Testata per la stampa
 
  1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
  1. rss |
  2. English page Page en langue francaise Pàgina en espanol |
  3.  
    |
  4. scrivi |
  5. mappa |
  6. Versione ad Alto Contrasto Dimensione del testo: Normale Dimensione del testo: Grande

Testata per la stampa

Contenuto della pagina

Caselli: sbagliato mettere all'asta i beni dei mafiosi

MAFIA: CASELLI, NON E' ALLO SBANDO MA FORTEMENTE IN DIFFICOLTA'
(AGI) - Milano , 6 dic. - Il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli commenta positivamente le operazioni di polizia che hanno portato ieri all'arresto di due importanti boss mafiosi a Palermo e a Milano. Nega pero' che "Cosa Nostra sia alla fine o allo sbando", ma "certamente e' fortemente in difficolta'". "L'arresto di latitanti dimostra - dice intervenendo alla trasmissione di Fabio Fazio "Che tempo che fa" - come le forze dell'ordine siano professionalmente di primissimo ordine e dobbiamo esserne orgogliosi. Al governo spetta ora il compito di dotarle dei mezzi necessari. Quando leggo che non hanno la benzina per le auto o la carta per le fotocopie mi interrogo se i meriti siano della polizia o se sono da condividere con altri. Oggi ci sono procure sguarnite e qui bisogna intervenire. E' un problema importantissimo da risolvere con l'intervento del governo e del Parlamento".
Caselli fa poi proprie le perplessita' di Don Ciotti sulla vendita all'asta dei beni sequestrati alla mafia: "il rischio e' che tornino alla stessa mafia attraverso dei prestanome. Se i beni sono messi all'asta se li ricompra. In questi casi fare cassa puo' essere pericoloso. Ci vuole un'antimafia sociale, un'antimafia dei diritti" conclude citando ad esempio le cooperative di giovani che lavorano e producono sulle terre confiscate ai mafiosi.

MAFIA: CASELLI, SBAGLIATO METTERE ALL'ASTA BENI DEI MAFIOSI CON SCUDO FISCALE ORGANIZZATO IN ALTRO MODO SI POTEVA FARE CASSA
(ANSA) MILANO, 6 DIC - 'L'antimafia dei diritti rappresentata dai giovani delle cooperative che coltivano i terreni sequestrati alla mafia rischia di essere sacrificata nel momento in cui i beni vengono messi all'asta'. Lo ha detto il procuratore di Torino Giancarlo Caselli commentando l'ipotesi di vendere i beni sequestrati alla mafia se in 180 giorni non hanno trovato una destinazione d'uso. 'Chi se li compra? - si e' chiesto Caselli - se li comprano i mafiosi. Non ci possono essere dubbi'. Caselli ha contestato anche l'idea che la vendita serve per fare cassa in un momento di crisi economica: 'E' legittimo ma bisogna stare attenti a come si fa cassa. In questo modo si indebolisce la lotta contro la mafia che gode di una liquidita' economica straordinaria'. 'Non e' il mio mestiere - ha aggiunto - fare cassa e' legittimo. Lo scudo fiscale organizzato in un altro modo avrebbe consentito di fare cassa molto di piu' di quanto non avvenga'. Caselli ha quindi ricordato il generale Dalla Chiesa che poco prima di essere ucciso aveva affermato che gran parte dei privilegi mafiosi pagati dai cittadini sono i diritti: 'Diamoglieli, togliamo questo potere alla mafia, facciamo dei suo dipendenti i nostri alleati'. Quindi parlando di Libera, l'associazione di Don Ciotti, ha ricordato: 'L'antimafia ha le manette, e' repressione e processi ma da solo non basta. Serve anche l'antimafia dei diritti che oggi si realizza in concreto con le cooperative dei giovani che coltivano i terreni sequestrati ai mafiosi'. (ANSA).

Comunicati

  1. Tribunali in terra di mafia

    Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime.

  2. La prima tappa di Libera la natura

    E' cominciato il nuovo viaggio di "Libera la Natura", l'iniziativa di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e del Gruppo sportivo del Corpo Forestale.

  3. Corruzione: attendiamo la legge dal 1999

    «È dal 1999 che attendiamo la legge contro la corruzione. Il governo l'ha presentata con molta forza, forse è che non la vogliono. Si dovrebbbe tornare indietro sull'abuso d'ufficio e sul falso in bilancio. La corruzione pubblica fa da viatico ad interessi, a giochi, a poteri». Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di 'Liberà, a margine della presentazione della mostra fotografica 'Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino 20 anni dopò a Palazzo Incontro.