Un altro fiore spezzato.
Avevi solo 19 anni, Sefora; pochi, ma alla droga e ai suoi mercanti questo non interessa.
Ti hanno calpestata, ti hanno rubato il sorriso, i sogni di bambina, la speranza di giovane donna. Nelle vene ti hanno fatto scorrere l'inverno, il gelo di giornate troppo corte, il buio che ti entra dentro già dalla mattina.
Il tuo fiore, insomma, non ha visto il sole e non ha avuto il tempo di sbocciare.
Perdonami Sefora. Perdonaci. È anche colpa mia. È anche colpa nostra.
Forse non abbiamo alzato abbastanza la voce per denunciare che a strappare lentamente i petali del tuo cuore non erano solo i custodi dell'inferno di Scampia, ma anche certe Istituzioni che qui in Basilicata non stanno muovendo un dito per riorganizzare il Sistema di Assistenza ai tossicodipendenti, per emanare i nuovi Requisiti minimi standard per l'autorizzazione al funzionamento e all'accreditamento dei servizi privati di assistenza, per decidere come utilizzare i soldi del Fondo Ministeriale di Lotta alla droga. Insomma, non siamo capaci di far capire loro che non c'è più tempo.
Ma non siamo neanche riusciti a far comprendere a certi Dirigenti di certe Amministrazioni locali che non ti avremmo mai incontrato dinanzi ai bar alle sette di sera, e che non ti avremmo mai incrociato negli sportelli informativi sui giovani, come invece loro ci chiedevano di fare.
Non siamo stati sufficientemente credibili quando dicevamo che per strada, solo per strada, ti avremmo conosciuto. Non abbiamo alzato la voce quando dicevamo che tagliarci i servizi sulla strada significava non avere più la possibilità di incontrarti. Siamo stati zitti quando in questo ultimo mese le nostre strade le abbiamo viste affollarsi da tante facce sorridenti, messe le une accanto alle altre in modo talmente asfissiante e opprimente che alla fine non ci siamo più chiesti dove avremmo potuto incrociare il tuo volto, il tuo sguardo, e magari, anche il tuo sorriso.
Ed infine, io prete non sono stato abbastanza convincente a far capire alla mia Chiesa che se ora l'Eterno Padre ti sta spalancando i portoni d'oro della sua Casa, a maggior ragione avremmo dovuto fare di più per aprirti le porte spesso cigolanti delle nostre comunità.
Hai un nome stupendo, Sefora; è biblico, viene dall'ebraico: significa "uccellino che porta la pace". La terra ti ha spezzato le ali, ma ora che hai preso a volare per il più alto dei cieli, non fermarti più, inebriati di quella pace che qui hai tanto cercato, e se ti è possibile, appena hai un po' di tempo per noi, portaci un po' di quella Pace.
Perché questa nostra regione, che sta diventando sempre più un cimitero di giovani vite, torni a diventare un giardino nel quale veder crescere i nostri fiori più belli.
don Marcello Cozzi
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