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Rassegna stampa 21 marzo 2009

 
 
 
 
 
 
 
 

Mafia: Libera, in 150mila a Napoli per la giornata della memoria delle vittime
Napoli, 21 mar. - (Adnkronos) - Circa 150mila persone, secondo le stime degli organizzatori, hanno partecipato oggi a Napoli alla quattordicesima edizione della 'Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie", promossa da 'Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie', per ricordare tutte le vittime innocenti delle mafie e rinnovare in nome di quelle vittime l'impegno di contrasto alla criminalita' organizzata. Al corteo hanno preso parte oltre 500 familiari delle vittime delle mafie in rappresentanza di un coordinamento di oltre 3mila familiari, rappresentanti di ong provenienti da circa 30 paesi europei. Un saluto a tutti i partecipanti al lungo corteo, che ha attraversato il lungomare di via Caracciolo per giungere a piazza Plebiscito, e' arrivato dal presidente nazionale di Libera Don Luigi Ciotti che ha parlato di "un abbraccio alla citta', un segno di attenzione a chi si impegna tutti i giorni per combattere la criminalita' organizzata". Per consentire all'affollato corteo di sfilare per le vie della citta' sono stati disposti divieti e chiusure al traffico. Durante la marcia sono stati letti a ripetizione i nomi delle oltre 900 vittime delle mafie, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell'ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali, morti per mano delle mafie. 'Libera' ha voluto sul palco allestito per l'evento anche lo scrittore Roberto Saviano, autore del best-seller 'Gomorra', che ha letto i nomi di alcune vittime della criminalita' organizzata.
 
MAFIE: IN MIGLIAIA SFILANO A NAPOLI PER RICORDARE 900 VITTIME
(ASCA) - Napoli, 21 mar - Un 'abbraccio' ad una citta' 'piena di attenzione per quanti si impegnano tutti i giorni nel combattere la corruzione, la criminalita' e le mafie'.
Questo il saluto rivolto dal presidente di 'Libera', Don Luigi Ciotti, alle migliaia e migliaia di partecipanti alla XIV Giornata nazionale che ricordano oggi le 900 vittime di tutte le mafie. I nomi di magistrati, imprenditori, sacerdoti, appartenenti alle forz dell'ordine, giornalisti, esponenti politici, sindacalisti giovani e donne caduti per mano delle organizzazioni criminali sono stati scanditi nel corso di tutto il corteo che e' sfilato lungo via Caracciolo arrivando in piazza del Plebiscito dove e' stato allestito un grande palco. In testa al corteo molti familiari delle vittime di mafie, al collo le foto dei loro cari di cui, in molti casi, ancora non e' stato individuato l'omicida materiale. Sono in cinquecento, in rappresentanza di tremila famiglie. Al loro fianco rappresentanti di organizzazioni sindacali, di scuole ed associazioni, il presidente della Regione Antonio Bassolino, il sindaco di Napoli Iervolino.
Quando il corteo si e' sciolto in piazza del Plebiscito a sorpresa, inatteso, lo scrittore Roberto Saviano e' salito sul palco. Neanche una parola, nessuna dichiarazione, solo la sua presenza a ricordare l'impegno delle giovani generazioni contro la camorra, la mafia, la 'ndrangheta. Forte e chiaro il messaggio di Don Luigi che alla classe politica chiede 'di agire in maniera seria, credibile, attenta, soprattutto di farlo i maniera veloce'. Per Bassolino la manifestazione di oggi rappresenta 'un grande segnale di speranza e di fiducia', la dimostrazione che si puo' 'andare avanti nella battaglia contro la camorra e la criminalita' organizzata'.
Promossa dalla Regione Campaia, dal Comune e dalla Provincia di Napoli, la XIV edizione della Giornata della Memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie gode dell'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. Nel pomeriggio il programma della manifestazione prevede sette diversi seminari e, alle 17,30 un concerto con l'esibizione di numerosi gruppi ed artisti.

ANTIMAFIA: LIBERA, 150 MILA PERSONE IN MARCIA A NAPOLI
(ANSA) - NAPOLI, 21 MAR - Oggi a Napoli oltre 150mila persone hanno marciato per la quattordicesima giornata della Memoria delle vittime della mafie: e' questo il bilancio di Libera, l'associazione promotrice di una tre giorni dedicata all'impegno antimafia.
Oltre due chilometri e mezzo di percorso, sul lungomare di Napoli, fra Piazza della Repubblica e Piazza del Plebiscito: il corteo si e' poi radunato davanti al palco. I manifestanti, provenienti da trenta Paesi del mondo e da tutte le regioni italiane, hanno camminato insieme in silenzio, mentre si leggevano a ripetizione al megafono i nomi di oltre 900 vittime delle mafie.
Un elenco che e' stato riproposto alla fine, ben due volte, dal palco sul quale sono saliti i parenti delle vittime delle mafie.

ANTIMAFIA: NAPOLI; FOTO VITTIME APRONO CORTEO,SI CANTA MAMELI
(ANSA) - NAPOLI, 21 MAR - La marcia del 21 marzo a Napoli, per la quattordicesima giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie inizia con l'inno d'Italia. Lo cantano i familiari delle vittime della criminalita' organizzata, in testa ad un corteo che raggiungera' piazza del Plebiscito.
Migliaia di persone hanno gia' affollato il lungomare napoletano: provengono da trenta Paesi del mondo e da tutte le regioni italiane.
'Migliaia e migliaia di persone sono qui oggi per un abbraccio alla citta' - dice don Luigi Ciotti, presidente nazionale dell'associazione Libera che ha promosso la tre giorni dedicata all'antimafia - e' un segno di attenzione a chi si impegna tutti i giorni contro la criminalita' organizzata. Oggi siamo qui per ripetere che occorrono meno parole e piu' fatti'.
A Napoli sono arrivate 1500 persone dal Piemonte, mille dalla Sicilia, a bordo di due navi, 300 dalla Toscana, 800 autobus di studenti delle scuole di tutto il Paese, negli alberghi partenopei sono stati ospitati la notte scorsa 480 familiari delle vittime, gli stessi che aprono il corteo di Libera, esponendo le fotografie dei loro cari scomparsi. (ANSA).
 
ANTIMAFIA: DON CIOTTI, VIA IPOTECHE SU BENI CONFISCATI
(ANSA) - NAPOLI, 21 MAR - La banche devono cancellare le ipoteche dai beni confiscati alla criminalita' organizzata: lo ha sostenuto Don Ciotti, parlando dal palco di piazza del Plebiscito, a Napoli, a conclusione della marcia per la quattordicesima giornata della memoria delle vittime delle mafie organizzata da Libera. Don Ciotti ha ribadito l'importanza del ruolo di una agenzia per la confisca dei beni, idea tramontata 'che avrebbe reso invece piu' efficace la confisca, e meno burocratiche e piu' agibili le procedure'.
'Abbiamo il 36% dei beni confiscati sotto ipoteca bancaria - ha continuato - i Comuni non sono in grado di riscuotere, le associazioni tanto meno, e questi beni rischiano di andare all'asta. Chi se li riprende poi?' Il rischio, ha spiegato, e' che ricadano nelle mani della criminalita' organizzata.
'Su 1091 aziende confiscate ai mafiosi solo 64 sono sopravvissute - ha concluso - dobbiamo chiederci perche', evidentemente c'e' qualcosa che non funziona''.(ANSA).

ANTIMAFIA: DON CIOTTI A MAFIE, CONDANNATI A VITA FERMATEVI
(ANSA) - NAPOLI, 21 MAR - 'Alle mafia, alla camorra, al crimine dico: fermatevi, ma che vita e' la vostra? Ne vale la pena?'. Don Luigi Ciotti grida questo appello dal palco di Napoli, in occasione dalla quattordicesima giornata della Memoria e dell'Impegno di Libera.
'Vi aspettano carcere, clandestinita', tanti morti - ha continuato - se avete beni ve li confischeremo tutti, e vi porteremo tutto via quello che avete'. 'Fermatevi, alla fine cosa vi resta? Come giustificate il male che fate agli altri? La vostra e' una condanna a vita - ha concluso - non puo' essere questa la vita. Non basta pentirsi ogni tanto, bisogna convertirsi'.(ANSA).

Napoli in corteo contro le mafie
Centomila. Quando la testa del corteo organizzato da Libera arriva a Piazza Plebiscito, la coda è ancora alla Rotonda Diaz. Un serpentone di 2 chilometri e mezzo, allegro ma silenzioso. Sul palco si alternano i familiari delle vittime e rappresentanti delle istituzioni cittadine a leggere i nomi delle quasi 500 persone che hanno perso la vita a causa della criminalità. A sorpresa, sul palco è salito anche Roberto Saviano: tocca a lui chiudere il lungo elenco, tra cui anche i nomi dei sei immigrati ghanesi uccisi nella strage di Castelvolturno lo scorso 18 settembre dai Giuseppe Setola e dai suoi sicari.  La marcia del 21 marzo a Napoli, per la quattordicesima giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie era iniziata con l'inno d'Italia. Lo hanno cantano i familiari delle vittime, in testa al corteo con le fotografie di questi innocenti scomparsi. «Migliaia e migliaia di persone sono qui oggi per un abbraccio alla città - dice don Luigi Ciotti, presidente nazionale dell'associazione Libera che ha promosso la tre giorni dedicata all'antimafia - è un segno di attenzione a chi si impegna tutti i giorni contro la criminalità organizzata. Oggi siamo qui per ripetere che occorrono meno parole e più fatti». «Questa è soprattutto una giornata di impegno e tutti i ragazzi che ci sono qui intorno sono il segno di una fortissima speranza». Lo ha detto il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino. «La veglia di ieri in ricordo di don Peppino Diana - ha detto il sindaco - ha trasmesso la sensazione viva di quanto Napoli abbia sofferto. C'è voglia di pulizia, di civiltà, Napoli è sempre stata una città civile». «Questa città - ha concluso il sindaco partenopeo - deve poter sviluppare tutte le sue energie, libera da interessi malavitosi perchè il governo della città deve essere nelle mani dei napoletani e non sotto il controllo della camorra». In piazza anche il presidente della Regione, Antonio Bassolino che dice: «La camorra e la mafia non sono invincibili, non sono eterni . Da questa manifestazione arriva un messaggio straordinario di speranza e di fiducia, e questo non era scontato. La risposta di Napoli e della Campania sono straordinarie, come l' energia messa in moto oggi da questa terra e da questo paese». Il governatore sottolinea l'importanza della costanza nella guerra alla criminalità organizzata: «La parola d'ordine è continuità. Contro la camorra e la mafia bisogna combattere 365 giorni all' anno, perchè 365 giorni all'anno agisce la criminalità organizzata». Alla domanda se il governo attuale faccia abbastanza per contrastare le mafie, Bassolino ha risposto: «Il ministro dell'Interno si impegna con serietà su questo fronte. Servono più risorse e mezzi per le forze dell' ordine e la magistratura. In molte parti del Sud Italia quella contro le mafie è una battaglia impari». Ci sono anche i lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco al corteo contro le mafie. Un gruppo di operai, da tempo in lotta per mantenere il posto di lavoro contro la paventata chiusura dello stabilimento, si è unito alla marcia in memoria delle vittime di mafia e camorra. Urlano slogan in difesa dello stabilimento e hanno uno striscione con su scritto «Pomigliano non si tocca». L'Unita.it
 
Vittime mafie, in migliaia a Napoli
In migliaia, forse in 150mila secondo gli organizzatori, hanno sfilato a Napoli alla "Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie", promossa dall'associazione Libera. Al corteo hanno partecipato oltre 500 familiari delle vittime della criminalità. "Vi aspettano carcere, clandestinità, tanti morti - è l'appello di don Ciotti, presidente di Libera, ai mafiosi -. Fermatevi, alla fine cosa vi resta?" Oltre due chilometri e mezzo di percorso, sul lungomare di Napoli, fra Piazza della Repubblica e Piazza del Plebiscito: il corteo si è poi radunato davanti al palco. I manifestanti, provenienti da trenta Paesi del mondo e da tutte le regioni italiane, hanno camminato insieme in silenzio, mentre si leggevano a ripetizione al megafono i nomi di oltre 900 vittime delle mafie. Un elenco che è stato riproposto alla fine, ben due volte, dal palco sul quale sono saliti i parenti delle vittime delle mafie.

Una morte assurda
Un lungo applauso ha accompagnato il discorso di Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo, giovane mamma uccisa dalla camorra mentre accompagnava i figli a scuola. "Aveva 39 anni - ha detto la ragazza tra la commozione dei presenti sul palco - è stata uccisa senza alcuna logica e spiegazione. Occorre trasformare la rabbia in qualcosa di positivo. Quello che abbiamo vissuto non deve capitare più a nessuno. Impegnarsi per la memoria non è né stupido né inutile. Voglio ringraziare tutti e finalmente lo posso dire grazie a Napoli".

L'appello di don Ciotti
"Alle mafia, alla camorra, al crimine dico: fermatevi, ma che vita è la vostra? Ne vale la pena?". E' l'appello di don Luigi Ciotti ai boss. "Vi aspettano carcere, clandestinità, tanti morti - ha continuato - se avete beni ve li confischeremo tutti, e vi porteremo tutto via quello che avete. Fermatevi, alla fine cosa vi resta? Come giustificate il male che fate agli altri? La vostra è una condanna a vita - ha concluso - non può essere questa la vita. Non basta pentirsi ogni tanto, bisogna convertirsi". TGCOM

A Napoli oltre 100mila contro le mafie, sul palco anche Saviano

NAPOLI (Reuters) - Più di centomila persone, secondo gli organizzatori, hanno sfilato in corteo oggi a Napoli per ricordare le vittime delle mafie e chiedere alle istituzioni di combattere la criminalità organizzata, che opprime soprattutto il Sud Italia. E sul palco, insieme a familiari delle vittime, magistrati e rappresentanti istituzionali è salito a sorpresa anche il giovane scrittore Roberto Saviano, sotto scorta dopo il sucesso del suo "Gomorra" e divenuto un simbolo vivente della lotta alla camorra. Nella città partenopea, dove forte è la presenza della camorra, sono arrivati in gran parte giovani da tutta Italia e da 30 paesi europei, per celebrare la XIV giornata della memoria e dell'impegno per le vittime di tutte le mafie, organizzata dall'associazione "Libera" di don Luigi Ciotti che da anni lotta contro criminalità e narcotraffico. "Non girarsi dall'altra parte", "No alla legalità sostenibile che accetta mediazioni", erano alcuni dei messaggi lanciati dai manifestanti. Un monito era rivolto anche alle banche: "Cancellino le ipoteche presenti sul 36% dei beni confiscati alla camorra" ha detto don Ciotti, ricordando che i Comuni non riescono a farsene carico, col rischio che una " una volta messe all'asta tornano alle mafie". "Noi dobbiamo essere la spina propositiva dello Stato. Questa è una Repubblica fondata sul lavoro e la lotta alle mafie comincia dal lavoro. Ma non chiediamo solo allo Stato, dobbiamo noi cittadini per primi a fre la nostra parte. Noi tutti non dobbiamo mai girarci dall'altra parte" ha detto il religioso, noto per il suo impegno sociale. Il corteo concluso in piazza del Plebiscito è stato scandito, così come l'inizio della manifestazione in piazza, dai nomi delle 900 vittime delle mafie, alcuni letti anche da Saviano, acclamato dalla piazza . Vittime che in molti casi non hanno ottenuto ancora giustizia e per le quali gli oltre 500 familiari presenti a Napoli chiedono anche verità. Pietro Polimeni e Anna Adavastro, di Reggio Calabria, genitori di Daniele ucciso a 18 anni nel 2005, sono tra loro. "Era uno studente, è scomparso il 30 marzo ed è stato ritrovato il 2 aprile del 2005 carbonizzato. Stiamo ancora lottando per sapere. Allo Stato chiediamo di poter sapere la verità" dicono padre e madre, che spiegano di di non aver sentito la vicinanza dello Stato. "Quel che è certo è che deve fare qualcosa di diverso da quello che (lo Stato) ha fatto fino a oggi, perché ci sono ancora vittime delle mafie". Un'esperienza diversa è quella di Michele Panunzo, figlio dell'imprenditore edile di Foggia Giovanni Panunzo, ucciso da chi voleva estorcergli soldi. "Mio padre é stato ucciso a pochi metri dal consiglio comunale di Foggia il 6 novembre del 1992", racconta Panunzo, che regge un cartellone con la foto del padre. " E' stato minacciato e ha denunciato chi voleva estorcergli soldi. Non ha girato la testa dall'altra parte e lo hanno ucciso". "Ho sentito la presenza e la vicinanza dello Stato - ha detto l'uomo - da noi qualcosa si sta muovendo. E' stato firmato un protocollo interistituzionale, ma è importante anche che la gente denunci e non si volti dall'altra parte. Bisogna avere coraggio e denunciare anche in forma anonima, per permettere alle forze dell'ordine di intervenire". Tra i magistrati, i rappresentanti dele istituzione e delle politica, anche Giancarlo Caselli, procuratore capo a Torino, secondo cui il disegno di legge del governo sulle intercettazioni, in discussione al Parlamento, rappresenta "un forte rischio per la sicurezza sociale". "E' come dire a un medico di nonu sare Tac o risonanza magnetica perché sono invasive. Si sta dicendo alle forze dell'ordine di non utilizzare le intercettazioni, che sono come radiografie giudiziarie, perché sono troppo invasive. Chi chiede tolleranza zero e ronde sia coerente e non consenta che si tolgano le intercettazioni, che sono il baluardo per la tutela dei cittadini".

LA CAMPANIA CHE DICE NO
I temi della speranza nella seconda giornata dell'iniziativa voluta da «Libera» per ricordare i caduti nella lotta contro i clan. Oggi la marcia dei familiari attraverserà il capoluogo campano
Sepe: «Non arrendersi mai Camorra, male senza confini»
A Napoli veglia di preghiera per le vittime della criminalità

DAL NOSTRO INVIATO A NAPOLI
ANTONIO MARIA MIRA
U n signore anziano, viso da contadino, sale la scalinata che porta all'altare del Duo­mo. Tra le mani callose porta, stringendo­la delicatamente, una stola viola. La stola di don Peppe Diana, il parroco di Casal di Principe ucci­so dalla camorra quindici anni fa. Lui è Gennaro Diana, il papà. Si avvicina al cardinale Crescenzio Sepe, gli porge la stola e il cardinale, togliendo la sua, la indossa. Un lungo, forte, commosso ap­plauso sale, invade, riempie la grande chiesa. «Gra­zie eminenza - dice don Tonino Palmese, respon­sabile di Libera per la Campania - per aver volu­to mettere sulle sue spalle il ricordo, la memoria, la vita di don Peppe Diana». Un altro applauso per­corre il Duomo mentre il cardinale fa accomoda­re Gennaro, sorridente, al suo fianco, tra i sacer­doti che stanno partecipando alla veglia di pre­ghiera in occasione della «Giornata della memo­ria e dell'impegno» in ricordo delle vittime di tut­te le mafie che oggi attraverserà la città. È il mo­mento più commovente di una veglia che ha toc­cato soprattutto i temi della sparanza e dell'im­pegno. «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò», recita una delle letture scelte dal Vangelo di Matteo. Una scelta non ca­suale.
Metà della chiesa è occupata da più di 500 familiari delle vittime delle mafie. Si prega. «Si­gnore, Dio dell'universo, perdonaci per quelle vol­te in cui gli atteggiamenti di indifferenza hanno da­to alle mafie la forza necessaria per imporre ter­rore, disperazione e morte». Al momento dello scambio del segno della pace salgono all'altare quattro familiari: Lorenzo Clemente, Stefania Gras­so, Viviana Matrangola, e la mamma di Gelsomi­na Verde. Poi, proprio sul tema, si prega ancora.
«Dio della pace, non ti può comprendere chi se­mina discordia, non ti può accogliere chi ama la violenza; dona a chi edifica la pace di perseverare nel suo proposito e a chi la ostacola di essere sa­nato dall'odio che lo tormenta, perché tutti si ri­trovino in te, che sei la vera pace».
Poi si alza il canto. «Tu sei la mia vita, altro io non ho. Tu sei la mia strada, la mia verità. Nella tua pa­rola io camminerò, finché avrò respiro, fino a quando tu vorrai. Non avrò paura, sai, se tu sei con me: io ti prego, resta con me». Parole che ricorda­no tanto la vita di don Peppe. E del parroco ucci­so dalla camorra parla il cardinale di Napoli. «Quin­dici anni fa fu ucciso dalla barbarie criminosa, ma oggi è più vivo che mai. La sua testimonanza con­tinua a scuotere le coscienze, a dare coraggio a chi vuole combattere la battaglia del buono e del bel­lo ». Parole chiare, quelle del cardinale. «Fare me­moria - dice rivolgendosi proprio ai familiari del­le vittime - è innanzitutto un dovere di ricono­scenza verso chi ha seminato col proprio sangue una testimonianza che non ci può essere rubata da nessuno. Loro hanno testimoniato e ci hanno passato una fiaccola perché continui a illumina­re la nostra vita». Parole di speranza. «Sembra che il male non ab­bia confini ma noi non ci arrendiamo perché Dio è con noi, perché Cristo ha vinto il male, perché noi agiamo con la forza dei nostri ideali, perché sia­mo pronti a offrire la nostra vita perché il bene prevalga». Invece, aggiunge con toni che evocano il grido di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi di Agrigento, «i mafiosi devono nascondersi, non ritrovano un momento di pace perché il male li avvinghia. La loro è una vita di peccato. Semina­no sangue e vivono nel sangue». Dunque non bi­sogna arrendersi, torna a ripetere Sepe, «noi sare­mo i vincitori». Lo ringrazia don Luigi Ciotti e an­che lui invita alla speranza. «Napoli è una città for­te e amara, coraggiosa e non saranno alcuni grup­pi criminali a togliere quella speranza che questa terra invoca. Ma dobbiamo tutti fare di più, tutti insieme». Sepe riprende il microfono. «Napoli ap­plaudi don Luigi. Noi ti accogliamo, ti abbraccia­mo e ti ringraziamo per tutto quello che fai e che farai». Avvenire 21 marzo

Ogni polizza stipulata, un euro a favore della legalità: Unipol raccoglie 157mila euro per i progetti contro le mafie
NAPOLI. Un euro per la legalità, un euro contro le mafie, un euro per sperare: sintesi di un programma e di un progetto che ha messo insieme istituzioni, società civile e imprenditoria accanto all'Associazione Libera.
Uniti sotto il marchio « un euro per polizza » , iniziativa pratica, promossa da Unipol già da tre anni. Il risultato della campagna 2008 è stato presentato ieri alla Camera di Commercio napoletana. Un incontro con chi si batte per la giustizia, la sicurezza, il lavoro. Per il terzo anno consecutivo infatti Unipol ha deciso di destinare a Libera 1 euro per ogni polizza stipulata. Nel 2008 si sono raggiunti 157mila euro, che vanno a sostegno del progetto verso la Cooperativa « Le Terre di don Peppe Diana » per la realizzazione di un allevamento di bufale e di un caseificio nel basso casertano.
Proprio giovedì, nell'anniversario della morte di don Peppe, ucciso dalla camorra, a Casal di Principe, è stato sottoscritto il protocollo d'intesa che restituirà alla collettività le terre confiscate al clan dei casalesi e la speranza nel futuro. Ieri, vigilia della 14esima Giornata in ricordo delle vittime delle mafie, il presidente di Unipol Pierluigi Stefanini ha virtualmente consegnato il ricavato della campagna 2008 a don Luigi Ciotti, riaffermando l'impegno accanto e con Libera: « Aiutare l'associazione e i giovani che si dedicano a recuperare i beni confiscati ai mafiosi lo riteniamo un dovere civile » ha detto. È « la dimostrazione - ha sottolineato don Ciotti - che c'è un'Italia che non si arrende, che lotta e si impegna per affermare libertà e la dignità di tutti, consapevole che la speranza si fonda sulla visione d'insieme e sul contributo di ciascuno » .
Valeria Chianese - Avvenire 22 marzo



Sfila anche il figlio di Anna Politkovskaja una cosa così è impossibile nella mia Russia
NAPOLI. «Trovo straordinaria la partecipazione della gente a questa manifestazione, una cosa del genere purtroppo non sarebbe possibile nella mia Russia». Ilya Politkovskaja, il figlio della giornalista russa assassinata il 7 ottobre 2006, ha partecipato alla marcia di Libera e alla fine è salito sul palco, accanto ai familiari delle vittime della mafia. Adesso andrà a Strasburgo per «sottoporre il caso ai parlamentari europei». L'omicidio di sua madre è ancora senza colpevoli perché gli unici indiziati sono stati da poco scagionati. «Noi pensiamo, e io ne sono convinto, che quelle persone sono coinvolte, ma non significa che siano loro i colpevoli. Sono totalmente d'accordo con il verdetto della magistratura: non c'erano le prove. La decisione è stata comunque uno scandalo, perchè quelle persone sono coinvolte nel delitto. Noi sappiamo chi ha ucciso mia madre, adesso mancano i mandanti. Lei è morta perchè aveva dato fastidio alla mafia». Ilya ha mostrato lucidità anche nell'analisi del governo: «È difficile parlare della situazione russa, c'è un totale controllo da parte dell'esecutivo però molte persone lo sostengono. Chi dice che le elezioni sono state falsate, si sbaglia: più della metà della popolazione è con Putin e Medvedev anche se fanno cose all'80% sbagliate». Quanto all'insegnamento tratto dall'esempio della madre, non ha dubbi: «Non si deve mai tornare indietro, bisogna andare avanti e a fondo appena vedi che qualcosa non va». Avvenire 22 marzo

Centomila in silenzio contro le mafie
Senza slogan e senza clamori il corteo della legalità che ha attraversato ieri Napoli


DAL NOSTRO INVIATO A NAPOLI
ANTONIO MARIA MIRA
« D obbiamo arrabbiarci perché il diritto alla vita di tante per­sone oneste e coraggiose è stato negato. Ma è giusto anche credere che ci possa essere un cambiamento e questo non è nè stupido nè inutile». Scandisce que­sti ultimi aggettivi Alessandra Clemente, guardando fissa davanti a sè. Forse cerca lo sguardo della mamma, Silvia Ruotolo, uc­cisa dalla camorra nel 1997 quando lei ave­va dieci anni. Avrebbe davvero da arrab­biarsi Alessandra per questo insanabile do­lore, ma preferisce parlare di speranza e im­pegnarsi per realizzarla. Lei e gli altri cin­quecento familiari delle vittime di tutte le mafie che ieri hanno aperto il lungo, festo­so, coloratissimo corteo che ha attraversa­to Napoli per la 'Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime di ma­fia', organizzata da Libera e Avviso pubbli­co.
Tanti, veramente tanti, for­se più di centomila, da riempire la lunghissima via Caracciolo, il lungomare della città, e poi l'enorme piazza Plebiscito dove hanno parlato Alessandra e altri familiari. E dove don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera, ha lanciato un duro monito ai mafiosi. «A chi vive nella violenza vorrei gri­dare: fermatevi! Ma che vita è la vostra, ma ne vale la pena? Vi aspettano carcere o clan­destinità. Se avete dei beni prima o poi ve li porteremo via tutti. Fermatevi! Ve lo dico a nome di tutti questi familiari. Alla fine co­sa vi resterà? Non basta ogni tanto 'pentir­si', bisogna convertirsi. La vostra è una con­danna a vita. Per favore, fermatevi!, questa non può essere la vita».
Una vita così diversa da quelle delle tantis­sime, troppe, vittime. «Mio padre - dice Nando Dalla Chiesa, figlio del generale e prefetto di Palermo - è stato ucciso perchè non si è girato dall'altra parte. Anche noi non dobbiamo girarci dall'altra parte». E so­no in tanti oggi nella martoriata Napoli a non volersi girare. Tante scuole, tanti scuot, tante associazioni, tutti i sindacati, ben 250 sindaci di tutt'Italia, con fascia tricolore e gonfalone e fa un bell'effetto vedere nomi un tempo da cronaca mafiosa oggi sfilare per la legalità. «Siamo in 86, studenti, asso­ciazioni e anche consiglieri comunali di maggioranza e opposizione», dice con or­goglio Antonino Iannazzo, sindaco di Cor­leone. Sì proprio la Corleone di Riina e Pro­venzano. Ora è qui a sfilare con le vittime. «Sì, è vero, abbiamo fatto molti passi avan- ti, pur tra tante difficoltà, ma l'aria è davve­ro cambiata anche se dobbiamo stare sem­pre attenti», aggiunge il sindaco, impegna­to anche ad aiutare suoi collegi di paesi do­ve la strada del riscatto è all'inizio.
In testa al corteo il dolore, la rabbia e l'im­pegno dei familiari. Alcuni portano in grem­bo le foto dei loro cari. Memoria e lacrime, ma anche tanta carica. «Anche dopo anni il dolore non cala - dice Stefania Grasso, di Locri - ma la ricerca del bene fa vivere feli­ci. È quello che sento ogni mattina e che mi fa andare avanti». «È triste vedere che ogni anno siamo di più, ma ci stiamo muoven­do nella giusta direzione - aggiunge Debo­rah Cartisano, di Bovalino - . Non solo rac­contare le nostre vite, il nostro dolore, ma fare e realizzare. Non vogliamo rimanare vittime». «Lacrime sì ma anche la gioia di non sentirsi soli - commenta Margherita A­sta, di Trapani - . Questa è un'Italia non ras­segnata che si muove per il cambiamento, che dice 'Basta!', non gridando ma sfilan­do ».
Sfilano le scuole coi colora­tissimi striscioni. 'Perchè la vita abbia altri colori abbat­tiamo l'oscurità della ca­morra' (Aversa). 'Vogliamo crescere in un mondo pieno di luci e colori' (Lentini). 'Vivere senza mafia, vivere gioiosamente' (Quarto). I bambini della Duca d'Aosta di Napoli ritmano 'Annali­sa sempre con noi', ricordano così la com­pagna Annalisa Durante, uccisa dalla ca­morra a 13 anni. Sfilano anche ragazzi del disagio, con storie 'difficili'. Li accompa­gna il francescano padre Federico che li se­gue con l'associazione 'Il pioppo' di Som­ma Vesuviana. «Siamo qui - dice - perchè crediamo che un giorno potrà cambiare. 'Io ho un sogno', diciamo come Martin Luther King. Ora una parte del sogno si è avvera­ta ». Sul palco, intanto, viene letto il lunghissimo elenco delle oltre novecento vittime inno­centi, dall'inizio del '900 all'ultimo sangue sparso dalla banda Setola. E a sorpresa pro­prio questi ultimi nomi sono letti, tra gli ap­plausi, da Roberto Saviano. Poi don Ciotti si rivolge a tutti. «Ci si deve impegnare 365 giorni all'anno. Questi familiari ci chiedo­no coerenza, credibilità e continuità. Dob­biamo essere tutti corresponsabili. A cosa serve essere vivi se non si ha il coraggio di impegnarsi. Chiediamo alle istituzioni di fare la loro parte ma solo se la faremo an­che noi. Siamo un popolo e non saranno i mafiosi ad avere il sopravvento. No alla le­galità 'sostenibile' delle mediazioni. Non arrendiamoci, se ci impegnamo ce la fare­mo.
Insieme». Nel lunghissimo serpentone migliaia di giovani e 86 corleonesi con il sindaco: l'aria è cambiata. Avvenire 22 marzo

 
 
 

Comunicati

  1. Premio Marcello Torre 2016

    Torna anche quest'anno il tradizionale appuntamento con il Premio Nazionale per l'Impegno Civile, dedicato alla memoria di Marcello Torre, il Sindaco di Pagani assassinato brutalmente dalla camorra l'11 dicembre di 36 anni fa. Quest'anno l'iniziativa ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica, inviata da Sergio Mattarella quale suo premio di rappresentanza.

  2. Welfare: don Ciotti, urge una rivoluzione culturale nel Paese

    "Urge una rivoluzione culturale nel Paese, etica e sociale, che la classe politica attuale, non solo la nostra ma penso all'Europa, non sembra in grado di realizzare ma nemmeno di pensare in questo momento". Lo ha detto don Luigi Ciotti parlando con i giornalisti, oggi a Bari, a margine del convegno Nei cantieri della città del noi.

  3. Dal 12 Dicembre "Racconti di mafia", numero speciale monografico di Narcomafie

    Si tratta di un numero speciale monografico, dedicato ai "Racconti di mafia". Per l'occasione abbiamo coinvolto 15 affermati scrittori italiani che si sono misurati sul tema delle mafie. I loro racconti, tutti inediti, sono accompagnati da 18 disegni originali, opere di altrettanti illustratori.