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Fermate le violenze, qui a Rosarno potrebbe scoppiare la guerra

Non nasconde la sua preoccupazione don Pino Demasi, vicario generale della diocesi di Oppido-Palmi, parroco a Polistena e referente per la Piana di Gioia Tauro dell'Associazione "Libera" dopo la violenta protesta dei giovani immigrati africani a Rosarno e la reazione degli abitanti. Don Pino, animatore coraggioso di tante iniziative sul territorio di aperto contrasto alla 'ndrangheta e di solidarietà verso gli immigrati, invita a calmare gli animi e soprattutto a trovare soluzioni positive. Qual' è la condizione che vivono questi giovani extracomunitari?
«Vivono in una condizione disumana. Dietro le quinte La 'ndrangheta detta le regole lo Stato è assente Maroni Parole che potrebbero rivelarsi pericolose Obiettivo sbagliato na. Alla fine la situazione è esplosa. Il problema è di giustizia. Causa ed effetto di questa condizione disumana è l'assenza totale dello Stato e la presenza dietro le quinte della 'ndrangheta che detta le regole del gioco. Dall'altra parte c'è, e speriamo che permanga, una straordinaria solidarietà della gente comune, di associazioni e movimenti che fanno a gara a offrire solidarietà e carità a questi giovani immigrati. È un impegno concreto per alleviare le loro sofferenze. Ma non possiamo essere noi - mi considero parte di questa realtà a fare giustizia. Spetta ad altri rimuovere le cause di ingiustizia e garantire politiche di accoglienza».
 
Quindi il punto è l'assenza dello Stato a fronte della pervasività del potere criminale che tiene le fila di queste situazioni di ingiustizia?
«Lo Stato e la Regione Calabria devono intervenire con una politica diversa per evitare che si ripetano situazioni come questa, dove la protesta rischia di sfociare in una violenza che non fa bene alla Calabria e agli immigrati. Il fenomeno dell'immigrazione in Calabria va visto nel contesto definito dalla presenza invasiva della 'ndrangheta e della liberazione dall'oppressione mafìosa. Per questo manifestazioni così violente rischiano di essere controproducenti, di mettere in difficoltà gli immigrati. Ma anche noi, che siamo impegnati a difesa dei loro diritti».
 
Come giudica le parole del ministro degli Interni, Maroni che indica come principale problema la «eccessiva tolleranza verso i clandestini», tacendo sulle condizioni disumane e di sfruttamento cui sono costretti questi lavoratori stranieri e sul ruolo della 'ndrangheta?
«Sono parole che possono avere effetti molto pericolosi, indicando obiettivi sbagliati. Invece occorre lavorare perché le cose si calmino...».
 
Lei conosce bene la condizione di questi giovani immigrati. Ce la può descrivere?
«Meglio di chiunque l'ha descritta un giovane africano che insieme ad altri ha partecipato alla Marcia della Pace che abbiamo tenuto a Polistena. "Non siamo venuti qui per rubare - ha affermato - ma per lavorare, per chiedere lavoro". Aggiungendo: "Siamo trattati in modo disumano. Siamo malpagati. E capita che spesso che non ci vogliono pagare e che alle nostre proteste minacciano di chiamare i carabinieri. Noi, senza permesso di soggiorno, siamo costretti a scappare". Questa è stata la sua pubblica testimonianza. Parole chiarissime cui non va aggiunto altro».
 
Cosa si aspetta ora?
«Mi auguro che si calmino gli animi e che le autorità di polizia che - va loro riconosciuto - stanno lavorando egregiamente, non facciano l'errore di mandare via questi giovani africani, visto che molti di loro sono clandestini. Il timore è forte dopo l'intervento di Maroni». Dopo gli scontri e violenze delle ultime ore quale pensa possa essere la reazione della gente del posto? «Sino ad ieri era tutta solidale con questi giovani. Ora, temo che quel rapporto possa essersi incrinato».
 
Come sta trascorrendo queste ore?
«Vado sul posto degli incidenti. Parlo con la gente. Visito i feriti ricoverati all'ospedale di Polistena...».
 
Sono previste iniziative pubbliche?
«Non è il momento. Oggi occorre lavorare per rassenerare gli animi...».
 
MONTEFORTE ROBERTO su L'Unità | 9 gennaio 2010

 

Comunicati

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    Partenza da Pescara per Genova il 16 marzo alle ore 23:00 e ritorno nella tardi serata del 17 o prima mattinata del 18.

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  3. Vacanze: tutti in campo per coltivare la legalità

    Un tempo il terreno era di un boss della 'ndrangheta, uno della famiglia Piromalli. Poi gli è stato confiscato. E per anni quegli ettari di prato e rifiuti nella piana di Gioia Tauro sono rimasti lì, abbandonati alla desolazione. Oggi sono rinati grazie ai ragazzi della cooperativa Valle del Marro, che vi coltivano olivi, melanzane, pomodori...