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Mafia: don Ciotti, restituire fiducia attraverso i diritti

(ANSA) - FIRENZE, 10 DIC - 'Dobbiamo unire cio' che la mafia divide. Occorre restituire fiducia attraverso i diritti: lo Stato deve creare le condizioni, come diceva Carlo Alberto Dalla Chiesa, per dare come un diritto, cio' che le mafie danno come un favore'. Lo ha detto don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, nel suo intervento al 13/o Meeting dei diritti umani organizzato dalla Regione Toscana al Mandela Forum di Firenze.
'Le mafie si alimentano di disuguaglianze, paure, vuoti istituzionali, burocrazia, ignoranza - ha poi aggiunto don Ciotti -: allora noi dobbiamo rispondere con politiche sociali capaci di restituire alle persone la facolta' di scegliere. Noi abbiamo bisogno di verita', perche' le mafie tolgono le verita', intimidiscono, screditano, infangano la memoria: il 70% delle famiglie non ha le verita' sui morti di mafia. Uno dei compiti piu' importanti di chi si oppone alle mafie e' portare alla luce la verita''. Ciotti ha poi citato una frase del padre del pool antimafia: 'Il giudice Antonino Caponnetto - ha ricordato - diceva : 'La mafia teme piu' la scuola che la giustizia''.
Tra gli ospiti del Meeting (a cui stanno assistendo oltre 8 mila studenti) anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso che al suo arrivo ha detto: 'Quando sono entrato ho avuto un'emozione fortissima. Ho visto questi ragazzi, che sono i cittadini del domani, speriamo la nuova classe dirigente e in cui riponiamo tante speranze. E eccezionale e' anche il tema scelto: la riconciliazione'.
 
MAFIA:DON CIOTTI, RESTITUIRE FIDUCIA ATTRAVERSO I DIRITTI (2)
(ANSA) - FIRENZE, 10 DIC - 'Attenzione ad abbassare la guardia - ha ammonito don Ciotti dal palco del Mandela Forum -: nei prossimi anni dovremo parlare di una quinta mafia, rappresentata dall'intreccio tra colletti bianchi, segmenti della politica, cosche; una mafia che non fa rumore, ma che fa affari'.
'Che fine ha fatto - ha detto ancora il presidente nazionale di Libera - quella disposizione della finanziaria 2006 che prevedeva la confisca dei beni ai corrotti e l'uso sociale di questi beni? Non ne abbiamo saputo piu' nulla'. A proposito poi del tema del Meeting, la riconciliazione, ha aggiunto: 'Non basta pentirsi, bisogna convertirsi. Non basta dire parole, bisogna restituire qualcosa alle comunita', rimettere in gioco la propria vita'.
Don Ciotti e' quindi tornato sulla questione dei beni confiscati alla mafia e della loro vendita: 'La legge che ha permesso queste confische - ha detto - c'e' ancora, puo' essere migliorata, ma non deve venire meno lo spirito che ha fatto in modo che i beni mafiosi fossero messi a disposizione delle comunita'. Il governo ora dice che ci sono 3 mila beni confiscati inutilizzati e quindi da mettere all'asta; ma se andiamo a vedere, il 36% e' sotto ipoteca bancaria, il 30% e' occupato, mentre altri sono divisi in varie quote. Se c'e' bisogno di un emendamento - ha concluso - e' per creare le condizioni per rendere disponibili questi beni'.
 
MAFIA: DON CIOTTI, SU GESTIONE BENI CONFISCATI SERVE TRASPARENZA
(ASCA) - Roma, 10 dic - 'Soddisfazione' per l'annuncio del Ministro Maroni riguardo una agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati ai mafiosi arriva dal presidente di Libera, don Luigi Ciotti. Per il ministro l'agenzia nazionale deve 'valorizzare i beni sequestrati fino a che non arrivi il provvedimento di confisca' e deve 'utilizzare al meglio i beni confiscati, anche vendendoli'.L'agenzia, dice don Ciotti al Servizio di Informazione Religiosa della Cei, 'dovra' seguire la confisca e la destinazione di questi beni. Per noi questo e' molto importante'. Adesso occorre, aggiunge, 'un testo unico in materia di beni confiscati per mettere ordine nella legislazione vigente'. Inoltre don Ciotti propone il 'rafforzamento degli strumenti per le indagini patrimoniali, anche perche' i mafiosi spesso non hanno intestato i loro beni a se stessi ma a prestanomi. Ecco perche' occorre risalire a chi sta dietro'.Il fondatore dell'Associazione Libera sottolinea che un 'punto' importante affinche' questa agenzia funzioni e' la 'trasparenza' sui procedimenti sui beni confiscati 'informando e pubblicizzando per creare una maggiore partecipazione'. Naturalmente la 'confisca dei beni', ha aggiunto don Ciotti, 'va estesa anche ai corrotti. Una proposta gia' presente nella Finanziaria del 2006 e di cui non abbiamo avuto piu' notizia'. Il 'segno' che 'deve essere dato, spiega ancora, e' che questi 'beni da segni esclusivi diventino beni condivisi, e che quindi vanno restituiti all'uso della collettivita', salvo eccezioni.Bisogna - conclude - alimentare la speranza. E la speranza ha bisogno di segni chiari, determinati'.
 
 MAFIA: CIOTTI, E LA CONFISCA DEI BENI DEI CORROTTI?
(AGI) - Firenze, 10 dic. - "Che fine ha fatto quella disposizione della finanziaria 2006 che prevedeva la confisca dei beni ai corrotti e l'uso sociale di questi beni? Non ne abbiamo saputo piu' nulla". E' con questa domanda che Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, ha concluso il suo intervento al Meeting sui diritti umani di Firenze, dopo aver affrontato le varie questioni che riguardano la battaglia per la legalita' e contro la criminalita' organizzata in Italia.
Con la consapevolezza che certi silenzi non devono illudere e che la mafia oggi e' diversa da quella che siamo abituati a considerare. "Attenzione ad abbassare la guardia - ha ammonito - nei prossimi anni dovremo parlare di una quinta mafia, rappresentata dall'intreccio tra colletti bianchi, segmenti della politica, cosche, una mafia che non fa rumore, ma che fa affari". Ed e' da tutto questo che si deve partire anche per parlare di possibilita' di riconciliazione. "Non basta pentirsi, bisogna convertirsi. Non basta dire parole, bisogna restituire qualcosa alle comunita', rimettere in gioco la propria vita". E tutto questo rimanda anche a un impegno portato avanti in prima persona: "Impegno che e' anche il miglior modo di fare memoria, facendo in modo che le idee e i sogni di chi non c'e' piu' possano camminare sulle nostre gambe. Non basta una giornata della memoria, ci vogliono 365 giorni di impegno. E non basta chiedere allo Stato, perche' siamo chiamati tutti a fare la propria parte". Don Ciotti e' ritornato anche sulla questione dei beni confiscati alla mafia, oggetto in questi giorni di un emendamento della Finanziaria.
"La legge che ha permesso queste confische c'e' ancora, puo' essere migliorata, ma non deve venire meno lo spirito che ha fatto in modo che i beni mafiosi fossero messi a disposizione delle comunita'. Il governo ora dice che ci sono 3 mila beni confiscati inutilizzati e quindi da mettere all'asta. Ma se andiamo a vedere quali sono questi beni, il 36% e' sotto ipoteca bancaria, il 30% e' occupato, mentre altri sono divisi in varie quote. Se c'e' bisogno di un emendamento e' per creare le condizioni per rendere disponibili questi beni".
Ma legalita' significa portate avanti progetti e valori nelle scuole. E per questo agli studenti del Palamandela Don Ciotti non ha mancato di ripetere, ancora una volta, le parole che Antonino Caponnetto, il magistrato fiorentino che costitui' il pool antimafia di Palermo, pronuncio' quando nacque Libera: "La mafia teme piu' la scuola che la giustizia. L'istruzione taglia l'erba sotto i piedi della cultura mafiosa".  

MAFIA: DON CIOTTI, C'E' UNA COSA NOSTRA CHE NON FA RUMORE MA AFFARI
'ATTENZIONE AD ABBASSARE LA GUARDIA, E' IL TEMPO DI UNA NUOVA MAFIA' Firenze, 10 dic. - (Adnkronos) - «Che fine ha fatto quella disposizione della finanziaria 2006 che prevedeva la confisca dei beni ai corrotti e l'uso sociale di questi beni? Non ne abbiamo saputo piu' nulla». E' con questa domanda che don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, ha concluso il suo intervento al Meeting sui diritti umani di Firenze, dopo aver affrontato le varie questioni che riguardano la battaglia per la legalita' e contro la criminalita' organizzata in Italia. Con la consapevolezza che certi silenzi non devono illudere e che la MAFIA oggi e' diversa da quella che siamo abituati a considerare.«Attenzione ad abbassare la guardia - ha ammonito don Ciotti - nei prossimi anni dovremo parlare di una quinta MAFIA, rappresentata dall'intreccio tra colletti bianchi, segmenti della politica, cosche, una MAFIA che non fa rumore, ma che fa affari». Ed e' da tutto questo che si deve partire anche per parlare di possibilita' di riconciliazione. «Non basta pentirsi, bisogna convertirsi. Non basta dire parole, bisogna restituire qualcosa alle comunita', rimettere in gioco la propria vita». (segue)
 
MAFIA: DON CIOTTI, C'E' UNA COSA NOSTRA CHE NON FA RUMORE MA AFFARI (2)
(Adnkronos) - E tutto questo rimanda anche a un impegno portato avanti in prima persona: «Impegno che e' anche il miglior modo di fare memoria, facendo in modo che le idee e i sogni di chi non c'e' piu' possano camminare sulle nostre gambe. Non basta una giornata della memoria, ci vogliono 365 giorni di impegno. E non basta chiedere allo Stato, perche' siamo chiamati tutti a fare la propria parte».Don Ciotti e' ritornato anche sulla questione dei beni confiscati alla mafia, oggetto in questi giorni di un emendamento della Finanziaria. «La legge che ha permesso queste confische c'e' ancora, puo' essere migliorata, ma non deve venire meno lo spirito che ha fatto in modo che i beni mafiosi fossero messi a disposizione delle comunita'. Il governo ora dice che ci sono 3 mila beni confiscati inutilizzati e quindi da mettere all'asta. Ma se andiamo a vedere quali sono questi beni, il 36% e' sotto ipoteca bancaria, il 30% e' occupato, mentre altri sono divisi in varie quote. Se c'e' bisogno di un emendamento e' per creare le condizioni per rendere disponibili questi beni».Ma legalita' significa portate avanti progetti e valori nelle scuole. E per questo agli studenti del Palamandela Don Ciotti non ha mancato di ripetere, ancora una volta, le parole che Antonino Caponnetto, il magistrato fiorentino che costitui' il pool antimafia di Palermo, pronuncio' quando nacque Libera: «La mafia teme piu' la scuola che la giustizia. L'istruzione taglia l'erba sotto i piedi della cultura mafiosa».

Comunicati

  1. Tribunali in terra di mafia

    Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime.

  2. La prima tappa di Libera la natura

    E' cominciato il nuovo viaggio di "Libera la Natura", l'iniziativa di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e del Gruppo sportivo del Corpo Forestale.

  3. Corruzione: attendiamo la legge dal 1999

    «È dal 1999 che attendiamo la legge contro la corruzione. Il governo l'ha presentata con molta forza, forse è che non la vogliono. Si dovrebbbe tornare indietro sull'abuso d'ufficio e sul falso in bilancio. La corruzione pubblica fa da viatico ad interessi, a giochi, a poteri». Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di 'Liberà, a margine della presentazione della mostra fotografica 'Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino 20 anni dopò a Palazzo Incontro.