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Diari Giramondi e Atrevete!Mundo 2017 [3]

Guatemala

Giramondi

30 aprile 
Dopo la giornata libera del sabato, questa mattina Giramondi ha incontrato i rappresentanti della Puya, una comunità di persone che vive in questa località nel municipio di San José del Golfo, a circa una mezz'ora da Ciudad de Guatemala, e che si è organizzata in un comitato molto attivo per lottare contro l'attività di estrazione mineraria avviata dalla sussidiaria locale di una compagnia canadese, la Kappes Cassiday & Associates.
La lotta va avanti ormai da diversi anni, il progetto di sfruttamento è nato già nel 2000, nonostante le proteste delle comunità locali, e il comitato si è  installato qui in una sorta di "presidio  permanente" già  dal 2002, all'ingresso della strada per la miniera che estrae oro ed altri minerali. I rappresentati ci accolgono in alcune semplici baracche e ci portano poi a vedere un grande bacino che pare abbandonato. Ci spiegano che le preoccupazioni maggiori delle persone  che vivono qui e che si dedicano all'agricoltura sono legate alla contaminazione dell'acqua da arsenico e altre sostanze nocive, effetto prodotto dall'attività della miniera a cielo aperto, un metodo altamente inquinante e per lo più vietato in Europa e altre parti del mondo. La comunità della Puya ha lottato duramente negli ultimi anni fino ad ottenere per ben due volte che sentenze dalle corti giudiziarie guatemalteche bloccassero l'attività estrattiva. Ma ad un durissimo prezzo: molti attivisti sono stati minacciati e addirittura colpiti da attentati, come la stessa Felicia che ci racconta le vicende mentre sediamo nell'accampamento. Le donne sono state fin dal principio le maggiori esponenti di questa durissima lotta pacifica, ponendosi davanti ai mezzi escavatori per impedire loro di passare lungo la strada per la miniera.
 Felicia ci dice però che questa lotta è  stata dura ma anche bella, poiché ha permesso loro di organizzarsi, di conoscere come fosse"la loro università", di venire a contatto con altre  comunità in lotta come la loro, per impedire l'installazione di altre miniere. Sanno infatti che la loro "resistenza pacifica", come la definiscono con orgoglio, è  importante e simbolica nel Paese, poiché questa  miniera  rappresenta la porta d'ingresso per altre attività minerarie, e bloccarla è perciò di vitale importanza.
Arturo, che fa parte del Sedem e ci accompagna  in questo incontro, ci spiega che esistono piani di "sviluppo sostenibile" per il Guatemala ma non vengono applicati dalla classe politica al governo. Gli attivisti chiedono di poter continuare a svolgere la loro attività di agricoltori e  chiedono al governo di proteggere le acque del territorio e di tutto il Guatemala dal grave inquinamento delle attività estrattive, che sono per di più  appalto di compagnie straniere e non portano alcun beneficio reale alle persone e allo sviluppo del Guatemala. 
Anche in Italia è importante cercare di far conoscere la loro voce e la loro giustissima lotta per un Paese migliore. "Resistenza Pacifica La Puya". 

 
 

Atrevete!Mundo
30 aprile

Atrevete!Mundo puntale si ritrova al MOJOCA sulla 13^ calle, per partecipare oggi all'incontro con il gruppo delle Quetzalitas, le giovani donne che stanno consolidando il loro percorso di cambiamento. Arrivano in tante, con le loro fatiche e i loro figli al seguito, anche le più 'jovencitas', che sono ancora loro stesse delle ragazzine ma devono giá badare ai propri figli piccoli. Noi come sempre partecipiamo con loro, assistendo ad un' accurata lezione sulla 'planificacion familiar' ovvero un incontro di informazione sessuale riguardante la prevenzione di gravidanze indesiderate e l'uso dei vari contraccettivi, tenuta da una dottoressa giovane e preparata che subito instaura con il gruppo un clima di fiducia e collaborazione, rendendosi disponibile per consulenze individuali. 
Mentre avviene l'incontro, alterniamo la nostra presenza per poter dare un po' di supporto nelle due stanze in cui, allo stesso tempo, si sono radunati i loro piccoli,  assolutamente vivaci ma carichi di dolcezza, con i quali abbiamo potuto condividere alcuni momenti di gioco e di attività. Anche Gerard partecipa all'incontro per invitare e spiegare poi alle ragazze l'importanza della partecipazione di tutte e tutti alla marcia del 1° maggio.  "A volte non comprendiamo l'importanza del pensare, così ci distraggono con mille cose per non farci pensare e di conseguenza non farci agire", agire per rivendicare i diritti di tutte le donne guatemalteche e fare memoria delle 41 donne morte nel l'incendio dell'8 marzo. L'importanza della partecipazione delle ragazze e dei ragazzi del MOJOCA alla marcia risponde alle necessità di 'identità' e 'maturità' che i ragazzi stanno sviluppando nei loro percorsi personali e comunitari di riscatto, ed è per questo che la Festa del lavoro diventa l'occasione per riflettere sul ruolo di ciascuno nel cambiamento di questo paese.
Domani sarà una giornata a cui non mancare, e noi già siamo impazienti.
Nel pomeriggio ci uniamo al gruppo Giramondi per un'attività culturale al teatro nazionale, 'Torotumbo', un racconto breve del premio nobel guatemalteco della letteratua Miguel Angel Asturias trasformato in danza e spettacolo, attraverso cui si incita il popolo alla  rivoluzione contro un governo oppressore. Ottimo modo per concludere la settimana!

 
 

Giramondi e Atrevete!Mundo: insieme per le ultime 3 giornate di viaggio

1 maggio

 
 

Ed eccoci a lunedì, pronti a vivere un'altra tappa significativa del nostro percorso: la marcia del 1 maggio. Ritrovo tutti assieme, Giramondi e Atrevete!Mundo al MOJOCA, già traboccante alle 8 di mattina di giovani con bandiere colorate e fiori di carta rossi, pronti a partire. Da lì ci spostiamo poi alla marcia generale, a cui partecipano tantissimi altri tra associazioni e sindacati anche loro con bandiere, striscioni e slogan. I giovani del MOJOCA, da forza attualmente esclusa dal mondo del lavoro, rivendicano una possibilità di prenderne parte, senza dover vedere infrangersi le loro speranze a causa degli errori del loro passato e dei tatuaggi che spesso portano. Urliamo tutti insieme la volontà di cambiare questo paese partendo da questi giovani: tutti con maglietta nera e tenendo in mano i nomi delle ragazze morte al 'Hogar seguro' l'8 marzo scorso. Il corteo finisce il suo cammino davanti alla piazza centrale, dove si trova il palazzo presidenziale e lì iniziano i comizi sul palco delle varie associazioni di categoria dei lavoratori. Per noi e i giovani è presto tempo di tornare al Mojoca perché, dopo il pranzo, viene inaugurata, con la presenza del fondatore Gérard Lutte, l'esposizione di una targa dedicata alle ragazze vittime dell'incendio dello scorso 8 marzo. Una cerimonia molto sentita e partecipata, lanciata da un comunicato ufficiale firmato da più di 30 organizzazioni guatemalteche, da red ALAS e da Libera. Alcune ragazze che oggi sono qui erano transitate per quel centro (di violenza più che di accoglienza), e alcune delle ragazze morte erano conosciute o imparentate con alcuni ragazzi presenti. Terminata l'inaugurazione e passata la commozione è già ora di partire, perchè si andrà tutti insieme a San Raymundo, dove i bambini - ci dicono - 'giocano col fuoco'. Bisogna arrivare prima che sia buio, viste le strade dissestate: salutiamo quindi tutti i ragazzi del MOJOCA, sapendo che quasi sicuramente occasioni per rivederci non ce ne saranno, ma sarà bello pensare che dall'altra parte del mondo ognuno ha instaurato rapporti che nel cuore resteranno per sempre. 
In serata arriviamo così a San Raymundo, nel villaggio maya La Granadilla, dove l'associazione italiana Sulla Strada opera da circa 20 anni. In questo ambiente fuori dall'urbanizzazione e dal caos, è subito evidente l'estrema povertà di questa comunità. Tra l'abbondanza di flora e coloratissimi murales, è ora di cena: Eva e Bruno Emilio ci regalano un'accoglienza commovente e già sentiamo che non potremo che proseguire in Italia quel poco che faremo qui.

 

2 maggio

Tutti insieme ci svegliamo di buon ora per cominciare la giornata con i membri di Sulla Strada che, dopo una ricca colazione, ci accolgono sotto il tendone con tutti i bambini della scuola, più di 200, che ci hanno preparato alcune esibizioni per darci il benvenuto! Inizia poi la visita con Bruno Emilio a tutti i progetti dell'associazione e come prima tappa abbiamo fatto visita al centro medico. Qui due volte all'anno un equipe di medici da tutto il mondo viene a visitare i pazienti del villaggio e, a titolo gratuito, ad effettuare operazioni chirurgiche specifiche. Nel centro medico c'è una farmacia molto fornita, uno studio dentistico, un centro di pediatria, uno di medicina generale, un centro di ginecologia e lo studio di una psicologa che sostiene i bambini in difficoltà. Tutto il centro è nato grazie a donazioni di privati e di medici che hanno a cuore questo progetto. È un centro colorato, accogliente e con strumenti abbastanza moderni che offre, anche a chi non ha la possibilità, cure gratuite e sostegno. 
Successivamente Bruno Emilio ci ha accompagnato a visitare il terreno circostante al centro: ventidue ettari in cui coltivano alberi da frutto, mais, verdure, erbe medicinali e tanto altro. Bruno Emilion ed il contadino che ci accoglie ci spiegano che da un paio di anni hanno dato vita a un progetto per aiutare le famiglie del luogo dandogli anche un piccolo pezzo di terra per poter coltivare ed avere da mangiare in modo autonomo.
In questa comunità molto povera, "Sulla Strada" è riuscita a creare qualcosa di unico, dando una speranza chi prima non aveva nulla e "ridando dignità ai nessuno", come dice un murales all'entrata della comunità.
Nel pomeriggio ci accompagnano a far visita ad alcune famiglie che si sono rese disponibili a conoscerci, nonostante la loro condizione di estrema povertà. Il terreno su cui hanno costruito le loro case poco stabili, una accanto all'altra, é scosceso, e con la stagione delle piogge che sta per iniziare, potrebbe verificarsi una tragedia. Le famiglie ci accolgono, seppure con un po' di disagio nel mostrarci la loro intimitá. Emilio spiega a tutti la situazione e discute con le famiglie la possibilità di spostarsi in un pezzo di terreno piú sicuro, che gli concederebbe l'associazione. Prova come sempre ad instaurare con loro un rapporto di fiducia, li invita a partecipare alle attivitá dell'associazione, e a mandare i loro figli a scuola. Qui a San Raymundo infatti la povertà è talmente severa che anche i figli partecipano alla creazione del poco reddito familiare, che si basa quasi esclusivamente sulla produzione di fuochi d'artificio in casa, senza nessuna forma di protezione a disposizione. Attraverso il sostegno a distanza, è possibile aiutare queste famiglie cambiando la loro vita, e dando un significato concreto a quei diritti fondamentali affinché possano diventare davvero di tutti.
In serata, dopo tanti sguardi e tanti abbracci condivisi, ci raduniamo davanti al fuoco per 'compartir' e raccontarci con i membri dell'associazione quali siano le sfide e le storie di chi ha scelto di stare dalla parte di questa comunità. Grazie all'associazione Sulla Strada, sono stati realizzati progetti per restituire la terra alla popolazione, incentivando forme alternative di lavoro a quello pericoloso sulla polvere da sparo: tra tutti, il progetto di sartoria ed artigianato locale, portato avanti da alcune donne della comunità, con stoffe e colori vivacissimi, che danno forza al lavoro 'sano' e accurato di queste famiglie.

 
 

3 maggio

Di ritorno da San Raymundo, i due gruppi sono rimasti insieme per andare a visitare Antigua Guatemala - la vecchia capitale - dove, accompagnati da Neri (ODHAG) e Iduvina (SEDEM), abbiamo visitato una parte della città. Colpita da un forte terremoto alla fine del '700 la capitale è stata poi spostata all'attuale Città del Guatemala, ma questo paese resta un luogo di meraviglia paesaggistica e valore culturale per le sue chiese antiche e le case tipiche color pastello. Nel pomeriggio siamo andati alla Chiesa di San Francesco il Grande dove è sepolto Santo Hermano Pedro, un santo guatemalteco che ha dedicato la sua vita ai più poveri. Qui abbiamo conosciuto due frati francescani di origine padovana che molti anni fa sono venuti come missionari in Guatemala. Frate Attilio ci ha spiegato il suo percorso e la storia delle Obras Sociales del Santo Hermano Pedro in cui per tanti anni hanno cresciuto la loro "fe-pratica", cioè una fede che 'in azioni'. Accompagnati da frate Giuseppe (che per ventun anni è stato il direttore dell'opera sociale) abbiamo visitato il centro medico, molto importante perché da cure e aiuto alle persone più povere e in difficoltà della zona. Fanno parte delle opere sociali anche una Casa per bambini e adulti speciali, e un centro di recupero per persone con problemi di dipendenza. 
Per chiudere l'esperienza abbiamo voluto ascoltare in serata le storie di vita di Neri e Iduvina, le nostre guide per eccellenza in queste giornate in Guatemala, persone che hanno fatto della lotta all'ingiustizia e alla corruzione la loro missione per la vita, sacrificando anche gli affetti più cari e la loro vita privata. Neri vive con il suo "angelo custode" impegnandosi per la protezione dei diritti umani nel suo paese, mentre Iduvina per anni è stata rifugiata in Messico, a causa del suo lavoro di giornalista di denuncia ed attivista. Storie segnate da molta sofferenza e da molte difficoltà ma anche da conquiste importanti e da una determinazione incredibile. Queste persone continuano tra mille ostacoli a lottare perché sia fatta giustizia in un paese che da troppo tempo è segnato dalla violenza e dalla corruzione. Grazie alla loro testimonianza e soprattutto alle loro azioni, e a quelle dei tanti che abbiamo conosciuto in questo viaggio, crediamo che un Guatemala più giusto per tutti sia possibile! Con le parole di Gerardi ancora una volta prima di salutarci gridiamo insieme "Guatemala nunca mas!".

 

​4 maggio

Oggi ripartiamo da questo splendido paese che, con tutte le sue ferite, lotta ancora attraverso i suoi cittadini più coraggiosi ed i suoi giovani più ribelli. Martoriato dalle conquiste occidentali, dalle dittature e dalle guerre civili fino al 1996, oggi conta una popolazione di 11 milioni di abitanti, metà della quale vive con meno di 2 dollari al giorno. Per concludere la nostra intensa esperienza, stamattina incontreremo l'ambasciatore italiano in Guatemala, per comunicargli la forte esperienza vissuta in questo paese. Diventa infatti fondamentale per la nostra azione come rete internazionale (rete ALAS América Latina Alternativa Social) e l'azione diretta del nostro paese qui, condividere l'immensità delle potenzialità che abbiamo visto in questi giorni, affrontarne le difficoltà come rete e 'empujar el cambio' insieme. 
"Il continente Latinoamericano è il continente della speranza,... è il continente che ha moltissime cose buone, ma è anche, senza dubbio, il continente dell'ingiustizia, dell'oppressione, della dominazione... L'America Latina è un continente di ingiustizia  (...) perché la povertà di cui la gente soffre è una povertà voluta e indotta, frutto dell'ingiustizia. È una povertà effetto della impunità e della corruzione" diceva Gerardi, ed aggiungeva ancor prima "Gli accordi di pace non costituiranno automaticamente la fine della guerra. La pace la dovremo costruire dopo".
Ed è ora, adesso, che dalla Memoria del conflitto e dal dolore delle attuali sofferenze, le guatemalteche ed i guatemaltechi di oggi stanno ricominciando a costruire un paese di speranza.

Comunicati

  1. Libera su sentenza processo Mafia Capitale

    Una sentenza che va rispettata ma che ci lasci perplessi, attendiamo di leggere le motivazioni.  Le carte processuali e le intercettazioni trascritte, al di là della sentenza, raccontano di una Capitale con ferite profonde, dove la corruzione, il mercimonio della cosa pubblica, una criminalità violenta e predatoria,  ha inquinato e condizionato il tessuto sociale, politico ed economico.

  2. Borsellino: Don Ciotti, serve coraggio da parte istituzioni

    "La prima eredita' che ci ha lasciato Paolo Borsellino e' il coraggio della verita' ma anche il dovere della verita' che dobbiamo cercare tutti. La testimonianza che ha dato Borsellino di impegno e responsabilita' nella sua professione e' importante, oggi non si chiede solo una lettura giudiziaria ma si chiede di approfondire anche le responsabilita' politiche che ci sono state. Oggi piu' che mai occorre che a parlare siano uomini delle istituzioni, dando un loro contributo alla ricerca della verita'". Lo ha detto don Luigi Ciotti, a margine delle iniziative in corso in via D'Amelio per ricordare la strage del 19 luglio di 25 anni.

  3. Calabria: La memoria non va in vacanza

    Si sta avvicinando il 22 luglio, data simbolo in cui Libera promuove "I Sentieri della Memoria", oggi alla sua quattordicesima edizione. Una marcia fino a Pietra Cappa, nel cuore dell'Aspromonte e nel comune di San Luca, per ricordare Lollò Cartisano e tutte le vittime innocenti della 'ndrangheta.