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Nome in codice: Quarto Savona 15. Km 10287 e oltre

Il libro racconta una storia, la storia di un viaggio, quello della croma blindata apripista del caposcorta del giudice Falcone, che il 23/05/1992, colpita in pieno dalla deflagrazione di 600kg di tritolo, fu ritrovata nel tardo pomeriggio di quel giorno, distrutta, in un uliveto a diverse centinaia di metri di distanza dal luogo dell'attentato. La storia di questo viaggio è la storia di un percorso che non finisce sotto il tritolo del 23/05 ma che continua ancora oggi e che permette a quell'auto di percorrere ulteriori chilometri.

Il libro racconta la storia di chi viaggiava su quell'auto, Antonio Montinaro e i ragazzi della "Quarto Savona 15" (nome in codice della scorta), è la storia della famiglia di Antonio Montinaro e di sua moglie, Tina Montinaro vera artefice di un viaggio che ancora continua. All'interno del testo il lettore troverà il resoconto dettagliato di un orrore, quello vissuto a partire dal 23/05 dalla famiglia Montinaro; è il racconto di 600kg di tritolo "entrati" prepotentemente a casa Montinaro. È un orrore raccontato attraverso una serie di dettagli che fanno storia e che costituiscono memoria; è il racconto del riconoscimento di Antonio attraverso l'abito verde indossato il giorno dell'attentato o attraverso quella mano dalle dita con le unghia mangiate che sua moglie riesce ad intravedere quando si reca alla camera dell'obitorio dell'ospedale per il riconoscimento del corpo; è il racconto dei dettagli di un ritrovamento, quello delle parti che costituivano un tempo, il corpo di Antonio, difficili da mettere insieme e di quell'altra mano, ritrovata con le dita incrociate che simboleggia tutta la tensione che accompagnava i ragazzi della QS15 lungo quell'autostrada maledetta.

La memoria è si ricordo ma è anche speranza, la speranza di chi da quel giorno ha incarnato quel contachilometri permettendogli di continuare a girare attraverso se stesso, è la speranza che passa da un percorso di cultura e legalità realizzato da anni all'interno delle scuole e nei confronti di ragazzi che quel giorno non erano ancora nati, ma che hanno la possibilità attraverso la nostra testimonianza di "aggiungere carburante" a quell'auto, permettendo al contachilometri di quella croma di continuare a girare.

La memoria, all'interno di questo testo è "in marcia". Il libro inoltre ha un capitolo dedicato interamente a Tina Montinaro che si racconta attraverso un'intervista esclusiva, e che fornisce ulteriori dettagli su un uomo che era si poliziotto ma che innanzi tutto era "persona", una persona aperta al sociale, vicina agli amici in difficoltà che il giorno del suo funerale piangeranno e si dispereranno battendo i pugni sulla sua bara.

Quella che l'autore propone è dunque una storia di morte ma anche di speranza, è storia di sangue innocente versato che serve ad "irrigare" ancora oggi le coscienze delle persone oneste; quello che il lettore si troverà dinnanzi non è un libro di "antimafia", non è un libro "tecnico", ma un testo alla portata di tutti, che segue un registro emozionale volto a fornire in chi legge un'emozione che scuota le profondità dell'anima e che si trasformi successivamente in conoscenza e coscienza. I dettagli all'interno del testo servono ad estrapolare quelli che solitamente vengono definiti come "gli agenti di scorta" del giudice Falcone all'interno di una loro personalissima individualità che ha colpito non solo loro medesimi ma anche le famiglie e quell'universo che prima dell'attentato intorno a loro ruotava; è un libro dunque che parla di persone e che parla alle persone.

 

Comunicati

  1. Libera su sentenza processo Mafia Capitale

    Una sentenza che va rispettata ma che ci lasci perplessi, attendiamo di leggere le motivazioni.  Le carte processuali e le intercettazioni trascritte, al di là della sentenza, raccontano di una Capitale con ferite profonde, dove la corruzione, il mercimonio della cosa pubblica, una criminalità violenta e predatoria,  ha inquinato e condizionato il tessuto sociale, politico ed economico.

  2. Borsellino: Don Ciotti, serve coraggio da parte istituzioni

    "La prima eredita' che ci ha lasciato Paolo Borsellino e' il coraggio della verita' ma anche il dovere della verita' che dobbiamo cercare tutti. La testimonianza che ha dato Borsellino di impegno e responsabilita' nella sua professione e' importante, oggi non si chiede solo una lettura giudiziaria ma si chiede di approfondire anche le responsabilita' politiche che ci sono state. Oggi piu' che mai occorre che a parlare siano uomini delle istituzioni, dando un loro contributo alla ricerca della verita'". Lo ha detto don Luigi Ciotti, a margine delle iniziative in corso in via D'Amelio per ricordare la strage del 19 luglio di 25 anni.

  3. Calabria: La memoria non va in vacanza

    Si sta avvicinando il 22 luglio, data simbolo in cui Libera promuove "I Sentieri della Memoria", oggi alla sua quattordicesima edizione. Una marcia fino a Pietra Cappa, nel cuore dell'Aspromonte e nel comune di San Luca, per ricordare Lollò Cartisano e tutte le vittime innocenti della 'ndrangheta.