
«Con l'emendamento votato oggi al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività.
Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l'obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal "Fondo unico giustizia" alimentato con i soldi "liquidi" sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia.
Ma è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan.
Facciamo un appello a tutte le forze politiche perché questo emendamento, che rischia di tradursi in un ulteriore "regalo" alle mafie, venga abolito nel passaggio alla Camera».
Luigi Ciotti
Presidente di Libera
Portare la Giornata a Milano impone di concentrare l'attenzione sul rapporto tra mafie e potere politico con tre protagonisti della stagione 1989 - 1994 : ne parlano infatti GianCarlo Caselli, Roberto Scarpinato, Gherardo Colombo, in collegamento video da tre città.
(ANSA) - ROMA, 11 MAR - 'Accogliamo con soddisfazione l'approvazione dell'Agenzia per i beni confiscati alla MAFIA, un segnale importante votato all'unanimita' delle forze politiche.'
Ero con voi il 23 marzo 2002 al Circo Massimo per i difendere i diritti dei lavoratori e continuerò ad esserlo. Vivo con grande preoccupazione questo momento di crisi. Crisi significa povertà. Povertà materiale ma, prima ancora, povertà etica, politica, culturale. Povertà dei diritti e delle opportunità che devono essere riconosciuti a ciascuno, senza eccezioni, perché questa è la base della democrazia.