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Rassegna stampa 19 marzo 2009

 
 
 
 

IN MIGLIAIA A CASAL DI PRINCIPE IN RICORDO PRETE ANTICAMORRA
CASAL DI PRINCIPE (CASERTA), 19 MAR - La camorra lo ha ucciso 15 anni fa, nella sua chiesa. Ma oggi don Peppe Diana sembrava essere ancora vivo. Quel no ai clan che lui ha ribadito in tutti i modi oggi, in tanti, lo hanno ripetuto. E lo hanno fatto nella terra dei Casalesi, a Casal di Principe (Caserta). Lì dove la camorra ha ucciso, ha fatto affari. E dove oggi, forse, ha subito una sconfitta. In migliaia sono venuti da tutta Italia.
Studenti, famiglie, immigrati hanno sfilato lungo strade per anni macchiate di sangue: quelle dei boss Francesco Schiavone, detto Sandokan, e Giuseppe Setola. Oggi, però, in tanti hanno voluto dimostrare che "Casalesi è il nome di un popolo, non di un clan". In 25mila - stimano gli organizzatori - hanno preso parte al corteo organizzato dall'Associazione Libera e dal Comitato Don Peppe Diana. Certo, dicevano in tanti, "la camorra c'é e ci sarà", ma intanto oggi, la città considerata epicentro del clan dei Casalesi è scesa in strada a testa alta, ha esposto le lenzuola bianche ai balconi, ha applaudito per dire il suo no. Il papà di Don Peppe, Gennaro Diana, i Casalesi li conosce bene visto che gli hanno ammazzato 'Pinuccio'. Di una cosa è convinto: "Stanno peggio dei morti". "Pensavano di aver conquistato la libertà uccidendo mio figlio - dice - ed invece da allora è iniziata la loro fine. Basta guardare quanta gente oggi c'é". Ed infatti anche coloro che, come gli studenti, don Peppe non lo hanno mai conosciuto, oggi ripetevano le sue parole. C'é chi le ha scritte sugli striscioni ('Per amore del mio popolo non tacero"), e chi come don Luigi Ciotti le ha ripetute ad alta voce, "perché attuali". Alla gente, ai giovani, don Ciotti ha chiesto di essere "profeti come don Diana, di saper legge il presente". Alla politica ha chiesto che "i diritti diventino carne". Poi un appello alla Chiesa "che deve parlare chiaro, non deve fare sconti a nessuno", deve "cacciare fuori le donne e gli uomini di mafia, le ambiguità". Don Ciotti ha chiesto fatti e "continuità nella lotta", e come lui lo hanno fatto i presidenti della Regione Campania, Antonio Bassolino, e della Regione Lazio, Piero Marrazzo, che hanno preso parte al corteo. Una parola, continuità, che sarà scritta su un cartello all'ingresso di Casal di Principe "per ricordare a tutti che la camorra la vogliamo combattere davvero", dice il sindaco Cipriano Cristiano. Anche la Camera ha ricordato don Diana. In un giorno in cui le terre dei Casalesi sono state in parte 'trasformate' nelle terre del prete anticamorra: su oltre venti ettari confiscati, a Castel Volturno e a Cancello ed Arnone, nascerà la cooperativa sociale 'Le terre di don Peppe Diana'. Produrrà mozzarella, energia pulita, lavoro. I nomi, centinaia, delle vittime delle mafie oggi sono stati letti uno dopo l'altro. Medaglie al valore civile sono state consegnate alla famiglia di Domenico Noviello, che denunciò i suoi estorsori, e di Federico Del Prete, sindacalista anche lui ucciso dai clan. Il tutto mentre, Casal di Principe, forse anche sotto gli occhi di qualche boss, la camorra, oggi, ha provato a combatterla. (ANSA). 
 
ANTIMAFIA: PADRE DON DIANA, CASALESI STANNO PEGGIO DEI MORTI CASAL DI PRINCIPE
19 MAR - La camorra "bisogna combatterla sempre" soprattutto ora che "i Casalesi stanno fallendo". E' emozionato Gennaro Diana che oggi Casal di Principe (Caserta), la  terra dei Casalesi e di Gomorra, ricorderà suo figlio don Giuseppe, ucciso proprio dalla camorra 15 anni fa. Gennaro Diana non usa mezzi termini e sui Casalesi dice: "Stanno peggio dei morti, uccidendo mio  figlio si erano illusi di aver conquistato la libertà ed invece è niziata la loro fine". Sorride a tutti il padre di Don Peppe e oggi che a Casal di Principe ha organizzato cortei e manifestazioni per ricordare la figura del prete anticamorra, è soprattutto ai giovani che rivolge un appello: "Non bisogna mai fermarsi nella lotta alla camorra, dobbiamo vincere, altrimenti vincono sempre loro". Suo figlio lo chiama sempre Don Peppe. Dice che è sempre vivo, soprattutto, quando parla dei Casalesi. "Sai quante volte si sono pentiti di aver ucciso don Peppe - ha concluso - don Peppe è morto ma loro stanno anche peggio di lui". (ANSA).
 
ANTIMAFIA: DON CIOTTI, ANCORA ATTUALI PAROLE DON PEPPE DIANA CASAL DI PRINCIPE
19 MAR - Don Luigi Ciotti, a Casal di Principe (Caserta), ripete una dopo l'altra le parole di don Peppe Diana, il prete anticamorra ucciso 15 anni fa, il cui insegnamento, dice don Luigi, "é quanto mai attuale". "I Casalesi ancora ci sono, nonostante l'eccezionale lavoro della magistratura e delle forze dell'ordine - dice don Ciotti, che a breve prenderà parte al corteo organizzato per ricordare la figura di don Peppe - Don Diana diceva che la camorra ha assassinato lo Stato e che noi dovevano far risorgere lo Stato. Diceva che dovevano risalire sui tetti, ed è quello che dobbiamo fare anche oggi". "Bisogna capire che la camorra, le mafie, sono un problema nazionale - ha concluso don Ciotti - e bisogna anche capire che la prima mafia da combattere è quella delle parole. La vera lotta si fa con i fatti". (ANSA).
 
ANTIMAFIA: SU BENI CONFISCATI NASCE COOP DON PEPPE DIANA CASAL DI PRINCIPE
19 MAR - Una cooperativa sociale su terreni confiscati alla camorra e in onore di chi, dalla camorra, è stato ammazzato. E' tutto questo "Le terre di Don Peppe Diana", la prima cooperativa "libera terra" che nascerà nei comuni di Castel Volturno e Cancello Arnone e che sarà dedicata a Don Peppe Diana, il prete ucciso dalla camorra 15 anni fa a Casal di Principe. Su oltre 20 ettari confiscati alla camorra si produrrà la "mozzarella giusta" ma anche altri prodotti che, spiega l' associazione Libera, "avranno lo straordinario valore aggiunto della legalità". La cooperativa, che prenderà avvio nei prossimi mesi, si occuperà di agricoltura, allevamento di bufale, trasformazione di latte bufalino in mozzarelle e formaggi attraverso il metodo di produzione biologica. Ed ancora di turismo responsabile, di produzione di energia pulita da biomassa. Le attività favoriranno, tra l'altro, l'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati; si prevede a regime un massimo di 12 persone. Oggi, proprio a Casal di Principe, esattamente a 15 anni dopo la morte di don Peppe, c'é stata la firma del protocollo d'intesa tra circa dieci soggetti, tra i quali, il padre di don Peppe Diana, Gennaro Diana, il commissario straordinario del governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati ad organizzazioni criminali, la Prefettura di Caserta, la Regione Campania, la Provincia di Caserta, l'associazione Libera e il Comitato don Peppe Diana. (ANSA).
 
ANTIMAFIA: MARRAZZO, CAMORRA PROBLEMA SERISSIMO PER LAZIO
(ANSA) - NAPOLI, 19 MAR - "La camorra è un problema serissimo che riguarda assolutamente il Lazio". Lo sottolinea il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, a Casal di Principe (Caserta), per un'iniziativa a sostegno della legalità, partecipando, con l'assessore all'Istruzione della Campania, Corrado Gabriele, a un incontro con gli studenti dell' istituto tecnico commerciale 'Guido Carli'. "Siamo - aggiunge - tra le regioni dove c'é il più alto livello di beni confiscati. Noi abbiamo una condizione diversa ma ci confrontiamo con gli stessi soggetti, cioé la camorra, la n'drangheta, la mafia che da noi cercano continuamente un' infiltrazione, l'inquinamento dell'economia, operano il riciclaggio e l'usura". Lazio e Campania, del resto sono regioni confinanti "e già in passato molti camorristi del nord della Campania utilizzavano alcune realtà del nostro territorio come Formia e Gaeta. Ora il problema è serissimo. Le organizzazioni criminali si battono quando si è uniti, mentre loro tendono a isolare".(ANSA).

ANTIMAFIA: MARRAZZO, MIO PADRE CONDANNATO DA MAFIA E CAMORRA 
(ANSA) - NAPOLI, 19 MAR - Il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, oggi è presente a Casal di Principe (Caserta), nell'ambito delle iniziative per la legalità, "non per una solidarietà istituzionale". "Oggi sono qui - ha detto lo stesso Marrazzo - come presidente della Regione, come cittadino, come un figlio di un giornalista condannato a morte dalla mafia e dalla camorra". Per Marrazzo, va "dato un segnale forte che nessuna realtà piccola o grande possa essere lasciata sola". A Casal di Principe, secondo quanto annunciato dall' assessorato all'Istruzione della Campania, sarà posta entro la primavera la prima pietra di una nuova scuola su un terreno confiscato alla camorra.(ANSA). 

ANTIMAFIA: LENZUOLA BIANCHE E APPLAUSI PER CORTEO DON DIANA
CASAL DI PRINCIPE (CASERTA), 19 MAR - Applausi e lenzuola bianche ai balconi: è così che il Comune di Casal di Principe sta accogliendo il corteo organizzato in memoria di Don Peppe Diana, il prete ucciso dalla camorra il 19 marzo di 15 anni fa. "Per amore del mio popolo": è dietro questo striscione che stanno sfilando migliaia di cittadini insieme al padre di Don Peppe, Gennaro Diana, il governatore della Campania, Antonio Bassolino, don Luigi Ciotti dell'Associazione Libera e il sindaco di Casal di Principe, Cipriano Cristiano. Tanti i cittadini che lungo le strade salutano il corteo: "Qui il termine casalese cittadino di Casal di Principe - ha detto il sindaco Cipriano Cristiano - qui c'é voglia di combattere la camorra e lo stiamo facendo in tutti i modi". (ANSA).

'ANTIMAFIA: MARRAZZO, CAMORRA PROBLEMA...
CASAL DI PRINCIPE (CASERTA), 19 MAR - Per combattere la criminalità organizzata, per il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, "non va mai abbassata la guardia". "Una delle capacità delle mafie è che loro sono sempre in grado di andare sott'acqua - ha detto Marrazzo che a Casal di Principe sta partecipando al corteo in onore di don Peppe Diana - le mafie sanno nascondersi ed operare nell'ombra. Fino a qualche anno fa un presidente della Regione non era interessato al fenomeno, non sarebbe stato a Casal di Principe, io ci ritorno soprattutto con una parola che va usata e che è la parola più bella da legare a Don Diana, è la parola amore. Qui oggi c'é gente che non odia - ha aggiunto - c'é gente che ama la vita. La camorra va guardata negli occhi, loro ti guardano in modo sprezzante e tu li guardi in modo determinante. La camorra questo movimento non lo potrà più far tornare indietro. Non ce la farà più, ma anche vero che i colpi che loro tenteranno saranno sempre forti". "Bisogna sempre tenere la luce accesa - ha concluso - continuiamo ad accenderla sempre di più".(ANSA). 

CAMORRA: CAMERA, AULA RICORDA 15/MO UCCISIONE DI DON DIANA
(ANSA) - ROMA, 19 MAR - L'Aula della Camera ha ricordato il 15/mo anniversario dell'assassinio a Casal di Principe di don Giuseppe Diana. A ricordare il sacerdote ucciso dai killer nella chiesa in cui esercitava il suo ministero pastorale è stata Luisa Bossa del Pd, le cui parole sono state sottolineate da un applauso unanime dell'Assemblea. (ANSA).

ANTIMAFIA: DON CIOTTI, NO AMBIGUITA', CHIESA PARLI CHIARO 
CASAL DI PRINCIPE (CASERTA), 19 MAR - A Casal di Principe don Luigi Ciotti, presidente dell'Associazione Libera, chiede risposte a tutti: alla gente, alla politica ma anche alla stessa Chiesa che, in merito alla lotta alla criminalità organizzata "deve parlar chiaro, non deve fare sconti". Don Ciotti ne parla in occasione della manifestazione per ricordare don Peppe Diana, a quindici anni dalla sua morte. Chiede "meno parole e più fatti" e chiama in causa anche il mondo della Chiesa. "Serve una linea di fermezza - ha detto - bisogna ribadire sempre l'incompatibilità tra l'azione criminale e il Vangelo". "Fuori dalla chiesa - urla dal palco don Ciotti - uomini e donne di mafia. E' incredibile che al matrimonio di Totò Riina c'erano
tre preti che celebravano la messa". Quindi l'appello finale: "La Chiesa, tutta la Chiesa respinga le ambiguità". (ANSA).

CAMORRA: COL. BURGIO, CASALESI NON SONO ANCORA FINITI
CASAL DI PRINCIPE (CASERTA), 19 MAR - Il clan dei Casalesi, per il colonnello Carmelo Burgio, a capo del comando provinciale dei
carabinieri di Caserta, "non è ancora finito", per sconfiggerlo definitivamente "c'é ancora tanto da fare". Il colonnello lo sottolinea a Casal di Principe, in mezzo a migliaia di persone che oggi hanno sfilato in occasione del corteo in memoria di don Giuseppe Diana, ucciso quindici anni fa dalla camorra. Una manifestazione, che il comandante dei carabinieri definisce un "successo morale, strettamente legato al "successo professionale quando si raggiunge con l'arresto di un boss". Lui, che ha arrestato Giuseppe Setola, considerato capo dei Casalesi, ha sottolineato come "il successo morale di oggi è la stretta conseguenza dei successi professionali che ultimamente sono stati raggiunti". (ANSA).

Casal di Principe invasa, 25 mila persone contro le mafie
NAPOLI - Venticinquemila persone, studenti provenienti da 60 istituti di tutta Italia, hanno partecipato questa mattina a Casal di Principe alla manifestazione promossa dall'associazione Libera, in ricordo di don Giuseppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra 15 anni fa. L'evento fa parte delle iniziative in preparazione alla Giornata della memoria e dell'impegno per le vittime di tutte le mafie in programma sabato 21 marzo a Napoli. "Lo Stato deve dare come diritto ciò che la mafia dà come favore", ha detto il fondatore e presidente dell'associazione, don Luigi Ciotti, dal palco allestito in piazza. Prima della manifestazione i genitori di don Peppino Diana e Luigi Ciotti hanno firmato il protocollo d'intesa per la nascita della prima cooperativa che sorgerà a Castelvolturno e Cancello Arnone, "Le terre di don Peppe Diana-Libera Terra", che sui terreni confiscati ai Casalesi produrrà la mozzarella della legalità. Il piano d'impresa prevede la realizzazione di una fattoria sociale sperimentale in grado di produrre energia da fonti rinnovabili (sole e biogas); fortemente attenta alla salubrità e qualità dei prodotti e del territorio e alla formazione delle maestranze del comparto.

Poi una lunghissima marcia, formata per la maggior parte dagli studenti delle scuole di diverso grado, che ha attraversato le vie della cittadina. Ogni istituto ha poi deposto una fiaccola ai piedi del palco da dove sono stati letti i nomi delle 900 vittime delle mafie, di fronte alle istituzioni locali, tra gli altri, il sindaco della città, Cristiano Cipriano, il governatore Bassolino, il presidente della Regione Lazio, Nicola Marrazzo, rappresentanti delle forze dell'ordine e i 500 familiari delle vittime riunite dal Coordinamento di Libera. Il loro rappresentante, Giacomo Lamberti, ha chiesto alle istituzioni una maggiore difesa e assistenza a sostegno delle loro iniziative ma anche per i costi che la lunghezza dei processi costringe a sostenere.

Diverse testimonianze sono venute proprio dagli studenti che hanno svolto un lungo cammino di preparazione ognuno concentrandosi su una vittima innocente della criminalità. Ai genitori del sacerdote è stata consegnata una targa.

A loro si è rivolto don Luigi Ciotti nel ricordare la figura di un profeta, di un sacerdote che ha saputo dare voce agli innocenti. "La Chiesa non deve puntare agli eventi ma essere impegnata 365 giorni all'anno- ha proseguito il fondatore di Libera-, senza fare sconti e senza avere paura, rifiutando la propria presenza quando sono coinvolti i camorristi". Poi, rifacendosi, al tema individuato da Libera per la giornata del 21 marzo di quest'anno, ha concluso: "La bellezza può essere riconosciuta solo da uno sguardo di trasparenza e speranza. Siamo qui non per dirci grazie ma perchè è nostro dovere farlo". (agenzia DIRE.it)

LA CAMPANIA CHE DICE NO
Il vescovo di Aversa, Mario Milano. «Oggi vogliamo celebrare la vittoria sulla morte e sul peccato. Il suo insegnamento continua nei suoi giovani, nei suoi scout. Il sacrificio di don Peppino non è stato vano»
Ventimila in corteo nel nome di don Diana
Da tutta Italia per marciare contro la camorra

Q uattro colpi del killer della camorra, il 19 marzo 1994, spensero la voce di don Peppe Diana, il parroco di Casal di Principe che aveva scritto «per a­more del mio popolo non tacerò». E così ave­va fatto, fino all'estremo sacrificio. Oggi, 15 anni dopo, per le strade del suo paese, 20mi­la voci hanno raccolto quel testimone. Tanti, proprio tanti, più di ogni previsione. Migliaia di scout, i suoi scout (don Peppe era capo e as­sistente dell'Agesci). Sono tantissimi, da tut­ta l'Italia. «Don Peppe, uno di noi», urlano a ritmo. Allegri, gioiosi, come sanno essere gli scout. «Chi non salta camorrista è», urlano e su tutti a saltare. Un branco di lupetti porta u­no striscione: «Zitto camorrista, ora parliamo noi!». E poi canti, ban, allegria, quell'allegria che don Peppe portava nel suo rapporto coi ragazzi. E sono tantissimi i ragazzi di Casal di Principe e degli altri paesi della zona. Scuole, con gli insegnanti, e associazioni. Portano l'impegno del lavoro svolto sulla legalità e la voglia di cambiare. Con orgoglio. «Casalesi non è il nome di un clan, ma il nome di un po­polo », recita un colorato striscione. «Qui per amore della nostra terra», si legge su un altro. Il lungo corteo sfila lungo le strade del paese. In testa tanti familiari delle vittime di tutte le mafie. Gennaro Diana, il papà di don Peppe, è sottobraccio a don Luigi Ciotti che gli pre­senta gli altri familiari. «A lui hanno ucciso la mamma», «A lui hanno ammazzato la mo­glie », «A lui hanno ucciso il figlio». Si abbrac­ciano. Tante lacrime ma anche la gioia per u­na giornata così. «Sono contento - dice papà Diana - di vedere tanta gente, soprattutto tan­ti giovani, vuol dire che Pinuccio (così chia- mavano il figlio, ndr) ha seminato bene».
Il lungo e coloratissimo serpentone arriva nel grande piazzale del cimitero, là dove è sepol­to don Peppe. «Siamo davvero tanti - com­menta soddisfatto Mauro Baldascino del Co­mitato don Peppe Diana, il gruppo che ha or­ganizzato l'evento e che da anni ha raccolto il testimone del sacerdote -, molto più di quan­to ci aspettavamo». E anche la risposta del paese c'è. Non c'è la paura e l'indifferenza del funerale o anche del decimo anniversario. «La gente di Casale c'è», dice ancora Mauro. Da molte case le famiglie hanno esposto lenzuo­la bianche. Certo il dolore si tocca con mano, come nei fa­miliari di Domenico Noviello, l'imprenditore che aveva detto «no» al racket e che per que­sto è stato ucciso il 16 maggio scorso dal grup­po di Giuseppe Setola. Alla sua memoria e a quella di Federico Del Prete, il sindacalista de­gli ambulanti ucciso nel 2002 dai casalesi, og­gi sono consegnate le medaglie d'oro al valor civile, assegnate dal presidente Giorgio Na­politano. «Oggi è finalmente una bella gior­nata dopo mesi così duri, non solo per noi - commenta il figlio Massimo -. Tutta questa gente, la medaglia...Certo non ci ridanno papà ma un po' di spe­ranza che si possa cambiare sì. E quello che lui ci ha insegnato».
Sul palco, intanto, i bambini del­le scuole di Casal di Principe e gli scout. «Benvenuti nelle terre di don Peppe Diana - dice al mi­crofono Salvatore Cuoci, altro componente del Comitato - gra­zie per aver voluto condividere questa giornata, sogniamo insie­me perché il tempo per poter af­fermare pace, giustizia e solida­rietà è vicino». Contrappuntati da brani musicali delle fanfare dei carabinieri e dei bersaglieri, par­lano il sindaco di Casale, Cipria­no Cristiano, un rappresentante dei familiari, don Franco Picone, successore di don Peppe: «È si­curamente felice di vedere che il suo sacrificio non è stato vano, che tanti giovani hanno seguito il suo insegnamento. Noi non tra­diremo mai le loro speranze».
Parla la capo guida dell'Agesci, Maria Teresa Spagnoletti. «Don Peppe era prete e scout, una per- fetta fusione di ideali e servizio. Noi siamo or­gogliosi di ricordare questo nostro fratello scout. Oggi e sempre». Poi tocca a don Ciotti. «No alle ambiguità. Fuori dalla Chiesa uomi­ni e donne di mafia. Dobbiamo, come diceva don Peppe, 'salire sui tetti per annunciare pa­role di vita'». E, rivolgendosi ai genitori, ag­giunge: «Vostro figlio è stata una voce che de­nunciava con forza. Era un profeta perchè ha dato, eccome!, voce alla parola di Dio».
La manifestazione si chiude ma non la gior­nata. Scout e ragazzi animano le piazze di Ca­sale. Poi la Messa, presieduta dal vescovo di Aversa, monsignor Mario Milano. «Noi vo­gliamo celebrare la vittoria sulla morte e sul peccato. Don Peppino non è morto ma vive nella pienezza dell'amore di Dio. È stato strap­pato dalla terra dalla violenza assassina della camorra, ma il suo insegnamento continua in voi, nei suoi giovani. Il suo sacrificio non è stato vano». Parte un ritmato «Don Peppe, Don Peppe», gli scout roteano nell'aria i faz­zolettoni. Per tutti l'impegno di un capo. «L'e­redità di don Peppe la porteremo nei nostri zaini in giro per le strade. Buona strada a tut­ti ». I genitori del prete ucciso 15 anni fa mentre si preparava per la Messa, accanto agli studenti e agli scout. La gente alle finestre stende lenzuola bianche. Don Ciotti: no alle ambiguità. Fuori dalla Chiesa uomini e donne di mafia. AVVENIRE 20 marzo, ANTONIO MARIA MIRA

Coop sociale con «Le terre di don Beppe»
DAL NOSTRO INVIATO A CASAL DI PRINCIPE (CASERTA)
« M ozzarelle della lega­lità », «mozzarelle giuste», le più buo­ne del mondo, non solo per il loro gusto inconfondibile, quello delle bufale campane, ma soprattutto per il loro sapore di libertà e giusti­zia. Si produrranno presto sui ter­reni di Castel Volturno e di Cancel­lo ed Arnone confiscati a boss del calibro di Michele Zaza e Francesco Schiavone. Assieme a iniziative di turismo responsabile e produzione di energia da biomasse. Ieri il pri­mo passo con la firma del proto­collo d'intesa per la nascita della cooperativa sociale 'Le terre di don Peppe Diana', il più bel regalo per l'onomastico del parroco ucciso 15 anni fa. A firmare l'impegno, al­l'interno di una villa confiscata ai Casalesi che ospita l'Università del­la legalità, il Commissario straor­dinario di governo per la gestione dei beni confiscati, Antonio Ma­ruccia, il prefetto di Caserta Ezio Monaco, il presidente della Cam­pania Antonio Bassolino, la Pro­vincia, i due Comuni, la Asl Caser­ta2, l'associazione Cooperare con Libera Terra, l'emozionatissimo Va­lerio Taglione, fazzoletto scout al collo, presidente del Comitato don Peppe Diana, il gruppo di giovani che ha raccolto il testimone del sa­cerdote e che più si è impegnato per questo risultato. Firma il presi­dente di Libera, don Luigi Ciotti ed è lui a lanciare una proposta subi­to accettata. «Sono sicuro che se la sua vita non fosse stata fermata, don Peppe sarebbe qui con noi a firmare. E allora propongo che si aggiunga la firma del papà». Così, commosso, papà Gennaro si alza dalla prima fila e firma.
Maruccia ricorda una frase del sa­cerdote. «La camorra riempie gli spazi vuoti lasciati dalla Stato». E aggiunge: «Oggi noi riempiamo questo spazio. Con questo impe­gno, con queste istituzioni, con queste associazioni noi possiamo sconfiggere definitivamente la ca­morra ». Ne è convinto anche il pre­fetto. «La confisca dei beni colpi­sce la camorra nelle sue ricchezze ma la nascita della coop è ancora più importante perché può essere un volano economico per tutta la zona». Già perchè, come sottolinea Bassolino, «si creano posti di lavo­ro per affermare un'economia sa­na e pulita». Don Ciotti insiste, «la lotta alla camorra ha bisogno di la­voro », ma avverte: «Abbiamo fatto solo il nostro dovere per la vostra terra che un po' è anche nostra. O­ra serve continuità, costruire gior­no per giorno». AVVENIRE 20 marzo, ANTONIO MARIA MIRA




 
 
 
 
 
 

Comunicati

  1. Da Pescara per Genova per la XVII giornata memoria e impegno

    Partenza da Pescara per Genova il 16 marzo alle ore 23:00 e ritorno nella tardi serata del 17 o prima mattinata del 18.

  2. Comunicato stampa su conclusione "Mafie al nord, corruzione ed ecomafie"

    Si è concluso giovedì 9 febbraio, il corso gratuito di formazione per amministratori e dipendenti della pubblica amministrazione "Mafie al nord, corruzione ed ecomafie", organizzato dall'Osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara e da Avviso Pubblico.

  3. Vacanze: tutti in campo per coltivare la legalità

    Un tempo il terreno era di un boss della 'ndrangheta, uno della famiglia Piromalli. Poi gli è stato confiscato. E per anni quegli ettari di prato e rifiuti nella piana di Gioia Tauro sono rimasti lì, abbandonati alla desolazione. Oggi sono rinati grazie ai ragazzi della cooperativa Valle del Marro, che vi coltivano olivi, melanzane, pomodori...