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Lettera dei familiari delle vittime delle mafie, del dovere e della criminalità organizzata: "Chiediamo di bloccare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati"

All'attenzione del
 
Presidente Commissione parlamentare Antimafia Giuseppe Pisanu
Presidente della Camera Gianfranco Fini


Ai capigruppo alla Camera dei deputati
 
 
Siamo i familiari delle vittime delle mafie, del dovere e della criminalità organizzata,
siamo genitori, coniugi, figli, fratelli e sorelle di coloro che sono caduti per mano di criminali senza scrupolo e senza Patria.  Siamo tanti e con l'Associazione Libera di cui facciamo parte, sempre uniti seguendo l'insegnamento di una di noi, Saveria Antiochia, da 15 anni conduciamo la nostra attività di contrasto al dilagare dei fenomeni mafiosi e criminali.

Tutti noi familiari sentiamo sempre forte e presente il dolore per la morte violenta per mano mafiosa dei nostri cari. E' un sentimento impresso a fuoco nella nostra anima e nel nostro cuore, ma abbiamo sempre cercato di trasformare questo enorme dolore in impegno sociale, culturale, umano per il nostro Paese, convinti come siamo che partendo proprio dal nostro dolore e dalla memoria dei nostri cari si possa scrivere un'altra storia, quella di un Paese che vuole vivere nella legalità, nella solidarietà e soprattutto senza mafie.

Nel 1996, con Libera e con la firma di oltre un milione di cittadini perbene, abbiamo sostenuto l'approvazione della legge 109 che prevede la confisca del patrimonio dei mafiosi e la destinazione ad uso sociale dei beni confiscati. Lo abbiamo fatto perché siamo coscienti che l'aggressione del loro patrimonio è temuta dai mafiosi più di qualunque altra cosa, e lo abbiamo fatto perché vedere riconsegnati alla comunità, ai territori, alla società civile, ai cittadini, allo Stato tutti quei beni che la mafia ha costruito sul sangue e col sangue dei nostri cari, dia un senso ed un significato concreto non solo al nostro impegno ma soprattutto al loro sacrificio.
Da allora la confisca e l'utilizzo a fini sociali del patrimonio dei mafiosi ha assunto nel nostro Paese un valore simbolico irrinunciabile per la lotta alle mafie. Trasformare in scuole, caserme, istituti di assistenza, luoghi di pubblica utilità tutti quegli edifici sottratti alla criminalità restituisce dignità allo Stato che si dichiara convinto di volere sconfiggere le mafie.

Quella legge ha reso possibile l'assegnazione dei terreni confiscati ai Riina, ai Provenzano, ai Rogoli, agli Schiavone ed ai Piromalli a cooperative di lavoro, lontane dalle infiltrazioni mafiose, che tra mille difficoltà e continue intimidazioni li hanno trasformati in fattori di produzione di "legalità".

Tutto questo ci ha fatto sentire nuovamente il "sapore della legalità" ed abbiamo accolto con soddisfazione che anche il Parlamento Europeo ha cominciato a discutere di confisca dei beni ai mafiosi, perché sappiamo che le mafie continuano ad investire e riciclare i loro soldi sporchi anche all'estero e che la lotta contro la criminalità organizzata e le mafie non può avere confini.

Come è possibile oggi pensare di rinunciare a tanto? Modificare la legge 109/96 ed introdurre la possibilità che i beni confiscati non assegnati possano essere venduti significa, in pratica, riconsegnarli alle mafie.
Come potete credere che ci sia veramente la possibilità che quei beni, venduti sul libero mercato, siano acquistati da onesti cittadini e non dagli stessi mafiosi a cui sono stati sottratti?
Pensate veramente che i mafiosi abbiano difficoltà ad intimidire ogni possibile acquirente, a trovare i prestanomi ed il denaro per potersi riappropriare di quei beni?
Vorreste farci credere che siete in grado di escludere che i mafiosi possano riprendersi quello che, con enormi sacrifici ed impegno, eravamo riusciti a togliere loro?

Creare le condizioni che anche uno soltanto di quei beni confiscati alle mafie, possa tornare nella loro disponibilità sarebbe l'ennesimo segnale di debolezza dello Stato, e rappresenterebbe un assist alle mafie che vogliamo credere involontario e che deve essere assolutamente evitato.

La mafia ha già dimostrato di non avere alcun problema finanziario ed è certamente in grado di acquistare, sotto le più svariate forme, i beni che saranno venduti all'asta, per ritornare a seminare paura ed a rafforzare i propri poteri di intimidazione nei territori.

Siamo convinti, invece, che gli interventi di modifica della legge 109/96 debbano essere indirizzati verso l'individuazione di strumenti e procedure che semplificano e velocizzino la procedura per rendere effettive le destinazioni a fini sociali dei beni confiscati.  Da anni chiediamo, inascoltati, che venga istituita una Agenzia nazionale che si occupi di tutte le fasi, sequestro, confisca, assegnazione e destinazione dei beni e delle aziende confiscate ai mafiosi.

Per queste ragioni Onorevoli Vi chiediamo:

- di votare contro il provvedimento approvato dal Senato il 13 novembre 2009, per non indebolire e non cancellare i principi della legge 109/96 ;

- di adoperarvi ad ogni livello per evitare che tale provvedimento possa diventare esecutivo.

Siamo convinti che le risorse economiche necessarie al nostro Paese possano e debbano essere trovate non già vendendo i beni confiscati alle mafie, ma approntando idonei strumenti per l'effettivo contrasto alla corruzione, all'evasione ed all'elusione fiscale.

Sottoscrivono la presente lettera oltre 400 familiari di vittime innocenti delle mafie, del dovere e della criminalità organizzata.

Comunicati

  1. Libera su sentenza processo Mafia Capitale

    Una sentenza che va rispettata ma che ci lasci perplessi, attendiamo di leggere le motivazioni.  Le carte processuali e le intercettazioni trascritte, al di là della sentenza, raccontano di una Capitale con ferite profonde, dove la corruzione, il mercimonio della cosa pubblica, una criminalità violenta e predatoria,  ha inquinato e condizionato il tessuto sociale, politico ed economico.

  2. Borsellino: Don Ciotti, serve coraggio da parte istituzioni

    "La prima eredita' che ci ha lasciato Paolo Borsellino e' il coraggio della verita' ma anche il dovere della verita' che dobbiamo cercare tutti. La testimonianza che ha dato Borsellino di impegno e responsabilita' nella sua professione e' importante, oggi non si chiede solo una lettura giudiziaria ma si chiede di approfondire anche le responsabilita' politiche che ci sono state. Oggi piu' che mai occorre che a parlare siano uomini delle istituzioni, dando un loro contributo alla ricerca della verita'". Lo ha detto don Luigi Ciotti, a margine delle iniziative in corso in via D'Amelio per ricordare la strage del 19 luglio di 25 anni.

  3. Calabria: La memoria non va in vacanza

    Si sta avvicinando il 22 luglio, data simbolo in cui Libera promuove "I Sentieri della Memoria", oggi alla sua quattordicesima edizione. Una marcia fino a Pietra Cappa, nel cuore dell'Aspromonte e nel comune di San Luca, per ricordare Lollò Cartisano e tutte le vittime innocenti della 'ndrangheta.