TORINO - Don Luigi non fa il suo nome perché un sacerdote ha dei vincoli da rispettare. Ma parla certamente di Giuseppe Quadrano quando racconta che «l´autore materiale dell´assassinio di don Peppino Diana è colpito dal fatto che si torni a infangare il nome del sacerdote. E vuol far sapere alla madre della vittima che in quelle calunnie non c´è nulla di vero». Quadrano spiega: «Abbiamo ucciso don Peppino per due motivi: per dimostrare agli Schiavone la forza dei De Falco e perché era un sacerdote che parlava troppo contro i clan».
Don Ciotti, come avete saputo queste cose?
«Siamo sacerdoti. E in Libera capita non di rado di assistere a percorsi di ravvedimento. Ho trovato molto bello che l´autore dell´omicidio abbia deciso di raccontare tutto questo a un prete, spiegando come quella sera, in quella sacrestia, lo sguardo di don Peppino, l´uomo che stava uccidendo, abbia cambiato per sempre la sua vita».
Una testimonianza che farà cessare le polemiche?
«Lei crede? Purtroppo quelle calunnie sono cominciate dal giorno del funerale. Guardi qui: sono coinvolto anche io. Insieme alla mamma di don Peppino e ad altri siamo stati trascinati in tribunale perché avevamo denunciato le manovre poco chiare di un giornale locale. Titoloni in prima pagina: 'Don Diana a letto con due donne´. Fandonie. Il direttore del giornale e l´editore ci hanno querelati. Il processo è ancora in corso 15 anni dopo. Nel frattempo l´editore è stato arrestato per vicende legate ai clan».
Che sacerdote era don Peppino?
«Era un sacerdote. E basta. Non gli piaceva essere chiamato prete di strada o cose del genere. Per questo mi era simpatico. Cercava di saldare la terra con il cielo. Citava Isaia dicendo: 'Per amore del mio popolo non taccio´. Invitava tutti 'a salire sui tetti per far risorgere un paese assassinato dalla camorra´».
Perché oggi torna nel paese di don Diana?
«Non ci dovevo andare sa? Dovevo andare a Palermo, a ricordare Roberto Antiochia, Ninni Cassarà e Giuseppe Montana. Lo avevo promesso a Saveria Antiochia morta pochi mesi fa, una donna straordinaria che è stata tra le fondatrici di Libera. Ma ho pensato che anche lei avrebbe capito. Che oggi c´è un´altra madre che soffre nel veder tornare le calunnie contro il figlio. È Iolanda Di Tella, la mamma di don Peppino. Quando uccidono un figlio, mi diceva, sparano anche su di te».
PAOLO GRISERI su Repubblica 4 agosto 2009
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