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Libera a Genova, una nota di Nando Dalla Chiesa

Intanto vi avverto. Le calunnie della Casa della legalità di Genova contro Libera andranno avanti parecchio. E poi vi spiego con ordine che cos'è successo.

1) Contrariamente a quel che credono e dicono in tanti, anche tra le autorità, a Genova la mafia esiste. E prova a metterci radici. Tant'è che ci sono diversi beni già confiscati a esponenti dei clan. Uno di questi è in Vico Mele 3, alla Maddalena, zona degradata del centro storico, su cui l'amministrazione comunale sta compiendo notevoli sforzi di riqualificazione (problemi di fatiscenza, di sicurezza ecc). Io a Genova ho la responsabilità della promozione della città, dei grandi eventi e di progetti culturali. E nell'ambito di questa responsabilità ho dato vita al filone "Genova città dei diritti". Ed è proprio muovendomi sui diritti che ho voluto dare alla questione della mafia un'attenzione che prima l'amministrazione non aveva mai avuto. Per questo quando ho saputo del bene confiscato in vico Mele 3 (che non è l'unico in quella zona) ho proposto che diventasse una bottega dei prodotti ottenuti sulle terre confiscate alla mafia. Per sostenere la ripresa anche economica del quartiere, per liberare definitivamente i locali (non grandi) sui quali il vecchio titolare, condannato per mafia, continuava a esercitare un controllo materiale.

2) Così ho promosso incontri -tutti registrati nelle date e negli orari- con i diversi rami competenti dell'amministrazione, riscontrando l'accordo di tutti su questo tipo di destinazione (la bottega). Nel corso di tali incontri sono anche venuto a sapere che il vecchio titolare era ospite del Comune in un albergo, in quanto ufficialmente invalido "al cento per cento". Me ne sono scandalizzato e ho sollevato il problema a partire dal piano simbolico, chiedendo di intervenire. Poi ho pensato che il 26 aprile, ossia nella giornata genovese del tour che i Modena City Ramblers hanno realizzato sui beni confiscati in Italia, fosse giusto comunicare visibilmente la destinazione decisa, con Marta Vincenzi e don Gallo ad alzare davanti alle telecamere la saracinesca del locale.

3) Ecco, di fronte a quella notizia annunciata, qualcosa di irresistibile, di irrefrenabile, deve essere scattato nella mente dei tre-quattro membri della Casa della legalità. Che si sono scatenati. E hanno accusato me di intelligenza col nemico (come faceva dalla Chiesa a non sapere del mafioso ospitato? Risposta mia: non sono il commissario ai beni confiscati, l'ho saputo proprio perché ho scelto anche a Genova di impegnarmi contro la mafia, al di là delle mie competenze formali). E hanno accusato Libera di essere una costola del Pd, e molte altre piacevolezze che per la loro gravità hanno portato me e don Ciotti a far causa in sede penale (la civile in questi casi la lasciamo a Previti...).

4) Intanto la delibera per sancire la destinazione concordata si arenava. Perché nella versione andata in giunta spiccavano due particolari: a) la destinazione non veniva mai indicata espressamente; b) tutto era scritto in uno stile così bizantino e burocratese che si era indotti a pensare (almeno io ho arbitrariamente pensato) che non si volesse dire chi e come avrebbe alla fine avuto quei locali. Vi si parlava infatti con una marea di parole di un processo partecipato, come se tutto dovesse essere affidato all'accordo tra associazioni private, che poi il Comune avrebbe dovuto registrare.

5) Lì ho capito che la proposta su cui avevo ottenuto il consenso dell'amministrazione non andava a genio a qualcuno, perché erano in corso accordi extraistituzionali fra "una trentina di associazioni" della via. Proprio così: "una trentina di associazioni". Io ho obiettato che se in una via ci sono trenta associazioni vere, altro che degrado, sarebbe la via più bella del mondo, almeno socialmente. E ho insistito per una soluzione assolutamente trasparente e presa dal pubblico.

6) Alla fine è andata come chiedevo. E la considero una vittoria civile. Perché produrre lavoro sui beni confiscati è più efficace che farci entrare un'associazione. Si è dunque deciso (sentite lo scandalo...) di fare un bando pubblico per dare i locali a un soggetto no-profit che commercializzi i prodotti dell'"altra economia": quelli ottenuti sulle terre confiscate, quelli del commercio equo e solidale, quelli del chilometro zero ecc. Tale soggetto dovrà impegnarsi anche a svolgere o favorire un'azione di promozione sociale e culturale, così da creare movimento e vita pubblica anche di sera (e dunque le "trenta" associazioni avranno solo di che sbizzarrirsi). L'interesse dell'associazionismo genovese per questa soluzione è dimostrata dal fatto che al festival dell'altra economia (che è stato un vero successo di partecipazione) sono stato invitato a tenere una pubblica lezione proprio sulle cooperative che operano sui terreni confiscati.

7) Per concludere: un bando pubblico e aperto, a cui -se vuole- può partecipare anche la Casa della legalità. Quale antimafia di partito? Quali favoritismi? Quali irregolarità? Irregolare sarebbe stato se un bene pubblico fosse stato oggetto di una appropriazione privata condotta "per accordi di via" (ma dove mai succede, scusate?). Quanto al mafioso, non sta più in albergo da mesi, ovviamente. E quanto al ricco corredo di calunnie, ci penserà il tribunale. Questo però avevo il dovere di dire a chi ritiene che gli esponenti di Libera debbano comportarsi rettamente in tutti gli incarichi che svolgono, pubblici o privati.

Comunicati

  1. V° Appuntamento dei giovani di Libera | Rassegna stampa

    Quattro giorni di formazione, lavori di gruppo, proiezioni di film e incontri con magistrati, giornalisti, familiari di vittime innocenti delle mafie per leggere e analizzare i percorsi di cambiamento in atto sui territori nazionali per acquisire nuovi strumenti nella lotta alle mafie e alla corruzione. Leggi gli articoli pubblicati dalle principali testate.

  2. Diari dai campi di Favignana | 2016

    Questo è stato il mio primo campo ed è stata un'esperienza fantastica. Il divertimento si alternava a momenti di riflessione e formazione su argomenti delicati ma che tutti dovremmo conoscere,essendo una realtà del nostro bel paese. Ho conosciuto persone meravigliose e fonte d'ispirazione.

  3. Libera contro la mafia, 250 giovani da tutta Italia

    Da domani a domenica tantissimi eventi a Marina di Cecina. Conclusioni con Luigi Ciotti sabato pomeriggio. Previsto un incontro con Gian Carlo Caselli. I saluti del Governatore Rossi, del Sindaco Lippi e del comandante del Corpo Forestale Vadalà. La Nazione 26 luglio 2016