Parte campagna di Libera contro vendita beni confiscati
18 nov. (Apcom) - Al via la campagna della rete di Libera.Associazioni, nomi e numeri contro le mafie contro la vendita dei beni confiscati dopo l'emendamento approvato lo scorso venerdì al Senato. Sul sito di www.libera.it e sui siti delle principali associazioni della rete dell'associazione guidata da Luigi Ciotti (da Legambiente, all'Arci, da Avviso Pubblico, all'Uisp e altre) sarà possibile firmare l'appello 'Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra'. "Tredici anni fa - si legge nell'appello a firma di Don Luigi Ciotti - oltre un milione di cittadini firmò la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96: si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente"."Oggi quell'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato"."La vendita di quei beni - prosegue l'appello - significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni"."Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti 'cosa nostra'".
MAFIA: LIBERA, VIA A CAMPAGNA CONTRO VENDITA BENI CONFISCATI
(ANSA) - ROMA, 18 NOV - 'Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra': e' lo slogan della campagna contro la vendita dei beni confiscati alle cosche lanciata da Libera, la rete di associazioni guidata da don Luigi Ciotti, dopo l' approvazione in Senato di un emendamento alla legge finanziaria che prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescano a destinare entro tre o sei mesi. L' iniziativa si sviluppera' da oggi con la raccolta di firme - sia on line sia con manifestazioni che saranno organizzate in tutta Italia - ad un appello che sara' sottoposto al Governo e al Parlamento affinche' l' emendamento sia ritirato.
'Tredici anni fa - e' detto in una nota - oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimita' le legge 109/96. Si coronava, cosi', il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente. Oggi quell 'impegno rischia di essere tradito'.
Nell' appello firmato da don Ciotti si dice che 'e' facile immaginare, grazie alle note capacita' delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si fara' avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato. La vendita di quei beni significhera' una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficolta' del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge'.
L'associazione chiede, invece, che 'si introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie'. (ANSA).
Mafia, Libera: al via campagna contro vendita beni confiscati
Roma, 18 NOV (Velino) - "Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimita' le legge 109/96. Si coronava, cosi', il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente. Oggi quell'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacita' delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si fara' avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato". E' l'incipit dell'appello "Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra", lanciato da Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che da oggi e' possibile firmare on line oltre che in forma cartacea durante le varie iniziative di mobilitazione in giro per l'Italia. "La vendita di quei beni - prosegue l'appello - significhera' una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficolta' del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilita' dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avra' un effetto dirompente sulla stessa credibilita' delle istituzioni. Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa".
LEGALITA': BENI CONFISCATI, AL VIA CAMPAGNA DELL'ASSOCIAZIONE "LIBERA"
PALERMO (ITALPRESS) - Al via la campagna della rete di "Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" contro la vendita dei beni confiscati. L'iniziativa e' stata organizzata dopo l'emendamento approvato lo scorso venerdi' in Senato.
Sul sito www.libera.it e sui siti delle principali associazioni della rete dell'associazione guidata da Luigi Ciotti, da Legambiente, all'Arci, da Avviso Pubblico, all'Uisp, sara' possibile firmare l'appello "Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra".
"Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie - spiega Don Ciotti -. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimita' la legge 109/96. Si coronava, cosi', il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente. Oggi quell'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacita' delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si fara' avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato". L'appello di don Ciotti potra' essere firmato on line e in occasione di iniziative di mobilitazione in giro per l'Italia.
(ITALPRESS) -
LEGALITA': BENI CONFISCATI, AL VIA CAMPAGNA DELL'ASSOCIAZIONE
"La vendita di quei beni significhera' una cosa soltanto - continua l'appello -: che lo Stato si arrende di fronte alle difficolta' del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilita' dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avra' un effetto dirompente sulla stessa credibilita' delle istituzioni. Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa.
Perche' quei beni sono davvero tutti "cosa nostra".
Il buon senso oggi ci invita a non rassegnarsi al disegno, che ci pare si possa definire frettoloso, di ridurre il numero delle strutture dell'ordinamento giudiziario presenti su un territorio di 'ndrangheta. In Calabria, esse rappresentano protezioni tutt'ora necessarie, e da portare finalmente a regime.
E' cominciato il nuovo viaggio di "Libera la Natura", l'iniziativa di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e del Gruppo sportivo del Corpo Forestale.
"Forza ragazzi, non smarritevi: reagite, dire da che parte si sta è il modo migliore per abbracciare Melissa", ripete don Ciotti, mentre ancora ha negli occhi i "quaderni, gli zainetti, i fogli di carta, sparsi a terra da quell'esplosione di una violenza criminale inaudita".