
Il Senato approva la Finanziariaresta fuori la Banca del Sud
Sì invece alla destinazione alla vendita dei beni confiscati alla mafia. Don Ciotti: "Tradito l'impegno con i cittadini, che si erano espressi per l'uso sociale di queste risorse"
ROMA - Il Senato ha approvato la Finanziaria con 149 voti favorevoli, 122 contrari 122 e 3 astenuti. Il Senato ha sospeso la seduta per consentire alla commissione bilancio di esaminare la nota di variazione al bilancio approvata dal consiglio dei ministri. Dopo la pausa, i senatori torneranno in Aula per il voto finale del disegno di legge di bilancio con il quale si conclude l'esame della finanziaria. Il testo approvato poi passerà all'esame della Camera.
Nel pomeriggio, era stata dichiarata inammissibile la norma che introduceva la Banca del Sud nel contesto della Finanziaria. "Il regolamento mi impone la dichiarazione di inammissabilità", ha detto in Aula il presidente del Senato, Renato Schifani, spiegando che l'emendamento non era stato discusso dalla commissione Bilancio prima dell'approdo in Aula.
"Ritengo che una discussione avrebbe potuto contribuire al dibattito tra le parti - ha detto Schifani -. Mi spiace che in questa occasione nè la commissione nè l'Aula abbiano la possibilità di potersi confrontare. Sarebbe stata necessaria per questo la volontà di tutte le parti a dichiarare ammissibile in deroga l'emendamento, ma prendo atto della obiezione di Morando e quindi dichiaro inammissibile il testo".
Stessa sorte, per analoghe ragioni, è stata riservata all'emendamento che prevedeva le detrazioni Iva sulle autofatture di chi acquista tartufi da venditori occasionali. E' stato ritenuto invece ammissibile il comma sulla destinazione delle somme ricavate dalla vendita dei beni confiscati alla mafia, perché anche se l'argomento non era stato trattato in modo specifico nel passaggio in commissione, comunque la materia, in generale, era stata trattata nel corso delle sedute.
Una norma che Don Ciotti, presidente dell'associazione Libera, contesta con forza: "Con l'emendamento votato oggi al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività", ricorda.
"Se l'obiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie - prosegue il sacerdote - strumenti già ce ne sono, a partire dal 'Fondo unico giustizia' alimentato con i soldi 'liquidi' sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia. Ma è un tragico errore vendere i beni, correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan".
www.repubblica.it (13 novembre 2009)
Don Ciotti: «No alla norma sulla vendita dei beni confiscati alla mafia»
«Tradito l`impegno assunto con la legge sull'uso sociale. C'è il rischio di renderli alle organizzazioni criminali»
MILANO - Appello pubblico di don Luigi Ciotti a tutte le forze politiche affinchè «la Camera cancelli la norma sulla vendita dei beni confiscati» ai boss mafiosi introdotta dal Senato nella legge finanziaria. «Con l`emendamento votato oggi al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie - denunciano don Ciotti- viene di fatto tradito l`impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull`uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività. Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l`obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal "Fondo unico giustizia" alimentato con i soldi "liquidi" sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizi». «Ma è - spiega don Ciotti- un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all` influenza dei clan. Facciamo un appello a tutte le forze politiche perché questo emendamento, che rischia di tradursi in un ulteriore "regalo" alle mafie, venga abolito nel passaggio alla Camera».
www.corriere.it (13 novembre 2009)
Lavoro, ricerca, sicurezza: nulla. In vendita i beni della mafia
«Questa finanziaria corrisponde al nulla, e anche il nulla ha un suo senso». Anna Finocchiaro in Aula fotografa lo stato della politica economica italiana al momento del primo sì alla manovra a palazzo Madama. Nessuna promessa mantenuta: né sulle tasse, né per gli alluvionati di Messina, né per i ricercatori dell'Università, né per la sicurezza e la giustizia (che si finanziano - udite - con fondi già loro).
Eppure quel testo non è affatto una scatola vuota. Anzi, È il concentrato di una serie di mine vaganti, con effetti disastrosi per il Paese, dalle politiche sulla Difesa, a quelle anti (anti?) mafia. Un testo inefficace e pericoloso, costruito a suon di emendamenti (l'ultimo, l'omnibus del relatore, limato fino a ieri mattina) senza una strategia. Il plafond concesso ai senatori non supera i 300 milioni (da sottrarre ad altre voci). Una miseria. Dopo una guerra di nervi nervosa e persa in partenza, la maggioranza vara la manovra 148 sì contro 112 contrari, nessun astenuto.
L'altra mina è tutta politica. L'ultima giornata di votazioni si è rivelata molto complicata per il governo, che di fatto è andato sotto per tre volte e si è salvato solo grazie alle astensioni (in senato si sommano ai no). In un clima carico di tensioni, soprattutto nei confronti del ministro dell'economia, a restare fuori dal testo è stata la sua creatura prediletta: la Banca del Mezzogiorno. Cassata «a malincuore» da Renato Schifani per ragioni regolamentari. C'è da scommetetre che tornerà alla camera. Ma il segnale è arrivato dritto-dritto nelle stanze di Via Venti Settembre.
È da lì infatti che è partita la tagliola sugli stanziamenti. Anche su quelli minimi. Ai ricercatori dell'Università sono stati negati 80 milioni per 4.200 nuove assunzioni. «Uno scandalo», commenta Ignazio Marino. Il governo ha bloccato poi tutte le proposte dell'opposizione per la messa in sicurezza del territorio in provincia di Messina. No alla cedolare secca sugli affiti e agli aiuti agli inquilini. No alla limatura Irap, no a veri sgravi fiscali. La finanziaria resta light.
«Una vera presa in giro», ripetono in Aula parecchi senatori, i fondi per il ministero dell'interno e della Giustizia. Dopo le rassicurazioni anche dei big del centrodestra (Maurizio Gasparri in testa) l'Economia ritaglia 100 milioni da un fondo istituito nella manovra dell'anno scorso proprio per finanziare giustizia e sicurezza. Una beffa. Quei 100 milioni, spuntati a ridosso della partita sul processo breve, non sono che una partita di giro. Alla Giustizia i soldi della Giustizia. Sono indignati i senatori delle Commissioni Giustizia e antimafia. Ma quella copertura resta. Non si cambia nulla.
Ma i veri giochi pericolosi si fanno sugli immobili. Quelli della Difesa, che vengono sottratti al Demanio e affidati alla neo-costituita Difesa Spa. E quelli confiscati alla mafia. L'emendamento del relatore apre la strada alla vendita degli immobili confiscati alle organizzazioni criminali. Il ricavato sarà distribuito per il 50% al ministero dell'Interno per la tutela sicurezza pubblica e per il restante 50% al ministero della Giustizia per il potenziamernto degli uffici giudiziari.
Una disposizione molto grave. A denunciarlo è don Luigi Ciotti, presidente dell'associazione Libera. «Con questo emendamento viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività - dichiara don Ciotti - È un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan».
Indignate le reazioni dei senatori Laura Garavini e Giuseppe Lumia. «Si apre un varco pericoloso - dichiara la prima - i poteri di controllo dei prefetti sui possibili acquirenti sono molto deboli». «Rischiamo di fare un bel regalo ai caln - aggiunge Lumia - è la solita improvvisata che crea più problemi di quanti ne voglia risolvere. Il nostro no è serio e fondato. Abbiamo sempre sostenuto che i beni debbono diventare reddito per il loro riutilizzo sociale e produttivo. Ma questo compito va affidato ad agenzie specializzate». Tutti appelli caduti nel vuoto: i senatori hanno varato. Ora la partita passa alla Camera, dove il tesoro potrebbe allentare i cordoni della Borsa. Stando almeno alle promesse. E soprattutto infilare di nuovo la Banca del mezzogiorno.
L'Unità (www.unita.it) - di Bianca Di Giovanni - 13 novembre 2009
Sì a vendita beni. «Regalo ai boss»
Un emendamento che permette al governo di mettere in vendita i beni confiscati alla mafia. C'è anche questo nella Finanziaria, e ha scatenato ieri le reazioni delle associazioni antimafia e dell'opposizione. «Un regalo alle mafie», lo definisce senza mezzi termini don Luigi Ciotti, presidente di Libera, anche perché viene abolita la norma che prevede l'uso sociale dei beni confiscati alle cosche e la loro restituzione alla collettività. «È un tragico errore vendere i beni questi beni, è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione», ha detto ancora don Ciotti. «Pur di far cassa il governo ha scelto di vendere i beni confiscati alla mafia, facendo un bel regalo ai boss, senza garantire, e questo è assurdo, il reintegro dei consistenti tagli alla sicurezza imposti da Tremonti», ha aggiunto Laura Garavini, capogruppo Pd in commissione Antimafia. Per il senatore del Pd Giuseppe Lumia «la proposta del governo è la solita improvvisata che crea più problemi di quanti ne voglia risolvere. Abbiamo sempre sostenuto che i beni debbono diventare reddito per il loro riutilizzo sociale e produttivo».
Il Manifesto - 13 novembre 2009
Sì alla Finanziaria, stop ai fondi per i ricercatori
ROMA - Fine prima tappa per la Finanziaria 2010, che ha tagliato ieri (con l'astensione del Mpa) il traguardo del sì in Senato. Moltissimi gli stop agli emendamenti presentati, frutto della linea del rigore imposta da Tremonti. La manovra tornerà al Senato dopo il passaggio alla Camera. Quand'anche non ne spuntassero altri in corso d'opera (è escluso, ad esempio, che torni in scena quello sui tagli all'Irap) a rendere obbligatorio il voto bis a Palazzo Madama sarà comunque l' emendamento che inseriva in manovra il ddl sulla Banca del Sud, che «a malincuore», come ha tenuto a sottolineare, il presidente del Senato Renato Schifani ha dichiarato inammissibile, rimandando la pratica a Montecitorio.
Un no dovuto, visto che il tema cui l'emendamento si riferiva non era stato trattato durante la discussione in commissione Bilancio, come vuole la regola di Palazzo Madama. Polemiche su un altro emendamento bocciato (ma con voto). È quello, in partenza "bipartisan", che sbloccava i fondi per i giovani ricercatori universitari. Firmato dal presidente della commissione Cultura Guido Possa e sostenuto anche da altri senatori di Pdl e Lega, era stato poi però oggetto di richiesta di ritiro da parte del governo. Possa l'aveva ritirato. Ma il testo era stato fatto proprio dal Pd. È così approdato al voto, ma è stato bocciato. Secondo fonti di maggioranza la norma potrebbe rientrare nel ddl Gelmini sull'Università. Ma l'Associazione dei dottori di ricerca parla di «ennesimo gesto d'indifferenza e prepotenza nei confronti non solo dei giovani ricercatori, ma di tutta l' Università» e di rischio che «i fondi già stanziati» possano ora andare perduti.
Polemiche anche su un altro emendamento, stavolta approvato. È quello che consente la vendita dei beni sequestrati alla criminalità organizzata, fin qui oggetto di riassegnazione a fini sociali, col ricavato diviso a metà tra i ministeri dell'Interno e della Giustizia. Per il Pd si rischia «di fare un bel regalo alla mafia». E per don Ciotti, presidente dell'associazione Libera, «viene tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività». Esistono già, obietta Ciotti, fonti
come il Fondo unico giustizia, cui affluiscono i liquidi sottratti ad attività criminali. Il testo varato ieri (terza versione del maxi- emendamento del relatore) "vale" 300 milioni. Stanzia per la sicurezza 100 milioni, coprendone parte con la norma contestata da don Ciotti. Destina 15 milioni annui (2010-2011) e 20 nel 2012 alle regioni del Sud che incentivano progetti coordinati dal Cnr su tecnologie avanzate per efficienza energetica, ambiente, innovazione nell'agroalimentare, produzione di farmaci biotecnologici. Per le regioni colpite dal maltempo arrivano 10 milioni. Altrettanti per i prodotti a lunga stagionatura (prosciutto e parmigiano tra loro). Salvi i contributi alle testate che hanno mutato denominazione sociale, come il Secolo l' Italia che dopo la fusione An-Fi nel Pdl non è più organo di partito. Per l'agricoltura prorogate le agevolazioni contributive (154,5 milioni), ma tagliate quelle sul biodiesel (88,7 milioni). Un odg del senatore Ranucci impegna il governo al varo di una norma compensativa a favore delle imprese per i crediti vantati verso Enti locali e non saldati. Sparito infine (sotterrato?) il testo che prevedeva la detrazione Iva per la compravendita di tartufi. È stato ritenuto inammissibile.
Il Messaggero - di ANTONIO PAOLINI - 13 novembre 2009
Partenza da Pescara per Genova il 16 marzo alle ore 23:00 e ritorno nella tardi serata del 17 o prima mattinata del 18.
Si è concluso giovedì 9 febbraio, il corso gratuito di formazione per amministratori e dipendenti della pubblica amministrazione "Mafie al nord, corruzione ed ecomafie", organizzato dall'Osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara e da Avviso Pubblico.
Un tempo il terreno era di un boss della 'ndrangheta, uno della famiglia Piromalli. Poi gli è stato confiscato. E per anni quegli ettari di prato e rifiuti nella piana di Gioia Tauro sono rimasti lì, abbandonati alla desolazione. Oggi sono rinati grazie ai ragazzi della cooperativa Valle del Marro, che vi coltivano olivi, melanzane, pomodori...