Perugia, 1 dicembre 2009 - Il Consiglio regionale dell'Umbria ha
approvato con 15 voti favorevoli, 6 astenuti e nessuno contrario la
proposta di risoluzione concernente il ritiro dell'emendamento alla
Finanziaria 2010 (atto del Senato) che prevede l'introduzione della
possibilità di vendita dei beni confiscati alle mafie. Una iniziativa
presa dalla Commissione d'inchiesta sulle infiltrazioni criminali in
Umbria.
Nell'illustrare in Aula la proposta di risoluzione, il presidente della
Commissione d'inchiesta, Paolo Baiardini, ha spiegato che "considerato l'elevato
rischio che in tutti i territori ad alta infiltrazione mafiosa la vendita
di un bene confiscato non significhi altro che una nuova possibilità di
acquisto da parte dei precedenti proprietari, si chiede al Parlamento di
ritirare l'emendamento alla Finanziaria che ne prevede la possibilità di
vendita, in quanto verrebbe a compromettere l'impianto legislativo di
contrasto alla mafia che ha nella confisca dei beni e nel loro utilizzo a
scopi sociali uno degli strumenti più efficaci di lotta alla criminalità
organizzata".
La risoluzione approvata oggi chiede anche di potenziare l'applicazione
della legge "109/'96" provvedendo a predisporre una disciplina organica
della gestione dei beni confiscati, anche istituendo un'agenzia a tal
fine. Al proposito Baiardini ha ricordato che in Commissione è stato
affermato, da parte di alcuni consiglieri, che "non sarebbe giusto e
nemmeno corretto mettere tutti i beni confiscati sullo stesso piano", ed
ha citato l'esempio di una impresa che venga confiscata: "ciò porterebbe
al fallimento dell'impresa - ha detto - ed alla considerazione che la
mafia dà lavoro mentre lo Stato chiude. Occorre perciò distinguere - ha
concluso - e predisporre una normativa di dettaglio".
Infine la proposta di risoluzione approvata impegna il presidente del
Consiglio regionale a trasmettere il testo al presidente della Repubblica,
al presidente del Senato, al presidente della Camera ed al presidente del
Consiglio dei ministri.
Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime.
E' cominciato il nuovo viaggio di "Libera la Natura", l'iniziativa di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e del Gruppo sportivo del Corpo Forestale.
«È dal 1999 che attendiamo la legge contro la corruzione. Il governo l'ha presentata con molta forza, forse è che non la vogliono. Si dovrebbbe tornare indietro sull'abuso d'ufficio e sul falso in bilancio. La corruzione pubblica fa da viatico ad interessi, a giochi, a poteri». Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di 'Liberà, a margine della presentazione della mostra fotografica 'Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino 20 anni dopò a Palazzo Incontro.