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Libera in Colombia per promuovere la rete ALAS [pt. 2]

Martedì a Bogotà ci accompagna un tiepido sole, l'aria  sempre pesante a causa dell'inquinamento e del gran traffico e ci aspettano molti incontri. Con il Movimento de Victimas de Crimenes de Estado (MOVICE) ci lega un lavoro ed un'amicizia di molti anni ed entrando nella loro sede - senza insegne né loghi per motivi di sicurezza - ci accolgono Cesar e la signora Blanca, entrambi familiari di vittima e attivisti del movimento. Condividendo progetti e battaglie portate avanti insieme parliamo con i ragazzi e le ragazze del MOVICE della storia di Libera e li colpisce una frase: " le loro idee camminano sulle nostre gambe ", ovvero trasformare la Memoria che unisce il lavoro di entrambe le organizzazioni in azione concreta, perché il sogno di libertà e giustizia delle vittime non vada perso. 
La storia di lunga data delle organizzazioni sociali in Colombia dà la possibilità di condividere visioni comuni ed elaborare la strategia in rete: come con Pilar e il CAJAR - il collettivo di avvocati che difendono cause di diritti umani e vittime di crimini di stato, e per il loro lavoro subiscono minacce e discredito costanti. Ed è proprio così: quando un'organizzazione tocca temi che toccano interessi troppo alti, troppo importanti, per fermare la sua azione l'arma principale è iniziare a screditare attraverso i media il suo lavoro e la sua credibilità. Ma qui nessuno ha paura o voglia di smettere di lavorare per la difesa della giustizia. Ed è qui che la strategia di ALAS può essere vincente : attaccare un soggetto collettivo, che racchiude diverse esperienze e porta le cause di una moltitudine internazionale, é sicuramente più complicato e meno efficace. Dall' altra parte, per la rete, poter sostenere cause specifiche è motivo di lavoro concreto da strutturare e portare avanti anche in sintonia con il tema trasversale del contrasto alla corruzione, su cui presto si lavorerà in ALAS.
Con CAJAR, inoltre, abbiamo sviluppato uno dei 'proyectos en vuelo' in Colombia : sostegno alle comunità indegene di Montes de Maria per il riconoscimento del proprio territorio e l'educazione ai propri diritti come cittadini. In questo territorio, Montes de Maria, già provato dalla presenza del paramilitarismo, un progetto scritto localmente e sviluppato dalle organizzazioni già presenti nella regione, ha permesso di rafforzare il legame con il territorio e garantire contemporaneamente l'appoggio internazionale. Sabato andremo direttamente a vedere il progetto e condivideremo due giorni insieme alle comunità indigene.
Nel pomeriggio abbiamo raggiunto nuovamente Casa B per poter condividere con Dario ed i ragazzi di Belen i risultati del progetto 'Futuroscopio', anch'esso promosso all'interno della rete ALAS, e che rappresenta un esempio vero e proprio di rete tra organizzazioni: infatti nel progetto vi sono anche l'organizzazione APEA della Bolivia e Sikanda del Messico; tutte e tre le organizzazioni lavorano con i bambini ed i giovani attraverso l'educazione informale ed esperienziale. In Futuroscopio i ragazzi hanno espresso la loro visione del quartiere attraverso la fotografia, imparando cosa significhi e costruendo le proprie macchine fotografiche. Guardando le foto dei bambini di Bolivia, Messico e Colombia, di come nasce il confronto e la conoscenza reciproca attraverso le immagini e l'arte, viene in mente che se giovani nati in quartieri apparentemente 'persi' possono esprimere tanta passione per il loro luogo di nascita, allora questa battaglia ai poteri forti dalla base, attraverso la cultura, vale la pena. Anche solo per un sogno dei loro.
E dopo la mostra delle foto dei piccoli artisti, ci aspetta l'incontro con José Antequera, candidato premio Nobel insieme ad altre vittime colombiane, impegnato in prima linea nella volontà di cambio di questo Paese. Con lui ci apriamo a scenari futuri da poter sviluppare insieme alla rete ALAS e sentire la forza di un giovane che è la voce di centinaia di giovani ci dà ancora una volta la conferma a credere nella necessità prima di tutto del cambio culturale dal basso. Qui Libera, a proposito di questo, é guardata davvero come un esempio, e poter scrivere insieme una nuova pagina di questo paese diventa sempre più reale.

Il giorno seguente ci aspetta il CINEP, organizzazione maestra nella ricerca, catalogazione e diffusione di dati analitici sulla situazione è sui casi di violazione dei diritti umani in Colombia. Attraverso una banca dati digitalizzata, questa organizzazione è diventata riferimento per molte istituzioni, ambasciate, centri di ricerca. Ma il tema per il CINEP in verità sono le vittime : questo lavoro serve infatti per dar loro strumenti specifici di difesa e conoscenza. Tutto per trasformare le vittime in nuovi attori sociali attivi e protagonista del proprio riscatto sociale. Con una condivisione di principi e proposte comuni, condividiamo con loro la necessità di creare in futuro una 'rete ALAS Colombia' affinché organizzazioni con diverse mission possano costruire un lavoro integrale sull'esempio di Libera : dove più di 1600 organizzazioni lavorano su piani diversi ma con obiettivi comuni e strategie condivise.
Subito dopo, ci dirigiamo verso il Congreso per incontrare il senatore Ivan Capeda, da anni vicino al lavoro di Libera, che ha potuto visitare le cooperative di Libera Terra ed è tra le colonne portanti del MOVICE. Con grande lucidità, all'esporre la finalità della nostra missione in Colombia, Ivan sottolinea l'esigenza di porre al centro il tema della confisca e del riutilizzo sociale dei beni, che dopo la firma degli accordi di Pace, potrà essere tema centrale in tema di 'restituzione di terre'. Con la gratitudine e la grande stima che riserviamo al senatore, ci congediamo riconfermando anche il nostro impegno nel dimostrargli la nostra vicinanza in questo momento di gravi minacce che sta subendo.
Nel primo pomeriggio partecipiamo ad una 'marcha' contro la 'brutalidad policial' e la libertà di manifestare. I ragazzi dei collettivi di vari movimenti tra cui HIJOS, MOVICE e CPDH, si raccolgono sotto la placca in ricordo di Nicolas, un ragazzo vittima dell'esercito e che è morto durante una marcia. Tra i presenti anche familiari di vittime e molti curiosi, tutti attenti a possibili infiltrazioni militari e mentre alcuni ragazzi dipingono un nuovo murales in ricordo di tutti i morti durante esprimevano il loro diritto di manifestare.
Ultimo incontro della tappa bogotana é il foro internazionale delle vittime e con Maria Capeda ed altri rappresentanti di organizzazioni vicine ci riuniamo per proporre l'idea della rete ALAS e delle prospettive prossime in Colombia. Lasciandoci prendere da grandi ideali comuni di riscatto sociale e diritto alla dignità delle comunità e di ogni persona, l'incontro dá, oltre a spunti strategici, la possibilità  di riscoprirci sognatori di battaglie epocali comuni e risveglia la voglia di vincere: hasta cuando? Hasta siempre.

 
 

Comunicati

  1. Libera aderisce alla petizione per garantire a tutti i pazienti affetti da Epatite C il diritto alla cura

    Petizione per consentire a tutti i pazienti di accedere a terapie efficaci, a carico del servizio sanitario nazionale. Produrre i farmaci anti-epatite C sotto forma di generici, a un prezzo ragionevole e accessibile, è consentito dallo stesso trattato che regola i brevetti attraverso il meccanismo della licenza obbligatoria, a cui si può ricorrere quando si verifichi un'emergenza nazionale di sanità pubblica. Per ottenere ciò è necessaria una forte spinta dal basso.

  2. Via D'Amelio, 24 anni dopo i ricordi dei familiari degli agenti della scorta del giudice Paolo Borsellino

    Certe memorie sono memorie di tutti, memorie collettive. Memorie che aiutano una società a non perdersi, a tenere fermi i valori di democrazia, libertà, giustizia, verità. Ma ricordare via d'Amelio - e tutte le altre stragi e vittime delle mafie - anche per sottolineare il legame tra la memoria e l'impegno. Le parole di don Luigi Ciotti e del settore memoria di Libera.

  3. Diari dei campi a Reggio Calabria "Le città invisibili" | 2016

    Inizialmente siamo arrivati tutti qui a Reggio Calabria e non c'è bastato nulla per stringere amicizie fra noi,dopodiché ci hanno fatto conoscere il luogo di lavoro un vecchio bowling confiscato alla mafia (Campolo) e dopo il primo giorno abbiamo lavorato tutti assieme con tutte le nostre energie per lasciare un nostro segno a questo luogo.