"Siamo venuti solamente e unicamente per la raccolta degli agrumi, ma siamo vittime da quando siamo arrivati a Rosarno di una violenza e di ultrarazzismo senza precedenti. Dal nostro arrivo fino ad oggi, nei viali, nelle piazze, a volte nei luoghi di lavoro, nei ghetti siamo quotidianamente (24 ore su 24, anche durante il riposo notturno) vittime di congiure razziste: ragazzini minorenni che ci sputano in faccia, 'brigate' clandestine in moto-scooter... aggressioni inimmaginabili di ogni tipo. Per paura la brava gente rifiuta di affittarci le case, quindi siamo obbligati a dormire in modo disumano nei ghetti, senza acqua, senza elettricità, [usando come letti] i cartoni raccolti per strada. Il 19 novembre scorso, verso sera alcuni onesti lavoratori dell'Africa nera, fra i quali due senegalesi ed un burkinabé sono stati vittime di giovani stupidi, ignoranti ed armati illegalmente che facevano il tiro a segno davanti al ghetto. I lavoratori sono finiti all'ospedale... Facciamo appello soprattutto allo Stato italiano a prendere tutte le misure necessarie per fermare questo stato di violenza gratuita".
Da una lettera degli africani di Rosarno indirizzata al sindaco nel novembre 1999. (AA.VV., Gli africani salveranno Rosarno. E, probabilmente anche l'Italia, terrelibere.org, febbraio 2009, p. 68.)
Di seguito riportiamo la postfazione scritta da Tonio Dell'Olio (Libera International) per il testo pubblicato lo scorso anno col titolo GLI AFRICANI SALVERANNO ROSARNO (e, probabilmente, anche l'Italia), Ed. Terrelibere.org. Nel libro ci sono Interventi di Giuseppe Lavorato, Fulvio Vassallo Paleologo, Fortress Europe. Prefazione di Valentina Loiero. A distanza di tempo, alcune di queste considerazioni si rivelano efficaci chiavi di lettura per comprendere quanto sta avvenendo in questi giorni a Rosarno.
Nella rubrica Mosaico dei giorni veniva pubblicato anche un articolo su Mama Africa. Lo riportiamo per riproporre il tema del rapporto degli africani con la popolazione locale.
E la mafia ringrazia. Perché i governi si susseguono e le maggioranze si rovesciano ma le porte continuano a chiudersi in faccia a questa umanità dolente che bussa alla speranza. Perché fuggono dalla disperazione quei sogni, quelle vite, quelle mani desiderose di faticare per spedire quattro soldi a casa e mangiare pane di sudore. Ed è per questo che sono disposti a pagare qualunque prezzo pur di attraversare deserti e mari per giungere a toccare una terra santa in cui poter ritornare a sperare.
E la mafia ringrazia. E incassa. E ringrazia anche perché potrà sfruttare quelle braccia per quattro soldi e potrà chiedere loro il pizzo del caporale e quello di una catapecchia e quello del trasporto da casa al podere in cui raccogliere le arance. E la mafia ringrazia perché questo Paese non ha leggi umane per la povera gente e perché tutti gli altri si voltano dall'altra parte.
E la mafia ringrazia perché queste sono braccia buone a vendersi anche per fare del male. La disperazione. Qui nella Piana tra San Ferdinando e Rosarno dove la campagna urla una natura generosa e gli alberi sembrano vestiti a festa per il Natale, non te l'aspetti che la miseria ti colpisca alle spalle e che qualcuno sia pronto a sfruttarti perché qui da sempre il lavoro è chiamato fatica e sono popoli nomadi senza romanticismo. Nomadi per lavoro. Nella Piana e nella Locride fino a Reggio ti capita sovente di incontrare gente che è capace di parlarti in tedesco perché a Kalzruhe lavorava da manovale o nei dintorni di Berna indossava una tuta da lavoro per andare in fabbrica. Qui sanno che sapore ha la polvere mischiata al pane e alle lacrime e alla nostalgia del sole e di una campagna vestita a festa. Ma la mafia ringrazia perché si dimentica presto e "chi ha il ventre pieno non crede al digiuno". Parleranno gli studiosi e ci diranno che il fenomeno delle migrazioni è esistito da sempre. Linfa umana nuova e diversa che circolando tra sponde e strade si mischia alla vita, trasportando con sé culture e tradizioni, facendo muovere persino i sapori della cucina fino a condizionare ed arricchire i ricettari. Tutto questo sciamare di popoli sta inscritto nel DNA della razza umana. Questo migrare di volti e di storie, questo rigare di lacrime i volti in partenza sui porti è reso più drammatico oggi da una fame che non conosce precedenti nella storia e dalla velocità delle comunicazioni e delle informazioni. Volersi opporre a tutto questo con la carta delle leggi o con leggi di carta è come voler distendere una rete in aria per fermare il vento. Carne umana che preme sulla pelle del mondo.
E la mafia ringrazia perché questa è carne che si compra e che si vende. E che si ammazza anche per futili motivi. Solo per far capire chi è che comanda veramente qua. Solo per educarne cento. Che tanto noi non li conosciamo per nome e non abbiamo mai pensato che, avvolto in un panno grezzo, anche loro conservano la reliquia di una foto con bimbi che sorridono senza denti e mogli che guardano fiere davanti a sé. Che anche loro durante il lavoro cantano i ritornelli della loro terra e a volte si commuovono e non vogliono farlo vedere. "Sui fiumi di Babilonia, là sedevamo piangendo al ricordo di Sion. Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre. Là ci chiedevano parole di canto coloro che ci avevano deportato, canzoni di gioia, i nostri oppressori: «Cantateci i canti di Sion!».Come cantare i canti del Signore in terra straniera? Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra; mi si attacchi la lingua al palato, se lascio cadere il tuo ricordo, se non metto Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia" (Salmo 136).
E la mafia ringrazia perché spesso anche le nostre chiese hanno assopito le proprie coscienze e non ripetono più né il pianto né la denuncia. Per l'orfano, per la vedova e per lo straniero. E le mafie ringraziano perché mai si sarebbero aspettate che ad essere loro complici fedeli fossero genti del nord raccolte in un partito a progettare la condanna alla clandestinità, ovvero a chiedere i passaporti alle mafie e viaggio e pedaggio. Questa anagrafe della vita ribolle sotto i colpi dell'inospitalità e ci invita alla scuola di una nuova umanità in cui sono loro i maestri che, dalla cattedra della fatica e del sudore ci insegnano come si fa l'antimafia. Col sangue, con la fatica, col sudore e con la coscienza che ancora sa dire no alla prepotenza.
L'Associazione Nazionale Magistrati del Trentino Alto Adige, la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Trento, la Casa Editrice Il Margine, Libera Trentino Alto Adige invitano alla conferenza stampa, sabato 13 marzo 2010, alle ore 10.30 nell'aula di Corte d'assise del Palazzo di Giustizia, via S. Francesco, Trento delle iniziative verso il 20 marzo a Milano.
Portare la Giornata a Milano impone di concentrare l'attenzione sul rapporto tra mafie e potere politico con tre protagonisti della stagione 1989 - 1994 : ne parlano infatti GianCarlo Caselli, Roberto Scarpinato, Gherardo Colombo, in collegamento video da tre città.
(ASCA) - Roma, 11 mar - ''Ogni bambino ha il diritto di avere a fianco i propri genitori nel suo percorso di crescita, che sia italiano o figlio di migranti''.