Testata per la stampa
 
  1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
  1. rss |
  2. English page Page en langue francaise Pàgina en espanol |
  3.  
    |
  4. scrivi |
  5. mappa |
  6. Versione ad Alto Contrasto Dimensione del testo: Normale Dimensione del testo: Grande

Testata per la stampa

Contenuto della pagina

Libera in Colombia per promuovere la rete ALAS [pt. 3]

Partiamo da Bogotà la mattina all'alba. Prossima meta: la "tierra cafetera" di Manizales per conoscere le realtà associative della regione Caldas, dove il Movimiento de Victimas de Crimenes de Estado sta svolgendo un lavoro in rete con organizzazioni e comunità indigene locali. Manizales è una città solo apparentemente tranquilla: qui la violenza, la tratta di persone ed il traffico di droga sono tanto invisibili quanto radicati. Ci accolgono in aeroporto Maria e Diego, rappresentanti rispettivamente di Movice e CPDH ed insieme a loro nel pomeriggio incontriamo una quarantina di rappresentanti di altre organizzazioni in un evento ad hoc. Dopo esserci presentati ed aver esposto la proposta di strategia in rete di ALAS, ogni realtà si presenta e condivide la sua opinione sull'idea di questa rete latinoamericana che si pone l'obiettivo di superare i confini nazionali per coordinare a livello latinoamericano il percorso di antimafia sociale che si sta portando avanti già, a diversi livelli, con molte organizzazioni partner di Libera. Allo slogan "Latinoameriquemonos!" si uniscono anche alcune organizzazioni internazionali come la Brigata Internazionale di Pace e un'organizzazione congolese, che condividono con tutti la loro personale battaglia. Presenti dalla regione Caldas vi sono anche Marcha Patriotica, l'associazione degli studenti di Caldas, un centro investigativo, diverse piattaforme di difensori di diritti umani, la Nave de Papel, fondazioni locali e organizzazioni artistiche.Tema comune a tutti è l'alto livello di impunità e corruzione che condiziona qualsiasi altro aspetto della vita economica e sociale in Colombia. Qui lo Stato è uno dei maggiori colpevoli delle innumerevoli morti, desaparecidos (scomparsi), desplazados - mandati via dalle loro terre, minacciati e sfruttati per interessi economici più forti. E la rabbia ed il dolore sono palpabili nell'aria. Nella sala sono presenti attivisti che da decenni lottano per vedere un cambio nel Paese e che aspettano gli Accordi di Pace come una nuova opportunità di azione. La disillusione è tanta e moltissime storie sono ancora senza giustizia. 
Lo strumento della rete internazionale proposta da Libera, ovvero ALAS , dà innanzitutto lo slancio a costruire un'alternativa per informare e denunciare ciò che accade e non si vede, e che riguarda principalmente la violazione diretta ed indiretta dei diritti umani. Costruire quindi insieme nuove opportunità di scambio puó diventare un ingrediente potente ed importante anche a livello colombiano: realtà con profili molto diversi che possano mettersi in rete e creare un sistema funzionale contro innanzitutto attacchi e ingiustizie, e a lungo termine per la promozione di azioni e strategie comuni. 
"Le uniche due cose che crescono quando si condividono sono l'amore e la conoscenza" dice uno degli invitati per concludere il suo intervento. Il fervore è tanto, le idee pure. Dare speranza a tutti per questo processo di pace affinché vi si concluda il conflitto e vi sia davvero un cambio dal basso è un obiettivo anche da porre a noi stessi, e sulla citazione di una canzone di John Lennon ovviamente in spagnolo finisce in grandi abbracci anche questo incontro:
"Un día después de la guerra, si hay un día después de la guerra. Te tomaré en mis brazos y te haré el amor. Si un día después de la guerra aún tengo brazos. Si un día después de la guerra aún queda amor."
Il giorno seguente con una delegazione ci rechiamo a Rio Sucio, per incontrare le donne della comunità indigena che hanno partecipato al "proyecto en vuelo" della rete ALAS che con il Movice e il CPDH hanno chiamato "Empoderandonos" che significa "potenziandoci". Una cinquantina di donne ci aspettano in "divisa" bianca con l'emozione che traspare dai loro saluti e sorrisi. La comunità è molto ben organizzata al suo interno ma ha sempre avuto, come molte comunità indigene, un punto debole nella struttura patriarcale che impone alle donne un ruolo di sudditanza e spesso ignoranza. Grazie al progetto promosso quindi dalla rete ALAS questo gruppo di donne ha partecipato a laboratori ed incontri sul tema dell'equità di genere, la conoscenza del proprio territorio ed il riconoscimento dei propri diritti. Insieme alcune di loro ci confidano le difficoltà ma anche la soddisfazione nel entrare in possesso della propria libertà e soprattutto dignità. Condividiamo poi insieme quale sia lo spazio importantissimo di questo progetto all'interno della rete e che rappresenti appunto un primo lavoro sul potere di rivendicare i diritti della comunità intera, già segnata dalla presenza di interessi privati e violenze di genere.  Con un caffè, nella terra di cui il caffè è principe, si conclude la nostra esperienza a Caldas: oltre al sostegno e all'appoggio, questo modello G-Locale di rete ci permette di connettere vari livelli di attivismo sociale e politico e di entrare in contatto con percorsi totalmente differenti ma di grande spunto per altri nuovi da intraprendere. 

Il sabato ci aspetta una giornata di viaggio verso Cartagena, e più precisamente verso Hondible, una delle 15 comunità "campesine" di Montes de Maria che sono state più afflitte dal conflitto.  La rete ALAS infatti, attraverso il partner Collettivo di avvocati Alvaro Restrepo, ha promosso anche qui un progetto per il riconoscimento dei diritti della comunità indigena attraverso assistenza giuridica e formazione diretta dei contadini.
Dopo quasi tredici ore di viaggio arriviamo a poco più di due ore dalla meta, e da lì, accompagnati da Pilar del collettivo di avvocati del CAJAR, ci addentriamo con il leader della comunità, don Pedro, nella selva. Hondible racchiude una comunità di una ventina di famiglie  che vivono disperse nella natura più bella ma anche terra di massacri e minacce continue per la terra.
Entrando in un contesto così delicato e chiuso al suo interno, troviamo una comunità accogliente e vivace che, per la prima volta riceve - come la comunità di Rio Sucio - una delegazione internazionale. Case fatte di argilla e ricoperte di foglie di platano, i contadini di Hondible hanno vissuto dagli anni Ottanta in poi l'invasione e la persecuzione di guerriglia ed esercito, vedendo calpestati tutti i loro diritti di esseri umani e cittadini con l'obiettivo strategico di eliminare queste popolazioni, per poter sfruttare la terra e le risorse energetiche del sottosuolo. 
Già dalle prime ora ascoltiamo storie terribili di violenza ma allo stesso tempo di coraggio: una delle leader ci racconta quanto sia stata personalmente perseguitata per il suo impegno di denuncia delle ingiustizie in questa terra. Qui il dovere di ascolto è imprescindibile più che in altri luoghi: generazioni vecchie e nuove che non hanno capito per molto tempo perché fosse in atto una strategia di stato per distruggere questi territori. 
La domenica arrivano già dalle prime ore del mattino moltissimi contadini da tutte le comunità vicine: c'è chi per essere presente ha fatto due ore e mezza di asino. Arrivano più di cinquanta delegati di tutte le età, con storie personali pesanti e ancora irrisolte. Approfittando della presenza di così tanti delegati iniziamo un laboratorio di memoria, ripercorrendo attraverso le storie tutto il ciclo temporale di ciò che è accaduto. Perché è necessario capire perché è successo per evitare che si ripeta. Ed essere pronti con azioni concrete a rispondere agli atti di violazione e persecuzione. Oltre alle minacce, ai sequestri, alle detenzioni illegali, alle dichiarazioni false, alle morti, alle violenze fisiche e mentali; oltre all'assenza di servizi minimi, sostegno sociale e politico; oltre a tutto questo, è la mancanza di giustizia a non fare altro che togliere garanzia e speranza a queste persone.
Dal 2005 qui inizia quindi un lavoro giuridico e assistenziale importante che grazie alla rete ALAS si vuole rafforzare. Entrare a far parte di una rete può significare anche per le comunità più lontane dalle città una possibilità di connessione diretta con altri soggetti attivi ed impegnati al contrasto dei sistemi "mafiosi" come anche qui si presentano: fatti di interessi economici e politici ben delineati. E poter dire a qualcuno che non ha neanche l'elettricità a casa che ora la sua battaglia è anche la nostra è solo il primo passo insieme. 
Tanti passi, uno dopo l'altro, che attraverso gli strumenti cardine di Libera, ovvero la Memoria e l'Impegno - con la formazione, la difesa dei diritti, la proposta di azioni concrete, diventano concetti cardine della strategia in rete di ALAS. Questa rete, che in Colombia in questi giorni ha incontrato volti, storie, persone ed esperienze molto diverse fra loro, ha da oggi ancora più chiara la sua missione qui e fuori da qui: focalizzare ancor di più l'impegno per la Verità e la Giustizia. Solo dalla Giustizia possiamo partire per parlare di Pace.
E quindi ancora una volta, questa volta per l'ultima volta, salutiamo un pezzo di Colombia "resiliente" al grido di "hasta la Paz!". Il lavoro da fare è tanto, ed il post conflitto in Colombia ha bisogno di tutti noi. 

 
 
 

Comunicati

  1. Libera per la pace in Colombia, al fianco delle vittime

    Un giorno importante per il futuro della Colombia. Giovedì 23 Giugno, c'è stata la firma degli Accordi di Pace che ha posto fine alla guerra tra le Farc ed il governo, che per più di cinquanta anni ha insanguinato il Paese.

  2. I Sentieri della Memoria

    Domenica 26 giugno, alle ore 8.00, Valerio D'Ippolito e Valentino Marchiori, esponenti del coordinamento di Libera Monza-Brianza, partiranno dal monumento dedicato a Lea Garofalo a Petilia Policastro, per un pellegrinaggio che si svilupperà lungo il periplo della Calabria. Il viaggio si completerà il 22 luglio con la partecipazione a "I Sentieri della Memoria", una marcia promossa da Libera che parte dal  comune di San Luca per arrivare fino a Pietra Cappa, nel cuore dell'Aspromonte, per ricordare Lollò Cartisano e tutte le vittime innocenti della 'ndrangheta.  

  3. Prima Marcia Nazionale degli Amministratori sotto tiro

    Si svolgerà venerdì 24 giugno, dalle ore 11.30, a Polistena (RC), con partenza da piazza Giuseppe Valarioti, la Prima Marcia Nazionale Amministratori sotto tiro, organizzata da Avviso Pubblico con il patrocinio del Consiglio e della Giunta regionale della Calabria, dei Comuni di Polistena, Gioiosa Ionica e Marina di Gioiosa Ionica.