La Seconda Sezione Penale del circuito Speciale di Antioquia ha anche condannato l'ex capo paramilitare ad una multa di 3000 salari minimi mensili legali vigenti e al pagamento di 50 salari minimi mensili vigenti agli eredi di ciascuna delle vittime.
Mancuso Gómez, estradato negli Stati Uniti,è stato ritenuto responsabile di omicidio aggravato, associazione a delinquere, e furto aggravato e di primo grado.
I fatti delle indagini avvennero il 29 novembre 1994, nella fattoria Las Gardenias, ubicata nel distretto di La Rula, nel municipio di San Pedro de Urabá (Antioquia), in cui membri delle autodefensas arrivarono e assassinarono Valdemiro Antonio,Roberto José ed Estanislao Padilla Ortega,figli di alejandro Padilla Guerra, proprietario del terreno agricolo, dal quale sottrassero oltretutto 500 capi di bestiame.
Tre anni più tardi, il 19 maggio 1997, uomini degli squadroni arrivarono nuovamente alla casa di antonio Padilla, che si era trasferito nel distretto di San José nel municipio San Pelayo (Córdoba) e incendiarono l'abitazione, nella quale persero la vita il padre, Evangelina Ortega, Alejandro Padilla Ortega e Animadat Padilla Díaz.
Gli aggressori uccisero anche a colpi di arma da fuoco Edilberto Contreras Díaz e la più piccola Olfady del Carmen Contreras Padilla. Quattro mesi più tardi, 16 settembre 1997, a Chigorodó (Antioquia) furono assassinati Vladimiro e Sofanor Padilla Ortega,
che il 16 gennaio 1995 denunciò per la prima volta la persecuzione armate di cui era vittima la sua famiglia.
In questo processo sono stati condannati Luis Felipe Vertel Urango,che secondo quanto accertato aveva un'inimicizia con Alejandro Antonio Padilla e disponeva di contatti con le autodefensas, e Fidel Antonio Castaño Gil.
El Espectador - 15 Settembre 2008
Partenza da Pescara per Genova il 16 marzo alle ore 23:00 e ritorno nella tardi serata del 17 o prima mattinata del 18.
Si è concluso giovedì 9 febbraio, il corso gratuito di formazione per amministratori e dipendenti della pubblica amministrazione "Mafie al nord, corruzione ed ecomafie", organizzato dall'Osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara e da Avviso Pubblico.
Un tempo il terreno era di un boss della 'ndrangheta, uno della famiglia Piromalli. Poi gli è stato confiscato. E per anni quegli ettari di prato e rifiuti nella piana di Gioia Tauro sono rimasti lì, abbandonati alla desolazione. Oggi sono rinati grazie ai ragazzi della cooperativa Valle del Marro, che vi coltivano olivi, melanzane, pomodori...