a fare un mutuo, su questo bisogna riflettere per trovare soluzioni". E sul tema avanza la proposta di un tavolo tecnico di confronto. "Bisognerebbe promuovere un tavolo sul tema di come si comportano le banche con questi soggetti. Tra l'innovativita' dello strumento che abbiamo individuato, togliere il patrimonio alla mafia, e la gestione c'e' un vuoto. Uno scarto tra la potenza del segno di lotta alla mafia e la concretizzazione per renderlo definitivamente vincente".
Portare la Giornata a Milano impone di concentrare l'attenzione sul rapporto tra mafie e potere politico con tre protagonisti della stagione 1989 - 1994 : ne parlano infatti GianCarlo Caselli, Roberto Scarpinato, Gherardo Colombo, in collegamento video da tre città.
(ANSA) - ROMA, 11 MAR - 'Accogliamo con soddisfazione l'approvazione dell'Agenzia per i beni confiscati alla MAFIA, un segnale importante votato all'unanimita' delle forze politiche.'
Ero con voi il 23 marzo 2002 al Circo Massimo per i difendere i diritti dei lavoratori e continuerò ad esserlo. Vivo con grande preoccupazione questo momento di crisi. Crisi significa povertà. Povertà materiale ma, prima ancora, povertà etica, politica, culturale. Povertà dei diritti e delle opportunità che devono essere riconosciuti a ciascuno, senza eccezioni, perché questa è la base della democrazia.